
Signore e signori,
distinti rappresentanti,
amici della libertà e dei diritti umani,
oggi, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, non
parliamo soltanto di uguaglianza come principio astratto. Parliamo di donne che, in questo
stesso momento, stanno pagando con la libertà e con la vita la loro determinazione a
cambiare il destino del proprio Paese: le donne dell’Iran.
Sotto la Repubblica Islamica, la discriminazione di genere non è un’anomalia: è un pilastro
del sistema. Le donne sono escluse dalle più alte cariche dello Stato, discriminate nella
legge di famiglia, nell’eredità, nella testimonianza legale. L’obbligo del velo è imposto
attraverso un apparato repressivo che utilizza arresti arbitrari, violenza e intimidazione per
controllare la società.
Eppure, la realtà dell’Iran non è definita solo dall’oppressione. È definita anche dalla
resistenza.
Dopo l’uccisione di Mahsa Amini nel 2022, milioni di iraniani sono scesi in piazza. Le
donne erano in prima linea — non come simboli, ma come organizzatrici, leader e motore
politico della mobilitazione. Il loro grido, “Donna, Resistenza, Libertà”, ha superato i
confini nazionali ed è diventato un messaggio universale.
Anche nelle successive ondate di proteste, le donne e i giovani hanno dimostrato che la
società iraniana è profondamente cambiata. La loro richiesta non è un aggiustamento del
sistema; è una trasformazione democratica. È la fine della dittatura religiosa e
l’instaurazione di uno Stato fondato sulla separazione tra religione e politica, sullo stato di
diritto e sulla piena uguaglianza tra donne e uomini.
In questo contesto, il Consiglio della Resistenza Iraniana ha svolto un ruolo significativo nel
promuovere la leadership femminile all’interno della resistenza organizzata. E al centro di
questa visione vi è Maryam Rajavi, che ha posto l’uguaglianza di genere come principio
fondamentale per il futuro dell’Iran.
Il suo Piano in Dieci Punti per un Iran libero propone un Iran democratico, laico e non
nucleare, fondato sul suffragio universale, sull’abolizione della pena di morte, sulla libertà
di espressione e sulla piena parità giuridica tra uomini e donne. Questo programma non è
soltanto un progetto politico nazionale; è coerente con i valori sanciti dalla Carta delle
Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Per la comunità internazionale, la questione iraniana non è soltanto una questione regionale.
È una questione di credibilità morale. Non possiamo affermare di sostenere i diritti delle
donne nel mondo e rimanere in silenzio quando un regime utilizza la misoginia come
strumento di controllo politico.
Sostenere le donne iraniane significa sostenere la stabilità, la pace e la democrazia nella
regione. Significa riconoscere il diritto del popolo iraniano a determinare il proprio futuro
senza repressione.
Le donne dell’Iran hanno dimostrato un coraggio straordinario. Ora la responsabilità è
nostra: ascoltare la loro voce, amplificarla e tradurre i nostri principi in politiche coerenti.
Perché quando le donne guidano una nazione verso la libertà, non stanno solo reclamando i
propri diritti. Stanno costruendo le fondamenta di una democrazia autentica.
Grazie.
