Ca
ra Presidente Rajavi,
care amiche,
Desidero aprire il mio intervento citando le sue parole, Presidente Rajavi:
“Le donne sono la forza del cambiamento.”
Quelle parole, la prima volta che le ho udite, le ho avvertite come un richiamo alla responsabilità.
In Iran, essere donna equivale a subire una discriminazione radicata nelle istituzioni.
Significa godere di diritti inferiori per legge.
Significa che il proprio corpo, la propria voce, la propria libertà diventano oggetto di controllo statale.
Il regime ha trasformato il dominio sulle donne in uno strumento per consolidare il proprio potere.
Ed è per questo che, quando le donne si sollevano, si incrina l’intero impianto del sistema.
Oggi sono proprio loro a dimostrare che quel potere non è inattaccabile.
Le giovani in piazza, le madri che reclamano giustizia, le donne che hanno rifiutato il velo forzato non hanno agito per sfida gratuita.
Lo hanno fatto per conquistare un Paese normale: uno in cui non si venga arrestati per un pensiero, puniti per una scelta, dove la dignità sia un diritto inalienabile e non una concessione.
Lei ha sempre sostenuto che la leadership femminile sia una necessità strategica.
Oggi ne cogliamo appieno il senso profondo.
Non basta mutare un governo: occorre trasformare l’essenza stessa dell’esercizio del potere.
Un potere basato sul dominio genera oppressione.
Un potere radicato nell’uguaglianza genera democrazia.
Ho avuto il privilegio di visitare Ashraf 3: un’esperienza che mi ha segnato nel profondo.
Lì ho compreso che la resistenza non è astrazione teorica, ma organizzazione concreta, disciplina ferrea, visione lungimirante.
È incarnata in donne e uomini che hanno consacrato l’esistenza alla libertà della loro patria.
Ho incontrato sopravvissuti a prigioni, persecuzioni, esilio.
Non ho visto scoramento, ma chiarezza, competenza, senso del dovere.
Ashraf 3 è la prova tangibile di un’alternativa democratica: fondata sull’uguaglianza di genere, sul rispetto dello Stato di diritto.
Non è solo testimonianza di una lotta, ma architrave di un futuro possibile.
Le donne iraniane non rivendicano privilegi, ma parità.
Non implorano tutele, ma diritti.
Chiedono di plasmare liberamente il proprio destino.
Noi non possiamo girarci dall’altra parte.
Perché negare la libertà alle donne significa negarla all’intera società.
Permettetemi, per concludere, un saluto affettuoso a tutti gli amici e le amiche di Ashraf.
Il vostro coraggio ispira.
Siamo al vostro fianco.
L’Italia è al vostro fianco.
Le donne italiane sono al vostro fianco.
Vincerete.
Vinceremo uniti.
E un pensiero finale, carico di ammirazione, per la Presidente Rajavi.
Lei è la resistenza incarnata, la leader che non si piega, il faro indomabile della lotta per la libertà iraniana.
Nel suo volto risplende la vera forza del cambiamento: vincerà, perché la storia è con lei.
