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Visita a Camp Liberty del Vice Assistente Segretario di Stato USA e di delegazioni di ONU e ACNUR e colloqui con rappresentanti dell’OMPI

Massacro ed esecuzione collettiva ad Ashraf – n. 52

Lunedì 16 settembre l’ambasciatore Burt McGurk, Vice Assistente Segretario di Stato, accompagnato dal Rappresentante Speciale ad interim del Segretario Generale dell’ONU e delegazioni di ONU e ACNUR, ha visitato Camp Liberty, ha incontrato i residenti in sciopero della fame e avuto colloqui con rappresentanti dell’OMPI. Essi hanno anche incontrato i 42 sopravvissuti al massacro del 1° settembre ad Ashraf e i familiari delle vittime e dei 7 ostaggi di Ashraf. Ringraziando l’ambasciatore McGurk per la visita ed evidenziando la responsabilità del governo degli Stati Uniti per la sicurezza dei residenti, i rappresentanti dell’OMPI hanno discusso con lui le proprie osservazioni e richieste, che elenchiamo qui, e gli hanno chiesto di portarle all’attenzione del Segretario di Stato Kerry:

1.      Compiere passi per l’immediato rilascio degli ostaggi e impedire la loro estradizione alla dittatura religiosa al potere in Iran. I rappresentanti dell’OMPI hanno affermato che i 7 ostaggi sono stati rapiti da Ashraf il 1° settembre dalle forze irachene che hanno attaccato il campo e continuano ad essere detenuti in una prigione presso l’aeroporto di Baghdad.

2.      Presenza 24 ore su 24 di una squadra di osservatori dell’UNAMI a Camp Liberty e assunzione della protezione del campo da parte di Caschi Blu dell’ONU; specialmente dopo che il massacro del 1° settembre non lascia alcun dubbio sul fatto che il governo dell’Iraq ha perpetrato violenta repressione e uccisioni di mojahedin e non è affatto qualificato a proteggerli. I residenti hanno decisamente respinto l’ipotesi del governo iracheno di aumentare videocamere e numero di agenti delle forze di sicurezza irachene a Camp Liberty e hanno detto che queste misure avrebbero semplicemente preparato la scena per futuri massacri.

3.      Attuazione delle 7 misure di sicurezza necessarie a Camp Liberty che il governo iracheno ha finora impedito. Queste misure sono la ricollocazione dei 17.500 muri di cemento armato a ‘T’, il trasferimento da Ashraf a Liberty di giubbotti protettivi ed elmetti dei residenti, quello delle loro attrezzature mediche, quello di 150 bunker individuali di 2 metri per 2, la doppia stratificazione dei tetti delle roulotte, il permesso di costruire a Liberty e l’estensione della sua area.

4.      Garantire il diritto di proprietà dei residenti per i loro beni mobili e immobili ad Ashraf e consentirne la vendita sotto la supervisione del senatore Torricelli, loro rappresentante legale. Il governo iracheno non permette nemmeno la vendita delle proprietà secondo i termini della lettera di  Gyorgy Busztin (Rappresentante Speciale ad interim del Segretario Generale dell’ONU in Iraq) del 5 settembre. La lettera affermava che il governo dell’Iraq deve permettere ai residenti di vendere le loro proprietà in qualsiasi momento. Il governo iracheno, contrariamente a precedenti accordi, non permette il trasferimento di 30 camion carichi dei rimanenti beni personali del 5°, 6°, 7°, 8° e 9° convoglio di residenti da Ashraf a Liberty.

5.      Condurre un’indagine indipendente e completa sul massacro, sull’esecuzione collettiva e sulla presa di ostaggi del 1° settembre da parte di una commissione internazionale d’inchiesta in un tempo limitato e portare i responsabili di tali crimini davanti alla giustizia. Questo è necessario per impedire che una simile catastrofe avvenga ancora.

6.      Nell’incontro con il Vice Assistente Segretario di Stato a Liberty, i residenti in sciopero della fame hanno affermato che continueranno tale azione fino al rilascio degli ostaggi e alla messa in sicurezza del campo, e che se questo non avverrà, considerando le intenzioni malevoli del governo iracheno, avrà luogo un sesto massacro. Il rifiuto del governo iracheno di consentire le 7 necessità per la sicurezza, quando i loro costi sarebbero anche pagati dai residenti, ne rivela le intenzioni dolose e mostra che esso ha l’obiettivo di imporre ai residenti un prezzo ancora più alto.

7.      I 42 superstiti residenti di Ashraf sono stati trasferiti a Liberty sulla base delle garanzie fornite nella lettera del 6 settembre della signora Beth Jones, Assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, e nella lettera del signor Gyorgy Busztin del 5 settembre, ma a nessuna di tali garanzie è stato dato seguito dal governo iracheno. Per esempio:

– La signora Jones aveva espressamente affermato: “Noi insistiamo che sia fatto tutto il possibile per trovare coloro che sono dispersi, ma, purtroppo, fino ad ora nessuna seria azione è stata intrapresa a questo riguardo”.

– La signora Jones aveva anche dichiarato: “Prendiamo infine nota dell’accordo del governo dell’Iraq con l’UNAMI per installare grandi muri a ‘T’…, così come per adottare misure addizionali”. Tuttavia, finora solo una piccolissima parte dei 17.500 muri a ‘T’ sono stati trasferiti a Camp Liberty. Le forze irachene non hanno consentito nemmeno che questi pochi fossero collocati nei luoghi indicati. Il 16 settembre, il signor Busztin ha informato i rappresentanti dei residenti che il governo iracheno si è opposto al trasferimento di elmetti e giubbotti protettivi, cioè a misure addizionali.

– La signora Jones aveva esplicitamente dichiarato: “Le Nazioni Unite aiuteranno nel facilitare la salvaguardia delle proprietà ad Ashraf attraverso una società di sicurezza locale di vostra fiducia”. Tuttavia, non ostanti i tentativi da parte dei residenti, il governo iracheno lo ha impedito.

– Contrariamente a queste due lettere, le forze irachene non hanno consentito di redigere un elenco delle proprietà e non hanno nemmeno permesso ai residenti di portare i documenti delle loro proprietà con sé a Camp Liberty. Questo rivela le loro intenzioni di impadronirsi delle proprietà dei residenti.

8.      I residenti hanno chiesto l’attuazione di quanto contenuto nel comunicato numero 7 dell’ACNUR e nelle lettere della signora Jones e del signor Busztin, specialmente riguardo agli ostaggi – punto che è comune in tutti i tre documenti. Il comunicato dell’ACNUR, fra l’altro, enfatizza “la necessità di aumentare la protezione fisica”, quella di “protezioni fondamentali per la sicurezza e il benessere”, “il principio di non-respingimento”, “la libertà di transito” e “il trattamento in accordo con le norme umanitarie fondamentali, inclusa, nel modo più importante, la sicurezza”. Se il governo iracheno non fosse colpevole del crimine, non solo non sarebbe inondato dalla gratitudine e dagli apprezzamenti da parte dei mullah al potere in Iran, ma non impedirebbe l’attuazione delle misure umanitarie essenziali che sono state ripetutamente richieste da ONU, ACNUR e governo USA.

9.  I residenti hanno dato prova della massima cooperazione con l’ACNUR. 2.000 residenti sono stati intervistati dalla Commissione per la definizione dello status di rifugiato. L’OMPI e il CNRI hanno cooperato al massimo per il reinsediamento dei residenti in Paesi terzi e hanno accettato di coprire tutte le spese relative. Nonostante questo, come dichiarato nel comunicato numero 7 (del 13 settembre) dell’Alto Commissariato, dal 2011 ad ora solo 210 residenti sono stati reinsediati all’esterno dell’Iraq. I residenti hanno evidenziato il fatto che attualmente la questione più urgente, dopo il massacro del 1° settembre e dopo tre attacchi con razzi contro Camp Liberty, è la loro sicurezza.

10. La Resistenza Iraniana insiste sull’attuazione delle regolari e frequenti visite a Camp Liberty promesse dal Segretario di Stato USA il 25 dicembre 2011 e le considera uno dei passi necessari per guarantire protezione e sicurezza dei residenti.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

17 settembre 2013

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