mercoledì, Novembre 30, 2022
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Una strana decisione economica dell’Iran

Staff CNRI
CNRI – Questo mese i leader iraniani hanno annunciato che le riserve ufficiali del Paese non saranno più denominate in dollari statunitensi, ma ora saranno quotate in euro. La notizia è sconcertante ed è stata vista come una piccola ripicca del regime iraniano contro gli Stati Uniti.

Le tensioni tra Iran e Stati Uniti si stanno nuovamente scaldando e ci stiamo avvicinando alla scadenza del 12 maggio che il presidente Donald Trump ha imposto riguardo all’accordo nucleare iraniano del 2015.
Cambiare la denominazione della valuta non fa nulla per migliorare l’economia del Paese. Non lo renderà più ricco e non ne risolverà i problemi economici e valutari. E non farà alcuna differenza nemmeno per gli Stati Uniti.
L’inflazione in Iran non si ridurrà miracolosamente. Inoltre, la maggior parte dei Paesi denominano le proprie riserve in dollari anziché in euro, quindi che senso ha cambiare?
L’inflazione in Iran sta creando difficoltà per la gente comune, che ora sta lottando, più che mai, per pagare i servizi di base – elettricità, cibo e così via. La situazione economica è già in uno stato critico con un tasso di disoccupazione molto alto. Quasi un quarto dei giovani, secondo le cifre “ufficiali” del regime iraniano, non hanno un lavoro in Iran. Si pensa che la cifra reale sia molto più alta.
Inoltre, potrebbe esserci un colpo ancora maggiore alla situazione economica se il regime decidesse di vendere petrolio in euro anziché in dollari. Il petrolio, in Iran, è il principale bene esportato. Tutti gli altri Paesi produttori di petrolio trattano in dollari. Avere la propria valuta ancorata al dollaro significa che possono approfittare della moderazione. Simon Constable, un esperto del settore e ricercatore presso il Johns Hopkins Institute per l’Economia applicata, la salute globale e lo studio delle imprese economiche, ha spiegato che il dollaro “modera gli effetti del ciclo dei prezzi alti-bassi del petrolio per l’economia di un Paese esportatore”.
Quindi, i Paesi che usano il dollaro sono in grado di ridurre i rischi economici causati dal ciclo “impennata-crollo” dell’industria petrolifera.
Constable spiega come funziona: “Il valore del dollaro e il prezzo del petrolio (in dollari) sono inversamente correlati ad un alto livello (intorno al -80-90%). Quando il dollaro sale di valore, il costo di un barile di petrolio tende a diminuire. Ciò significa che quando le entrate derivanti dal pompaggio di un barile di petrolio diminuiscono, i dollari guadagnati dalla vendita acquistano di più nel mercato globale di quanto non abbiano fatto in precedenza. Quando il dollaro cade, il prezzo del petrolio tende ad aumentare. E anche se ci sono più dollari guadagnati nella vendita dell’olio quando ciò accade, è anche vero che i biglietti verdi non compreranno tanto quanto in precedenza. In breve, i guadagni di una parte dell’equazione sono in qualche modo compensati dall’altra parte”.
Pertanto l’Iran, con la decisione di puntare all’euro, si espone al rischio di turbolenza economica. Questa crisi è il risultato di una situazione chiamata “stallo dello spodestato” dalla Resistenza iraniana.

 

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