mercoledì, Novembre 30, 2022
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Una rappresentante del CNRI: “Le elezioni-farsa in Iran non erano per le riforme”

Soona Samsami, rappresentante negli Stati Uniti del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha scritto un articolo su The Hill sottolineando il fatto che il presidente del regime iraniano Hassan Rouhani, fondamentalmente non è differente dagli altri alleati del leader supremo del regime Ali Khamenei.
Martedì ha scritto:
“Il regime iraniano ha tenuto due tornate di elezioni l’ultima settimana di Febbraio. Alcuni in Occidente hanno visto queste elezioni come il primo test sul potere del presidente dei mullah Hassan Rouhani dopo la firma dell’accordo sul nucleare dell’anno scorso. Il loro ottimismo è alimentato dall’enorme potenziale economico e umano dell’Iran stesso. Essi ritengono, piuttosto fiduciosi, che l’accordo sul nucleare incoraggerà le riforme all’interno del regime, rafforzando la posizione dei ‘riformisti’ nella sfera di Rouhani”.

Ma non c’è alcuna ragione per pensare che Rouhani sia fondamentalmente differente dagli “integralisti” guidati dal leader supremo Ali Khamenei. E non c’è alcuna ragione di ritenere che queste siano state vere elezioni in Iran. Al contrario, Rouhani è in totale accordo con Khamenei sui maggiori temi di politica interna ed estera, nonostante alcune differenze tattiche.
Khamenei detiene il controllo totale sull’indagine e la valutazione dei candidati alle elezioni. Solo coloro che hanno dimostrato “fedeltà appassionata e pratica” al leader supremo (lo stesso Khamenei) possono partecipare alle elezioni dopo essere stati indagati dai 12 membri del Consiglio dei Guardiani, direttamente o indirettamente nominati da Khamenei.
Per le elezioni di Febbraio solo il 55% dei candidati registrati è stato ammesso a correre per il parlamento. La maggior parte dei candidati alleati di Rafsanjani e Rouhani sono stati respinti. E nell’Assemblea degli Esperti, solo 166 su 800 candidati agli 88 seggi dell’Assemblea degli Esperti, una media di due candidati in corsa per ogni seggio, con solo un candidato per alcune città.
In poche parole, le elezioni in Iran sono una farsa perché il leader supremo in realtà sceglie solo candidati fedeli a lui e ad un regime teocratico che ha perso legittimità sin dalla sua fondazione nel 1979.
Il cuore del regime è l’istituzione di un potere religioso assoluto, che rifiuta la volontà popolare. Il grado di morbidezza o di moderazione di un tale sistema non ha nessun peso significativo sulla principale traiettoria sociopolitica ed economica dell’Iran.
Come ha dimostrato Khamenei alla vigilia delle elezioni, egli ha escluso molti membri delle fazioni rivali attraverso il Consiglio dei Guardiani. Allo stesso tempo Rouhani non ha dimostrato alcuna volontà di resistere al massacro politico di Khamenei, a causa della mancanza di sostegno popolare.
Dato che Khamenei è il pilastro del regime, minacciare la sua autorità significa che l’intero regime è stato ora indebolito, compresa la fazione di Rouhani. E’ importante notare che Rafsanjani e Rouhani non hanno acquistato forza a seguito dell’indebolimento di Khamenei.
Sia Khamenei che Rouhani temono terribilmente le proteste popolari. Khamenei ha supervisionato personalmente l’impietosa purga delle fazioni rivali, ma non è in grado di vincere la crisi che ha attanagliato il regime. Gli avvertimenti quotidiani degli esponenti del regime su “una sedizione più pericolosa di quella del 2009”, un chiaro riferimento alle rivolte popolari del 2009 che hanno scosso le fondamenta del regime, hanno rivelato i timori di Tehran di un altra rivolta popolare.
Ecco perché Khamenei ha emesso degli assurdi decreti religiosi (fatwa) dichiarando che recarsi a votare è un obbligo religioso. Ed ha persino detto “la partecipazione delle donne alle elezioni non richiede il consenso del marito”. Voleva incoraggiare quelli fedeli al regime e le loro famiglie a partecipare alle elezioni.
Nonostante tutte le macchinazioni e le frodi elettorali, nonostante il giorno precedente alle elezioni il ministro degli interni del regime avesse dichiarato “Stimiamo un affluenza del 70%”, poi il regime ha annunciato un tasso di partecipazione del 50% nella capitale Tehran.
Questo risultato è stato ottenuto grazie a massicci brogli elettorali, all’intimidazione di alcune fasce della società e alle minacce fatte agli impiegati dello stato di “gravi conseguenze” se non avessero votato. Gli agenti del regime hanno anche comprato voti e certificati di nascita, votato con il certificato di nascita di persone decedute e votato più volte andando di città in città. Hanno annunciato sulla televisione di stato che le carte d’identità senza fotografia sarebbero state valide per il voto!
Dopo tutto questo gli alleati di Rouhani non sembrano affatto differenti da Khamenei. Ad esempio, la lista dei candidati all’Assemblea degli Esperti appoggiata da Hassan Rouhani ed Akbar Hashemi Rafsanjani comprendeva l’attuale ministro dell’intelligence, i suoi due predecessori ed Ali Razini, vice-capo della magistratura e giudice della Sharia. Tutti sono stati accusati di enormi violazioni dei diritti umani, come l’esecuzione di migliaia di dissidenti.
Il risultato delle elezioni non porterà nessun serio cambiamento alla situazione politica ed economica del popolo iraniano. Tutto il regime nel suo complesso ha perso, perché Khamenei è più debole e Rouhani non è più forte. Il vero vincitore è il popolo iraniano che da lungo tempo ha rifiutato la teocrazia e chiede una repubblica laica, democratica e non nuclearizzata. E’ ora che il mondo si schieri dalla sua parte.
Soona Samsami è la rappresentante negli Stati Uniti del CNRI, il Parlamento iraniano in esilio

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