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Una designazione ingiusta infanga l’opposizione iraniana

Columbia Daily Tribune, Domenica 3 Gennaio 2016

Op-Ed di SHAHIN GOBADI

Schaefer scimmiotta i mullah sul MEK.

L’articolo del 20 Dicembre del Tribune, “Schaefer colpisce il suo rivale Hawley sul caso di un gruppo terroristico”, riporta una serie di bugie e di accuse infondate contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), il principale movimento di opposizione iraniano. I fatti che seguono potranno contribuire a mettere le cose in chiaro.

Nel corso della sua cinquantennale lotta contro la dittatura militare dello Scià e la teocrazia dei mullah, il MEK si è battuto per la democrazia, per la libertà e i diritti umani, promuovendo un Islam tollerante e anti-fondamentalista.

Nonostante l’attuale regime abbia giustiziato 120.000 dei suoi attivisti, i sostenitori del MEK formano un vastissimo social network che abbraccia tre generazioni di iraniani. Questo network ha reso possibile al MEK la scoperta dei piani nucleari segreti dei mullah. Se il MEK non avesse rivelato i siti nucleari segreti nel 2002, oggi il mondo si troverebbe ad affrontare un regime fondamentalista dotato di armi nucleari.

Il ruolo positivo del MEK nelle questioni globali ha contribuito ad aumentare la sua popolarità non solo tra gli iraniani, ma anche tra attivisti e personaggi politici di tutto il mondo. Oltre 100.000 persone sono andate a Parigi a Giugno per prendere parte all’ultimo gran raduno della Resistenza Iraniana.

Di questa partecipazione impressionante hanno fatto parte i membri di oltre 60 parlamenti nazionali, compresi quelli di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Con una rara iniziativa bipartisan, illustri ex-membri del Governo degli Stati Uniti, responsabili della sicurezza nazionale e della politica estera, come Rudy Giuliani, Tom Ridge, Newt Gingrich, John Bolton, il Gen. Hugh Shelton, Joe Lieberman, Howard Dean ed Ed Rendell, hanno espresso il loro appoggio al Piano in 10 Punti del MEK per il futuro dell’Iran.

L’inclusione del MEK nella lista terroristica è stato uno dei più grossi abbagli della politica americana sull’Iran. Il 9 Ottobre 1997, un alto funzionario dell’amministrazione Clinton aveva detto al Los Angeles Times che la designazione del MEK era stata un “gesto di buona volontà” verso Mohammad Khatami, il presidente “moderato” appena eletto. L’Iran si è presa la concessione e ridendosela di gusto. Con i suoi maggiori oppositori in catene made in U.S.A., ha avuto ancor più mano libera per opprimere il popolo iraniano e l’opposizione, infiltrare in Iraq folle di terroristi, uccidere americani e diffondere il vero terrorismo.

Il MEK si è opposto a questa designazione di fronte ai tribunali e alla fine è stato tolto dalla lista dopo 20 anni di sentenze nelle alte corti di Regno Unito, Unione Europea e Stati Uniti le quali, unanimemente, hanno stabilito che non c’era neanche una minima prova che collegasse il MEK al terrorismo.

Dopo aver riesaminato tutti i documenti del caso, il capo della giustizia britannica ha definito questa designazione “perversa”. La rimozione dalla lista americana è avvenuta dopo che la Corte di Appello Federale del Distretto di Columbia ha accolto un ricorso presentato dal MEK. Il primo del genere dal 1803. La corte ha ammonito il Dipartimento di Stato per il suo vergognoso ritardo nel rimuovere il MEK dalla lista terroristica. E’ interessante ricordare il memoriale presentato da un gruppo di illustri personaggi politici a sostegno del ricorso del MEK, tra cui il Procuratore Generale Michael Mukasey. In Francia un giudice ha concluso un’indagine durata 11 anni dichiarando che le azioni del MEK equivalgono ad una legittima resistenza contro la tirannia e non ad atti di terrorismo.

Come candidato alla procura generale del Missouri, Kurt Schaefer dovrebbe fare almeno un minimo di compiti a casa per familiarizzare con gli aspetti legali dei casi che commenta, per fornire fatti al pubblico. Non può mettere le sue opinioni personali al di sopra delle sentenze di 20 alte corti di giustizia. L’invocazione di Schaefer di una designazione illegale e dalle motivazioni politiche è un malcelato atto di convenienza politica che gli si ritorcerà sicuramente contro. In realtà egli sta scimmiottando la propaganda dello stato più attivo nella sponsorizzazione del terrorismo internazionale, i tiranni iraniani col turbante.

Riguardo alle accuse infondate sull’assassinio di alcuni americani avvenuto in Iran 40 anni fa, è sufficiente dire che nel 2013 un libro scritto dall’Ambasciatore Lincoln Bloomfield, ex-assistente del Segretario di Stato, ha chiarito in maniera tangibile che quegli incidenti non avevano nulla a che fare con il MEK, ma che erano stati opera di alcune falangi di un gruppo marxista che aveva ucciso anche alcuni leaders musulmani del MEK e che in seguito si sarebbero nascoste tra gli ayatollah.

L’esercito americano di stanza a Campo Ashraf, in Iraq, la base del MEK per un quarto di secolo, ha conferito molte medaglie a questo gruppo per aver contribuito a salvare la vita dei soldati americani.

Shahin Gobadi, che si trova a Parigi, è il portavoce dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano.

 

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