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Su richiesta di Maryam Rajavi e sulla base delle assicurazione fornite dal Dipartimento di Stato USA, i residenti di Ashraf sono andati a Camp Liberty

Appello della Resistenza Iraniana agli USA e all’ONU per il rilascio dei 7 ostaggi di Ashraf, la presenza dei Caschi Blu a Camp Liberty e requisiti essenziali di sicurezza

Simili appelli dal Parlamento Europeo e da personalità americane e sciopero della fame in cinque località nel mondo

Contro gli autobus che trasportavano i residenti un’esplosione nella città di Khalis

Massacro e esecuzione collettiva ad Ashraf – n. 40

Su richiesta della signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, e sulla base delle assicurazioni del Dipartimento di Stato USA per la sicurezza di Camp Liberty, la sicurezza del trasporto dei residenti di Ashraf e la custodia delle proprietà dei residenti ad Ashraf, dopo sei giorni di intense trattative con autorità dell’ONU e degli Stati Uniti, 42 residenti di Ashraf, compresi coloro che erano stati feriti nel massacro del 1° settembre, hanno accettato di essere trasferiti da Ashraf a Camp Liberty. Il loro convoglio ha raggiunto Camp Liberty nelle prime ore di giovedì 12 settembre.

La signora Beth Jones, Assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, nella sua lettera alla signora Rajavi datata 6 settembre aveva scritto: “… Noi insistiamo sul fatto che gli autori di questo atto barbarico siano condotti davanti alla giustizia e che sia fatto tutto il possibile per trovare coloro che sono dispersi… vi sollecitiamo ad accettare il piano dell’UNAMI secondo il quale i residenti superstiti possono essere trasferiti in sicurezza e senza ritardi sotto la supervisione dell’ONU, e su autobus blindati, il più presto possibile… Se accettate questa impostazione, le Nazioni Unite collaboreranno per facilitare la salvaguardia delle proprietà ad Ashraf attraverso il mantenimento da parte vostra di una società di sicurezza locale di fiducia. L’ambasciata degli Stati Uniti farà tutto quanto in suo potere per sostenere questo tentativo. Prendiamo nota, infine, dell’accordo del governo dell’Iraq con l’UNAMI per installare grandi muri di cemento armato a ‘T’ seguendo un piano di sicurezza predisposto dall’UNAMI, nonché per alcune misure aggiuntive”.

La signora Rajavi ha scritto in risposta: “Vorrei richiamare la Sua attenzione sulla necessità di fornire rapidamente condizioni di sicurezza per il trasferimento dei residenti di Ashraf a Liberty…. non appena i residenti di Ashraf siano trasferiti a Liberty il regime iraniano cercherà di continuare i propri attacchi contro Camp Liberty e i suoi residenti indifesi. Riguardo a questo, le questioni più importanti sono la ricollocazione di 17.500 muri di cemento armato a ‘T’ alti quattro metri e il trasferimento di attrezzature mediche d’urgenza, elmetti e giubbotti protettivi per 3.000 residenti da Ashraf a Liberty… Dopo che saranno stati fatti questi passi, tutti i residenti di Ashraf andranno a Liberty.

Quando gli autobus che trasportavano i residenti hanno raggiunto la città di Khalis, sono stati oggetto di un’esplosione; ma fortunatamente non vi sono state vittime. Secondo l’accordo dei residenti con l’ONU, per la loro protezione nessuna delle parti avrebbe dovuto annunciare il trasferimento fino a quando il convoglio non fosse giunto a Camp Liberty. Tuttavia, il maggior generale Jamil, capo della polizia della provincia di Diyala, che era stato il comandante del massacro del 1° settembre, ha informato i giornalisti affiliati al regime iraniano e persone affiliate alla terroristica ‘Forza Qods’, inclusi Katai’b Hezbollah e Asaib Ahl Haq nel pomeriggio dell’11 settembre e li ha condotti ad Ashraf con scorta di polizia.

I 42 residenti di Ashraf sopravvissuti al massacro e all’esecuzione collettiva del 1° settembre sono andati a Camp Liberty mentre da un lato le minacce contro questo campo si sono intensificate, e dall’altro le promesse e gli impegni da parte di USA e ONU non sono stati mantenuti. Pertanto, al fine di prevenire ulteriori massacri, la Resistenza Iraniana rivolge ancora una volta un appello al governo USA e all’ONU perché siano attuate immediatamente le seguenti misure:

1 – Rilascio dei sette ostaggi prelevati da forze irachene il 1° settembre.

2 – Presenza permanente di Caschi Blu dell’ONU e di una squadra di monitoraggio dell’UNAMI a Camp Liberty.

3 – Dotazione dei requisiti essenziali di sicurezza a Camp Liberty, secondo quanto è stato portato ripetutamente all’attenzione degli USA e dell’ONU, inclusi la ricollocazione di 17.500 muri di cemento armato a ‘T’ alti quattro metri, il trasferimento di attrezzature mediche d’urgenza, elmetti e giubbotti protettivi dei residenti da Ashraf a Liberty, l’installazione di 150 bunker individuali di 2 metri per 2, tettoie doppie per le roulotte, il permesso di costruire nel campo e l’espansione della sua area.

Residenti di Camp Liberty e iraniani a Ginevra, a Londra, a Berlino e ad Ottawa sono in sciopero della fame dal 1° settembre per il raggiungimento di questi obiettivi. Oggi è il 13° giorno del loro sciopero della fame.

In una lettera aperta al Segretario di Stato John Kerry datata 11 settembre, 35 personalità americane (fra le quali 10 generali in congedo, 5 ufficiali in congedo che erano stati responsabili della protezione di Ashraf, ex presidenti della Camera dei Rappresentanti, ex candidati presidenziali, ministri e ambasciatori) hanno chiesto l’immediato stazionamento di Caschi Blu dell’ONU a Camp Liberty.

Intanto, in una conferenza al Parlamento Europeo lo stesso 11 settembre, numerosi leader parlamentari hanno reso noto un appello per l’immediato rilascio degli ostaggi, la presenza dei Caschi Blu e requisiti di sicurezza a Camp Liberty. Due gruppi parlamentari del Parlamento Europeo – European People’s Party (EPP) e Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ADLE) – hanno chiesto con diverse dichiarazioni l’immediato rilascio degli ostaggi da parte del governo dell’Iraq e la presenza di forze internazionali a Camp Liberty.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

12 settembre 2013

 

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