mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Sette eloquenti bugie di Kobler e la necessità che i rappresentanti U.S.A. e dell’UNHCR acompagnino gli agenti di Kobler a Liberty

Il 10 Aprile i residenti di Liberty hanno scritto in una lettera congiunta (recante 3087 firme) al Segretario Generale dell’ONU e all’Alto Commissario per i Rifugiati: “Noi…. chiediamo ufficialmente a lei di proibilre a Martin Kobler di interferire in ogni aspetto dei nostri affari. Vi sono prove evidenti che egli stia collaborando con la dittatura in Iran sul nostro caso e noi non abbiamo alcuna fiducia in lui.” Ieri (13 aprile) Martin Kobler ha prontamente reagito con una lettera di 400 parole a Maryam Rajavi, nella quale ha buttato giù sette bugie per rimediare alla sua credibilità perduta.
1-Kobler scrive: “Grazie mille per la sua risposta al mio messaggio inviatole la scorsa settimana”. E ciò nonostante Maryam Rajavi non abbia avuto nessun incontro o comunicazione con Kobler dal 26 Luglio 2012 e non gli abbia risposto. Neanche  il rappresentante dei residenti ha risposto alle lettere di Kobler dal 15 Novembre 2012 eccetto il 7 Febbraio quanto ha scritto: “La sua e-mail del 6 Febbraio 2013 contiene delle affermazioni infondate e temo che questo sia un modo per esercitare pressione sui residenti di Ashraf e Liberty e privarli della proprietà dei loro beni”.
2-Kobler scrive: “Ho qui di fronte a me gli ultimi dati su dove posizionare i muri a T grandi, quelli piccoli, i bunker, i sacchetti di sabbia, l’equipaggiamento di protezione personale(EPP) e le attrezzature di emergenza della clinica”.
Kobler finge che almeno parte delle esigenze di sicurezza dei residenti siano state soddisfatte. Nel frattempo però, neanche un singolo muro a T di protezione, di 17.500, è stato riportato; per ordine del Ministero dell’Intelligence iraniano e nonostante accordi precedenti non è stato permesso di portare i sacchetti di sabbia; per l’equipaggiamento di protezione personale, come elmetti e giubbotti anti- proiettile e le attrezzature mediche non è stato dato il permesso di essere trasferiti da Ashraf.
3-Kobler scrive: “Vi esorto a partecipare all’incontro con il management del campo martedi. Non si può condannare la situazione della sicurezza da una parte e boicottare gli incontri con il management del campo dall’altra”.
Kobler sa bene che i rappresentanti dei residenti hanno sempre partecipato agli incontri con il management del campo il martedi con il Col. Haghi. Con questa ridicola bugia, egli vuole incolpare i residenti per le questioni della sicurezza ed anche usare il rifiuto dei residenti ad incontrare un  assassino come Sadeq Mohammad Kazem, come arma contro i residenti. Sadeq Mohammad Kazem è sotto inchiesta da parte del tribunale  spagnolo per il suo coinvolgimento nel massacro dei residenti di Ashraf.
4-Kobler scrive: “Dei 173 residenti nel programma di assistenza per il trasferimento in Albania, solo tre hanno partecipato. 170 residenti non si sono presentati (dal 7 all’11 Aprile)”.
Questi numeri sono assolutamente falsi. In nessun modo dal 7 all’11 Aprile le persone sono state chiamate per ricevere assistenza per il viaggio in Albania. Secondo l’accordo tra il rappresentante dei residenti ed il rappresentante dell’UNHCR, coloro che fanno parte della “Lista numero 1 di Pazienti” e quelli che hanno la priorità, sono pronti ad andare in Albania già dal 21 Marzo ed hanno superato le procedure burocratiche dell’UNHCR, ma non c’è nessuna data stabilita per il loro trasferimento in Albania.
Prima Kobler ha detto esplicitamente e per iscritto, con grande clamore, che 210 persone sarebbero andate in Albania ad Aprile, ma a metà Aprile neanche un solo residente è stato trasferito.
Con questa bugia Kobler cerca di nascondere il fatto che lui stesso aveva esplicitamente dichiarato il 6 Aprile alla TV Al-Tagheer che: “… attualmente, la prospettiva di ricollocazione è solo per il 10 per cento dei residenti”. Il 12 Aprile il vice di Kobler ha scritto: “Questo numero (210) potrà aumentare fino a coprire il 10 per cento di quelli che si trovano attualmente a Camp Liberty”.
Così facendo Kobler ammette incidentalmente che il problema urgente della sicurezza rimarrà per oltre il 90% della popolazione di Liberty, che sta affrontando ogni tipo di pericolo e minaccia. Ecco perché la Resistenza Iraniana sottolinea la necessità di trasferire i residenti di Liberty in un luogo più sicuro come precisato nel comunicato del 1° Marzo dell’Alto Commissario per i Rifugiati. Nelle attuali circostanze, un luogo simile è solo Ashraf.
5-Kobler, che sta affrontando l’enorme protesta del popolo iracheno il quale chiede che venga rimpiazzato per la sua collaborazione con Maliki, con la creazione di uno scenario ridicolo, vuole far intendere che la causa dell’opposizione del popolo iracheno nei suoi confronti siano i membri del Parlamento di Bruxelles che hanno difeso i diritti dei residenti di Ashraf e Liberty.
Kobler scrive: “Giovedi scorso ho visitato Mosul ed ho anche incontrato Ghanem al-Abed che mi aveva scritto di avere diverse migliaia di firme di persone che chiedevano la mia sostituzione. Ho potuto  capire che la consegna delle firme a Baghdad avrebbe potuto essere difficile, come mi era stato detto. Tuttavia Ghanem non ha mostrato le firme, ma ha letto invece un comunicato facendo anche riferimento al meeting di Bruxelles”.
E ciò nonostante il portavoce dei manifestanti di Mosul avesse detto alla TV Al-Sharqia l’11 Aprile a proposito del meeting con Martin Kobler: “Il modo in cui parlava dei Mojahedin del Popolo! Aveva dimenticato di trovarsi in Iraq e nella provincia di Ninawa. Noi gli abbiamo parlato di prigionieri (iracheni) innocenti e lui ha detto ‘I Mojahedin del Popolo!’ Noi lo abbiamo accusato di essere un criminale, il principale collaboratore nell’assassinio degli iracheni e di parzialità in favore del governo iracheno, mancando di integrità professionale”.
6-Kobler scrive: “Vorrei ricordarle nuovamente che gli osservatori dell’ONU dovranno avere accesso ai residenti individualmente. Gli osservatori hanno riferito che gli è stato detto che non potranno esserci incontri privati senza l’approvazione del capo-sezione”.
Questa bugia vuole chiaramente preparare la scena alle misure repressive del governo iracheno. Come i residenti e i loro rappresentanti hanno detto decine di volte, se Kobler avesse un minimo di onestà e integrità, direbbe chi, in quale sezione di Liberty e quale osservatore dell’UNAMI  ha detto questo.
7-Kobler, per gestire il ruolo di uno dei suoi agenti speciali che perseguitano i residenti con minacce e guerra psicologica ai pazienti disabili durante le ore di riposo e per fornire notizie false e fuorvianti sui residenti scrive: “Vorrei nuovamente sottolineare che un comportamento aggressivo nei confronti degli osservatori, come sputare nella loro direzione, è inaccettabile”.
I residenti e i loro rappresentanti hanno ripetutamente denunciato questa bugia di Kobler ed hanno spiegato che i residenti non hanno avuto né un comportamento aggressivo verso gli osservatori né li  hanno insultati. La realtà dei fatti è che, basandosi sull’esperienza dell’anno passato e nonostante la buona volontà e la totale collaborazione dei residenti e dei loro rappresentanti e di Mariam Rajavi verso Kobler e l’UNAMI, la vera missione di Kobler non è stata quella di monitorare la situazione dei residenti di Liberty per concedere i loro diritti secondo gli standards umanitari e i diritti umani, ma proteggere gli interessi del regime dei mullah e di quello iracheno, perseguitare e torturare psicologiamente i residenti. L’agente speciale di Kobler  che comunica i messaggi del Ministero dell’Intelligence, come precisato nel comunicato dell’11 Aprile del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, intende provocare e creare disordini a Liberty per fornire una scusa alle misure repressive prese a danno dei residenti.
Ecco perché i rappresentanti e i legali dei residenti l’8, 11, 12 e 13 Aprile hanno fermamente sollecitato i rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e degli Stati Uniti a Liberty, Ginevra e Washington perché, fintantoché la responsabilità di Liberty nell’ambito delle Nazioni Unite è data all’UNHCR, i rappresentanti di Stati Uniti e UNHCR accompagnino gli agenti di Kobler in tutte le visite a Liberty, cosicché non rimanga spazio per la pubblicazione di affermazioni false e contraddittorie.
Con nostro enorme dispiacere, l’Ambasciata U.S.A.  a Baghdad non ha accettato questo invito, girandolo alle Nazioni Unite. Inizialmente il Segretario Clinton aveva affermato nel suo comunicato del 25 Dicembre 2011 che “…. i funzionari dell’Ambasciata U.S.A. di Baghdad visiteranno (Camp Liberty) regolarmente e frequentemente”.
La Resistenza Iraniana ancora una volta sottolinea seriamente la necessità che gli agenti di Kobler vengano accompagnati da rappresentanti dell’Ambasciata U.S.A.  e dell’UNHCR, per poter vedere da sé la realtà dei fatti ed assicurare la veridicità delle affermazioni fatte da Kobler riguardo ai residenti su ogni questione.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
14 Aprile 2013

 

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