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Risoluzione del Parlamento europeo sulle recenti violenze in Iraq e campo Ashraf (2013/2874(RSP))

Il Parlamento europeo, 10 ottobre 2013

–      viste le sue risoluzioni precedenti sull’Iraq, segnatamente quella del 14 marzo 2013 dal titolo “Iraq: il dramma delle minoranze, in particolare dei turkmeni”(1),

–      visti l’accordo di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell’Iraq, dall’altra, e la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull’accordo di partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e l’Iraq(2),

–      visto il documento di strategia comune per l’Iraq (2011-2013) della Commissione,

–      vista la relazione sui diritti umani in Iraq per il periodo gennaio-giugno 2012, presentata congiuntamente dalla Missione di assistenza dell’ONU per l’Iraq (UNAMI) e dall’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani il 19 dicembre 2012,

–      vista la relazione n. 144 sul Medio Oriente del Gruppo internazionale di crisi, del 14 agosto 2013, dal titolo: “Make or Break: Iraq’s Sunnis and the State”,

–      visti i dati dell’ONU sul numero di vittime nel mese di settembre, pubblicati il 1° ottobre 2013,

–      vista la dichiarazione resa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il 29 luglio 2013, che esortava i leader ad allontanare l’Iraq dall’orlo del precipizio,

–      vista la dichiarazione resa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il 1° settembre 2013 sui tragici eventi del campo di Ashraf, costati la vita a 52 persone,

–      vista la dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull’eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o il credo,

–      visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, di cui l’Iraq è firmatario,

–      visti l’articolo 122, paragrafo 5, e l’articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

–       vista la dichiarazione resa il 5 settembre 2013 dal Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, sulle recenti violenze in Iraq,

A.    considerando che l’Iraq continua ad affrontare gravi sfide politiche, socioeconomiche e di sicurezza, e che il panorama politico del paese è estremamente frammentato e segnato dalla violenza e della politica settaria, il che va gravemente a scapito delle legittime aspirazioni del popolo iracheno alla pace, alla prosperità e a un’effettiva transizione verso la democrazia;

B.     considerando che, secondo i dati sul numero delle vittime pubblicati dall’UNAMI, un totale di 979 iracheni sono stati uccisi e altri 2 133 sono stati feriti in atti di terrorismo e violenza nel settembre 2013; che, nello stesso mese, Baghdad è stato il governatorato più colpito, con 1 429 vittime tra i civili (418 morti e 1 011 feriti), seguito da Ninewa, Diyala, Salahuddin e Anbar; che sono state segnalate vittime anche a Kirkuk, Erbil, Babil, Wasit, Dhi-Qar e Basra;

C.    considerando che l’impatto delle violenze sulla popolazione civile rimane eccezionalmente elevato, dal momento che, dall’inizio del 2013, fino a 5 000 civili sono stati uccisi e circa 10 000 sono rimasti feriti, il che rappresenta la cifra più elevata degli ultimi cinque anni;

D.    considerando che gravi problemi sociali ed economici, come la povertà diffusa, la disoccupazione elevata, la stagnazione economica, il degrado ambientale e la mancanza di servizi pubblici di base continuano a interessare una vasta parte della popolazione; che numerose manifestazioni pacifiche per la rivendicazione di maggiori diritti sociali, economici e politici continuano a essere oggetto di sistematica repressione, perpetrata con impunità da parte delle forze di sicurezza;

E.     considerando che la costituzione irachena garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, unitamente ai “diritti amministrativi, politici, culturali e all’istruzione delle varie nazionalità”;

F.     considerando che l’accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq, e in particolare la sua clausola sui diritti umani, evidenzia che il dialogo politico tra l’UE e l’Iraq dovrebbe concentrarsi sui diritti umani e sul rafforzamento delle istituzioni democratiche;

1.     condanna fermamente i recenti atti di terrorismo e l’aumento della violenza settaria, che aumentano il rischio che il paese ricada in conflitti settari e suscitano timori di lotte settarie ancora più estese in tutta la regione; fa presente che sebbene le violenze perpetrate siano di tipo settario, le loro cause sono politiche piuttosto che religiose;

2.     esprime il suo cordoglio alle famiglie e agli amici delle persone decedute e ferite;

3.     condanna i recenti attentati del 3 settembre 2013, in cui almeno 60 persone sono rimaste uccise nei quartieri a maggioranza sciita di Baghdad; del 15 settembre 2013, in cui più di 40 persone hanno perso la vita nelle esplosioni che hanno colpito il paese, prendendo di mira soprattutto le zone sciite; del 21 settembre 2013, in cui almeno 60 persone sono state uccise in un attacco sferrato durante un funerale a Sadr City (Baghdad); del 30 settembre 2013, in cui almeno 54 persone hanno perso la vita a causa dell’esplosione di autobombe nei quartieri a maggioranza sciita di Baghdad; del 5 ottobre 2013, in cui almeno 51 persone sono rimaste uccise e più di 70 sono state ferite a Baghdad, in un attacco compiuto da un attentatore suicida contro i pellegrini sciiti nel quartiere di al-Adhamiya, mentre almeno 12 persone sono morte e altre 25 sono rimaste ferite dopo che, lo stesso giorno, un altro attentatore suicida si è fatto esplodere in un caffè di Balad, a nord di Baghdad; del 6 ottobre 2013, in cui almeno 12 bambini, di età compresa tra 6 e 12 anni, hanno perso la vita e molti altri sono stati feriti a causa di un attentatore suicida che si è fatto esplodere vicino a una scuola elementare nel villaggio turcomanno sciita di Qabak; del 7 ottobre 2013, in cui almeno 22 persone sono rimaste uccise in una nuova ondata di esplosioni a Baghdad, e dell’8 ottobre 2013, in cui almeno 9 persone sono morte a causa di un’autobomba a Baghdad e di attentati alle forze di sicurezza nel nord del paese;

4.     condanna fermamente gli attacchi contro il campo di Ashraf del 1° settembre 2013 da parte delle forze irachene, che hanno portato alla morte di 52 rifugiati iraniani e al sequestro di 7 residenti, comprese 6 donne, che, stando alle dichiarazioni del Vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton, sarebbero trattenuti a Baghdad, e ne chiede il rilascio immediato e incondizionato; manifesta il proprio sostegno nei confronti del lavoro dall’UNAMI nell’adoperarsi per trasferire i circa 3 000 residenti fuori dall’Iraq;

5.     esprime profonda preoccupazione per la nuova ondata di instabilità e invita tutti i leader politici iracheni, di tutte le etnie e convinzioni religiose, a collaborare per porre fine alla violenza e alla diffidenza dei gruppi settari e a riconciliare il popolo iracheno;