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Rapporto settimanale delle Unità di Resistenza: operazioni contro il regime e sfida nelle carceri (16–22 agosto 2026)

A member of the MEK Resistance Units in Mashhad, northeastern Iran, lit up a state-propaganda poster at the gates of a Basij base on August 13, 2026

Un membro delle Unità di Resistenza del MEK a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, ha dato alle fiamme un manifesto di propaganda del regime all’ingresso di una base dei Basij il 13 agosto 2026

Sul fondo di una profonda crisi socioeconomica e in un clima di dura repressione e soffocamento politico, una rete in continua espansione di Unità di Resistenza affiliate all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK) ha condotto una campagna coordinata a livello nazionale dal 16 al 22 agosto 2026. Dalle regioni di confine del sud-est fino alle carceri ad alta sicurezza della capitale, le Unità di Resistenza legate al MEK hanno realizzato operazioni mirate contro le infrastrutture della sicurezza statale, distrutto materiale propagandistico ufficiale e promosso una vasta mobilitazione contro l’impennata delle esecuzioni, mettendo in luce le profonde vulnerabilità strutturali di un regime clericale che fa sempre più affidamento sul terrore di Stato per mantenere il proprio potere.

21 agosto 2026

A Zahedan, capoluogo della provincia del Sistan e Baluchistan, le Unità di Resistenza hanno organizzato manifestazioni pubbliche ad alta visibilità, esprimendo un netto rifiuto sia dell’attuale autocrazia clericale sia dell’ex dittatura monarchica. Attraverso striscioni esposti lungo le principali arterie cittadine, i manifestanti hanno affermato che la regione resta vigile nella sua opposizione sia ai mullah sia ai residui del regime dello Scià, invocando senza ambiguità una repubblica democratica fondata sull’uguaglianza e sulla libertà.
I messaggi hanno preso di mira direttamente il potere esecutivo di Teheran, definendo la presidenza di Masoud Pezeshkian come un semplice esecutore amministrativo agli ordini della Guida Suprema. Gli attivisti hanno inoltre affrontato il grave deficit nazionale di carburante, attualmente stimato tra i 14 e i 15 milioni di litri al giorno, proponendo una soluzione immediata: sottrarre 5 milioni di litri delle quote giornaliere di benzina destinate a ciascuno dei quattro principali apparati repressivi del regime, vale a dire il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), i Basij, il Ministero dell’Intelligence e le Forze dell’Ordine. Secondo gli organizzatori, questa misura eliminerebbe immediatamente il deficit nazionale senza imporre ai cittadini sistemi di doppio prezzo inflazionistico o severe razionalizzazioni.
Le manifestazioni hanno inoltre evidenziato il completamento della 30ª maratona televisiva annuale di Simay Azadi, l’emittente satellitare dell’opposizione. Le dichiarazioni conclusive della giornata hanno avvertito che la tirannia religiosa, così come in precedenza la monarchia, dovrà infine rispondere delle proprie azioni davanti ai tribunali popolari di una nazione insorta.

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18 agosto 2026

In occasione della 134ª settimana consecutiva della campagna “Martedì No alle Esecuzioni”, iniziative contro la pena di morte si sono svolte in numerosi centri urbani, tra cui Teheran, Kashan, Malayer, Kermanshah, Karaj, Isfahan, Eslamshahr, Lahijan, Izeh, Shiraz, Ahvaz, Sabzevar e Khorramabad.
Le Unità di Resistenza hanno affisso volantini, allestito esposizioni fotografiche e dipinto slogan sui muri chiedendo l’immediata abolizione di tutte le condanne a morte.
A Kashan, gli attivisti hanno deposto una corona commemorativa in onore di Mohammad (Nima) Massoum Shahi, membro del MEK giustiziato nell’aprile 2026.
A Shiraz, cartelli e manifesti hanno condannato l’impiccagione del manifestante Shahram Sadeghi, avvenuta il 16 agosto.
Ad Ahvaz, i manifestanti hanno chiesto la sospensione dell’imminente esecuzione della prigioniera politica venticinquenne Arghavan Fallahi, che rischia la pena capitale dopo mesi di isolamento e torture.
A Sabzevar, i cartelli hanno invocato la salvezza di Isa Chari, lavoratore trentasettenne e padre di famiglia condannato a morte per le sue presunte affiliazioni politiche.
Richieste analoghe sono state avanzate a Izeh e Lahijan a favore dei prigionieri politici Amir Hassan Akbari e Manouchehr Fallah.
A Eslamshahr, gli attivisti hanno dipinto sui muri slogan incisivi che denunciavano l’esecuzione dei giovani come una vergogna del regime e affermavano che il silenzio di fronte agli omicidi di Stato equivale a complicità.
Nel frattempo, a Khorramabad, i messaggi esposti sottolineavano che la resistenza interna aveva contribuito a mobilitare 32 Paesi affinché condannassero ufficialmente il bilancio delle esecuzioni in Iran.
Ad Isfahan, gli attivisti hanno dichiarato che la pena di morte, lungi dal generare paura, ha soltanto rafforzato la determinazione della popolazione a perseguire un cambiamento radicale del sistema.

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16 agosto 2026

Aprendo la settimana operativa, le Unità di Resistenza hanno condotto 30 operazioni mirate contro infrastrutture di sicurezza e strumenti di propaganda del regime nelle città di Aligudarz, Isfahan, Kermanshah, Mashhad, Shiraz, Azna, Birjand, Iranshahr, Khorramabad, Nikshahr, Semirom, Shahriyar, Teheran e Zahedan.
Le Unità di Resistenza hanno incendiato centri di comando del Basij legati ai Corpi delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), utilizzati principalmente per il controllo interno e la repressione degli oppositori, nelle città di Isfahan, Kermanshah, Mashhad e Iranshahr. Ad Aligudarz è stato dato alle fiamme un edificio governativo, mentre a Shiraz le squadre operative hanno preso di mira e incendiato la sede locale della Fondazione Khomeini del regime.

In tutti i comuni interessati, tra cui Azna, Birjand, Khorramabad, Nikshahr, Semirom, Shahriyar, Teheran e Zahedan, le cellule della Resistenza hanno sistematicamente bruciato manifesti e striscioni di propaganda raffiguranti il fondatore del regime Ruhollah Khomeini, l’ex Guida Suprema Ali Khamenei e il nuovo leader designato Mojtaba Khamenei.
Parallelamente, i prigionieri politici detenuti nel carcere di Evin a Teheran, nel carcere di Ghezel Hesar e nel carcere centrale di Karaj hanno diffuso lettere aperte di solidarietà. In un messaggio proveniente dal carcere di Evin, i detenuti hanno espresso una chiara opposizione all’insediamento di “Khamenei II”, impegnandosi a trasformare ogni sezione del carcere in una roccaforte della resistenza.
Dal carcere di Ghezel Hesar, i prigionieri politici Loghman Aminpour e Ali Moezzi hanno indirizzato un messaggio diretto ai responsabili delle esecuzioni del regime, affermando che l’aumento delle impiccagioni non farà altro che accrescere la determinazione e lo spirito combattivo della gioventù ribelle iraniana, in quella che hanno definito la fase finale della resa dei conti con il regime autocratico.

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Gli eventi della terza settimana di agosto 2026 mettono in evidenza una profonda fragilità strutturale dietro l’atteggiamento aggressivo del regime iraniano. L’intensificazione del ricorso alla pena di morte e il tentativo di consolidare una successione ereditaria attorno a Mojtaba Khamenei erano stati concepiti per proiettare un’immagine di controllo assoluto e intimidire una popolazione sempre più inquieta. Tuttavia, tali misure sembrano aver prodotto l’effetto opposto.
Secondo questa lettura, il tentativo di governare attraverso la violenza sistematica e una gestione inefficace delle risorse ha portato la leadership clericale a un punto di stallo interno, in cui la repressione non riesce più a scoraggiare il dissenso e contribuisce invece all’espansione di reti organizzate di opposizione clandestina. La capacità operativa dimostrata simultaneamente nelle strade delle città e all’interno di carceri ad alta sicurezza evidenzierebbe le crepe nella percezione di invulnerabilità del regime.

Lungi dal rafforzare la stabilità dello Stato, la strategia basata sul terrore avrebbe rafforzato la determinazione di ampi settori della popolazione, contribuendo alla formazione di un movimento nazionale deciso a porre fine sia alle forme passate sia a quelle attuali di autocrazia e a perseguire l’istituzione di una repubblica democratica.