lunedì, Gennaio 30, 2023
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Manifestazioni, durante le proteste a Teheran e in altre città continuano a ripetere “Morte a Khamenei”, “Mio fratello martire, mi prenderò la tua vendetta”, “Le tue mani macchiate di sangue, vergognati, vergognati”

Martedì 13 dicembre, 89° giorno di rivolta, le forze di sicurezza hanno tentato di impedire le manifestazioni contro l’esecuzione di Majidreza Rahnavard a Mashhad. Hanno chiuso gli ingressi della moschea dove era prevista la commemorazione del martire. Le persone radunate fuori dalla moschea hanno manifestato la loro rabbia al grido di “Vergogna, vergogna” e scandendo “Se non restiamo uniti, saremo uccisi uno per uno”. Nella serata di lunedì, agenti del regime hanno preso d’assalto la casa della nonna di Majidreza, dove si era tenuta una cerimonia commemorativa, e hanno arrestato alcuni dei suoi parenti.

Gli studenti dell’Università Azad di Teheran, dell’Università Sourah di Teheran e dell’Università Al-Zahra di Mashhad hanno manifestato contro l’esecuzione di Mohsen Shekari e Majidreza Rahnavard cantando “Mio fratello martire, mi vendicherò” e “Hanno portato via Majidreza e restituito il suo cadavere”.

Giovani a Salehabad di Saqqez e studentesse a Kamyaran hanno organizzato manifestazioni al grido di “Khamenei è un assassino, il suo governo è morto”. Ad Ahvaz si è tenuta una manifestazione notturna con lo slogan “Tu sei osceno, io sono una donna liberata”. I giovani in rivolta hanno attaccato le basi Basij a Shiraz e Yazd con bombe molotov.

Martedì mattina, i funerali di Abbas Mansouri a Shush Daniyal hanno visto la partecipazione di una grande folla. Abbas, 18 anni, è stato arrestato e torturato il 16 novembre ed è morto in circostanze sospette pochi giorni dopo il suo rilascio. La sua famiglia ha dichiarato che la causa della morte è il suicidio. È il quarto giovane ad essere morto in questo modo dopo il suo rilascio. Nel frattempo, Habibollah Yaqoubi, che è stato colpito e ferito dalle guardie di sicurezza durante il Venerdì di sangue a Zahedan, è morto lunedì 12 dicembre.

Nella serata di martedì, invece, si sono tenute manifestazioni continuate per tutta la notte in diverse zone di Teheran. A Zibashahr, Saadat Abad e all’Università industriale di Sharif, i manifestanti hanno intonato “Morte a Khamenei”, “Morte al dittatore” e “Morte ai governanti assassini di bambini”, mentre nella metropolitana di Teheran i manifestanti hanno intonato “Giuriamo ai nostri compagni caduti, resteremo compatti fino alla fine”. Nei Pars di Teheran, la gente ha tenuto proteste notturne cantando “Le vostre mani sono macchiate di sangue, vergognatevi, vergognatevi”.

Secondo il sitoweb statale Entekhab, martedì 13 dicembre, Mohseni Eje’i, capo della magistratura del regime, ha emesso degli ordini, istruendo i giudici “sulla velocità [nell’esaminare i casi] e nel trattare i casi di individui che sono in un modo o nell’altro collegati a gruppi terroristici, servizi stranieri e movimenti ostili… e ha detto che fare concessioni a coloro che hanno messo a repentaglio l’incolumità dei cittadini e hanno svolto un ruolo attivo nei disordini, è un’ingiustizia nei confronti del popolo; pertanto, non ci dovrebbero essere concessioni a tali detenuti”.

“Il canale Breaking News del regime, il 13 dicembre, ha citato Ali al-Qasi, capo della giustizia della provincia di Teheran, per affermare che: “400 rivoltosi sono stati condannati a pene detentive a Teheran”.

L’agenzia di stampa Fars, affiliata all’IRGC, il 13 dicembre ha citato Esmaeil Khatib, ministro dell’Intelligence del regime, che ha avvertito: “Chiunque abbia avuto un ruolo nei disordini sarà punito ovunque si trovi nel mondo”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI)

14 dicembre 2022

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