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L’ambasciatore Bloomfield parla della vita sotto lo scià e dell’ascesa del MEK nel podcast “The Untold Story”

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Una donna membro delle Unità di Resistenza guidate dal Mojahedin del Popolo  all’interno dell’Iran

In un recente episodio del podcast “The Untold Story”, l’ambasciatore Lincoln Bloomfield Jr., che ha ricoperto varie posizioni di alto livello in cinque governi degli Stati Uniti, ha fornito un’analisi approfondita della turbolenta storia dell’Iran sotto lo scià e delle origini dell’Organizzazione Mujahedin-e-Khalq (MEK/OMPI – Organizzazione dei Mujahedin del Popolo dell’Iran). Il conduttore ha avviato la conversazione chiedendo a Bloomfield di parlare della vita in Iran sotto la dittatura dello scià e la famigerata polizia segreta SAVAK.
L’ambasciatore Bloomfield ha dipinto un quadro vivido dell’epoca, spiegando: “È molto difficile tornare indietro ad allora. In quel periodo, diversi Paesi erano governati da persone fortemente controllate dal potere europeo”. Ha osservato che gli studenti e gli intellettuali in Iran consideravano la loro società avanzata e si risentivano di vivere sotto un regime corrotto e debole.
“Lo scià controllava queste cose e spendeva denaro generosamente”, ha detto, riferendosi alla stravagante celebrazione dei 2.500 anni dell’Impero persiano. Bloomfield ha evidenziato che la disuguaglianza e la repressione portarono a un crescente malcontento tra studenti e intellettuali, alimentando la formazione di gruppi come il MEK.
L’ambasciatore Bloomfield ha discusso anche del ruolo della SAVAK, la polizia segreta dello scià, nota per i suoi metodi brutali. Ha spiegato come il MEK, inizialmente un gruppo di intellettuali idealisti, si ritrovato sotto un fuoco incrociato. “Stavano cercando di guardarsi intorno e chiedersi ‘Dove possiamo trovare degli esplosivi per poter fare una di queste dimostrazioni?’. E hanno parlato con qualcuno che lavorava per il regime. Ed è così che sono stati catturati. E circa 200 di loro furono giustiziati senza avere mai fatto nulla”, ha raccontato.

Discutendo dell’evoluzione ideologica del MEK, l’ex sottosegretario di Stato americano per gli affari politici e militari ha ricordato la posizione di Massoud Rajavi secondo cui la vera legittimità deriva dai principi democratici. “L’Islam è libertà. L’Islam è pienamente coerente con la libertà”, diceva Rajavi, sostenendo un sistema democratico in cui la legittimità si guadagna attraverso le urne. Questa visione è stata ulteriormente aggiornata da Maryam Rajavi, indicando l’importanza dell’uguaglianza di genere e dei diritti delle donne, che sono stati gravemente repressi sotto l’attuale regime.
L’ambasciatore Bloomfield ha anche affrontato la paura dell’attuale regime nei confronti della rivoluzione in corso in Iran, che secondo lui riguarda fondamentalmente la generale repressione delle donne oltre all’obbligo dell’hijab. Ha criticato i cosiddetti ‘moderati’ all’interno del regime, come Hassan Rouhani, per il loro ruolo nell’applicazione delle misure oppressive. “Il primo compito di Hassan Rouhani dopo l’arrivo di [Ruhollah] Khomeini in Iran è stato quello di entrare nel dipartimento dell’esercito e costringere le donne a indossare l’hijab. Quindi non è esattamente la persona giusta per parlare di un Iran più moderato”, ha osservato.
Nelle sue osservazioni conclusive, Bloomfield ha affermato che, sebbene le azioni dell’attuale regime possano variare in termini di portata, la loro natura essenzialmente oppressiva rimane coerente. “Raisi ha giustiziato più persone di Rouhani, ma Rouhani stava giustiziando più persone in rapporto alla popolazione di chiunque altro al mondo”, ha affermato, ricordando le persistenti violazioni dei diritti umani che hanno afflitto il panorama politico iraniano per decenni.