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Dalle rivelazioni sul nucleare del 2002 al raduno “Bruxelles 2025”, l’OMPI resta l’ossessione di Teheran

Large crowds at NCRI rally in Brussels on September 6, 2025

I funzionari e gli organi di propaganda del regime clericale hanno ancora una volta rivelato la loro paura più profonda: il ruolo dell’opposizione iraniana, in particolare dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK), nello svelare segreti, fomentare rivolte e mobilitare sostegno all’estero. Dalla prima rivelazione dei siti nucleari clandestini di Teheran alle proteste nazionali del 2017 e alla manifestazione di questo mese a Bruxelles, lo stesso filo conduttore attraversa la narrativa del regime: che l’OMPI sia il suo avversario più pericoloso.

Ammissioni sulla rivolta del 2017

Il 17 settembre 2025, l’ex ministro delle comunicazioni Mohammad-Javad Azari Jahromi ha ricordato come le proteste scoppiate a Mashhad nel dicembre 2017 si svilupparono rapidamente in una spirale fuori controllo. Ha affermato che la manifestazione iniziale era stata organizzata da gruppi filo-regime, ma che era stata rapidamente superata: “Un’altra corrente intervenne e iniziò a gridare slogan contro la struttura. L’OMPI sfruttò la questione e scoppiarono disordini nelle province”.
Jahromi ha riconosciuto che le forze statali avevano di fatto abbandonato la scena, permettendo agli slogan anti-regime di diffondersi in tutto il Paese. Secondo lui, i simpatizzanti dell’OMPI “hanno riscaldato il clima politico” e “creato disordini in tutte le province”. Il suo resoconto evidenzia ciò che il regime ha a lungo cercato di negare pubblicamente: che l’OMPI abbia incanalato la frustrazione diffusa in una sfida coordinata a livello nazionale.

Le rivelazioni sul nucleare che hanno cambiato tutto

Un’altra ammissione involontaria è arrivata il 10 settembre dall’ex deputato del Majlis Ebrahim Karkhaneh. Ha ricordato al pubblico che lo scontro sulla questione nucleare tra Teheran e le potenze mondiali “è iniziato nell’agosto 2002”, quando l’OMPI ha tenuto una conferenza stampa a Washington per rivelare gli impianti segreti di arricchimento a Natanz e Arak.
Impatto della rivelazione del sito nucleare di Natanz da parte dell’opposizione iraniana, il CNRI
Karkhaneh ha definito la rivelazione ”il punto di partenza della cospirazione contro la Repubblica Islamica”, ma ne ha confermato l’impatto decisivo. “Dopo di ciò, il segretario generale dell’AIEA venne in Iran”, ha affermato, aggiungendo che tra il 2003 e il 2006, “mentre avevamo sospeso ogni attività nucleare, il consiglio dell’AIEA approvò otto risoluzioni contro di noi”.

La dichiarazione, sebbene intesa come denuncia, ha evidenziato una realtà: le rivelazioni dell’OMPI hanno alterato in modo permanente la traiettoria nucleare del regime, rendendo inevitabile il controllo internazionale.

Propaganda e panico davanti a Bruxelles

A settembre, lo stesso schema di paura è riemerso in vista del raduno annuale del CNRI a Bruxelles. Due giorni prima dell’incontro, un organo di stampa della Forza Quds dell’IRGC ha accusato l’OMPI di avere pianificato di inscenare una “auto-esplosione” per incastrare il regime, riecheggiando le volgari campagne di disinformazione degli anni ‘80. L’organo di stampa ha definito tale immaginaria azione un “trucco infantile” progettato per ottenere simpatia e fare pressione sull’Unione Europea.

Nonostante le tattiche intimidatorie del regime, la manifestazione di Bruxelles si è svolta e ha attirato grandi folle di sostenitori della Resistenza iraniana che celebravano il 60 ° anniversario dell’OMPI. La narrazione cospirativa di una “auto-esplosione” inscenata era più intimidatoria che credibile: un tentativo di spaventare i sostenitori del movimento e scoraggiare l’affluenza agitando lo spettro di un attentato. La tattica era particolarmente sinistra se si considera che un alto diplomatico iraniano è stato condannato in Belgio per avere invece davvero orchestrato nel 2018 un attentato sventato contro il raduno “Iran libero” del CNRI a Villepinte, vicino a Parigi.

Un filo continuo di paura

Dalle rivelazioni del 2002 alle proteste del 2017 e alla manifestazione di Bruxelles del 2025, il comportamento del regime rivela una verità costante. I suoi funzionari ammettono apertamente il ruolo dell’OMPI nell’innescare le crisi, mentre i media statali conducono campagne disperate per screditare il gruppo. La fissazione stessa è significativa: ogni volta che si verificano disordini interni e contrasti internazionali, il regime clericale vede l’OMPI come la minaccia centrale.
Ciò che i funzionari statali hanno rivelato – e che i suoi organi di informazione avevano cercato di nascondere – conferma che l’OMPI non è solo un avversario storico. Per un regime afflitto dal collasso economico, dall’isolamento internazionale e da crescenti disordini, questa organizzazione rappresenta la forza in grado di trasformare il malcontento in resistenza organizzata.
I clerici del regime potrebbero definirla “sedizione” o “cospirazione”, ma le loro azioni tradiscono una realtà più profonda: dopo quattro decenni al potere, sono ancora ossessionati dalla stessa opposizione che non sono riusciti a schiacciare.