sabato, Dicembre 10, 2022
HomeNotizieIran NewsPerché gli USA devono cancellare la PMOI dalla black list

Perché gli USA devono cancellare la PMOI dalla black list

Gabriella Liberatore

I Mojahedin del popolo iraniano (PMOI) da trent’anni costituiscono la spina nel fianco del regime dittatoriale dei mullà: è un’opposizione organizzata  e democratica che ha sviluppato una visione laica dell’Islam e che ha elaborato una teoria politica centrata sulla democrazia senza aggettivazione, dove sono riconosciuti i diritti delle persone, l’uguaglianza tra uomini e donne ed è affermata la  separazione tra stato e religione. Per compiacere il regime iraniano ed assecondare le lobby economiche occidentali, gli Stati Uniti d’America nel 1997 hanno inserito la PMOI nella lista dei gruppi terroristici. L’inserimento nella lista nera, oltre ad essere profondamente ingiusto ed ingiustificato – lo hanno dimostrato numerose sentenze delle Corti europee e da ultimo la sentenza della Corte del distretto di Columbia – fornisce un’arma potente alla repressione che la dittatura iraniana attua giorno per giorno.

 In Iran il regime ha ucciso pacifici manifestanti  solo perché  simpatizzanti dei Mojahedin del popolo; in Iraq il regime di al-Maliki, su ordine degli ayatollah iraniani, ha più volte attaccato i membri dei Mojahedin del popolo iraniano di Campo Ashraf, protetti dalla IV Convenzione di Ginevra. Durante l’ultimo attacco, l’8 aprile di quest’anno,  hanno ucciso  36 residenti del campo.  Le forze speciali del primo ministro iracheno non  permettono ai feriti di curarsi e non hanno consentito di seppellire i morti, forti del fatto che la PMOI  è nella lista americana dei gruppi terroristici.
L’Europa per prima ha dovuto prendere atto della legittimità democratica della PMOI, nonostante la politica di accondiscendenza verso il regime e le pressioni  e i ricatti da questo ricevuti per annientare l’opposizione organizzata. Ci sono volute però le sentenze dei tribunali e della Corte di giustizia europea perché la politica nei paesi democratici non negasse il diritto sacrosanto all’esistenza di chi si oppone ad una delle dittature più spietate ancora esistenti e si batte per la libertà e la democrazia nel proprio paese. Ora anche gli Stati Uniti d’America devono rimuovere dalla lista delle organizzazioni terroristiche la PMOI  e non solo perché glielo impone la giustizia americana, che afferma che non esiste motivo reale e concreto, se non un compiacimento politico verso il regime iraniano, perché i Mojahedin con il terrorismo non c’entrano nulla.

 L’America recentemente ha ribadito che l’Iran è il paese più attivo nel sostenere il terrorismo interraziale. Continuare a tenere la PMOI  nella lista nera, oltre ad essere inaccettabile per il diritto e le leggi dei paesi democratici, si traduce in un assurdo politico ed umanitario: si assume il punto di vista degli oppressori e si aiuta un regime profondamente in crisi a barcamenarsi nella repressione; inoltre ostacola  un’organizzazione che con l’azione politica dà voce alle proteste della popolazione ed è in grado di coalizzarle.
Gli USA se non tolgono i Mojahedin del popolo dalla lista danno un alibi ai mullah: all’interno dell’Iran continuano a terrorizzare e annientano con ferocia  i dissidenti,  mostrando tutto il volto totalitario del regime;  in Iraq dettano ordini al governo filoiraniano di al-Maliki di radere al suolo il Campo Ashraf con tutti i 3400 dissidenti iraniani tra cui 1000 donne;  nei paesi occidentali esercitano il ricatto economico del petrolio e dei contratti perché siano messi fuori legge i Mojahedin.

Ma c’è un altro motivo per cui l’America non può più assecondare il ricatto: dialogo ed affari  in cambio dell’annientamento del gruppo di opposizione  più importante e attivo politicamente. Sono le speranze che in più parti del mondo arabo stanno facendo cadere dittature e regimi dispotici. L’America non può inneggiare al vento di rivolta in questi paesi e aiutare il regime iraniano nella repressione della sua principale opposizione organizzata. Non si possono barattare i diritti di una popolare forza di opposizione democratica perché le lobby del regime iraniano in America fanno pressione sull’Amministrazione.  Per l’America non ci sono neanche i vantaggi: il regime di Teheran non cesserà di fomentare il terrorismo internazionale, non desisterà dalla costruzione dell’atomica, continuerà a destabilizzare l’area (Iraq, Afganistan, Libano), non allenterà il suo legame con la Siria, senza parlare del fatto che al suo interno non ci sono spazi per nessun tipo di cambiamento, neanche quello più superficiale. Forse gli USA sperano di poter sostituire in Iran gli attuali governanti con tiranni meno crudeli e più accondiscendenti verso le richieste dell’Occidente?  Forse  temono un’organizzazione autonoma ed indipendente il cui obiettivo è dare il potere democratico  al popolo affinché lo possa esercitare nell’interesse della nazione e di tutti i suoi abitanti senza distinzione di razza, di sesso, di religione, di opinioni politiche, di censo?

L’Occidente, gli Stati Uniti d’America non devono essere conniventi con i sistemi totalitari  e non devono ostacolare i popoli nella lotta contro la dittatura. Sull’Iran devono adottare una politica chiara e ferma che non ceda sui valori del diritto, delle libertà e della democrazia.  Gli Stati Uniti d’America non solo devono immediatamente cancellare il nome dei  Mojahedin del popolo iraniano dalla lista dei gruppi terroristici, perché lo dice la legge americana – lo dicono anche gli esperti statunitensi di antiterrorismo –  ed è giusto correggere l’errore. Devono  riconoscere  e sostenere la lotta del popolo iraniano e del suo  movimento di resistenza organizzata. Nella società iraniana non c’è nessun consenso al sistema totalitario e repressivo del velayat-e faghih ( governo del giureconsulto),  per cui il potere del leader religioso è al di sopra della legge e di tutte le istituzioni, leggi ed istituzioni che da lui dipendono e discendono. 

Lo si è visto chiaramente durante le rivolte dell’estate del 2009, tragicamente represse nel sangue:  era negli slogan gridati, era nei manifesti di Khamenei strappati e calpestati, era nella presa di distanza da chi parlava ancora di repubblica islamica.
Il movimento della  resistenza iraniana guidato da Maryam Rajavi, di cui i Mojahedin sono una delle componenti principali,  ha come discriminante nella lotta al regime proprio  la critica del principio autoritario su cui è fondata la repubblica islamica.  Propone un programma di governo alternativo che rimette il potere nelle mani del popolo sulla base dei principi universalmente ed umanamente riconosciuti dei diritti dell’uomo, delle libertà individuali e sociali, dell’uguaglianza tra uomo e donna e della separazione tra stato e religione.  I principi ed il programma politico del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana parlano lo stesso linguaggio delle donne e degli uomini iraniani che vogliono decidere della propria vita in libertà ed autonomia e non vogliono   tutele né interne, né esterne. Gli iraniani credono nei valori della democrazia, desiderano la libertà e vogliono  la fine del regime.  Bisogna quindi   riconoscere loro questi sacrosanti  diritti.

 

 

 

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,632FollowersFollow
40,487FollowersFollow