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Parigi: Conferenza internazionale nella Giornata delle Donne elogia il ruolo di Maryam Rajavi come guida del movimento per l’uguaglianza

•        Appello alla partecipazione al fronte internazionale delle donne contro il fondamentalismo
•        La conferenza elogia il ruolo di Maryam Rajavi come guida del movimento per l’uguaglianza e rende omaggio alle 1.000 donne di Ashraf


•        Appello a riportare i residenti di Camp Liberty ad Ashraf e perché l’ONU nomini un inviato imparziale per sostituire Martin Kobler, Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per l’Iraq

Maryam Rajavi:
•        Il regime iraniano vuole un altro massacro a Camp Liberty. Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite sono direttamente responsabili riguardo ai residenti
•        Con un’ideologia completamente reazionaria, il regime dei mullah ha cercato di uscire dal vicolo cieco all’interno dell’Iran esportando fondamentalismo e terrorismo in altri Paesi della regione Sabato 9 marzo, in una conferenza internazionale a Parigi per la Giornata Internazionale delle Donne, con la partecipazione di personalità politiche, sociali e culturali insieme con attiviste per i diritti umani e delle donne in particolare, la Resistenza Iraniana ha messo in guardia sul fatto che, sulla base di informazioni affidabili, il regime dei mullah sta pianificando un altro attacco e massacro con missili e mortai contro i residenti di Camp Liberty, con il sostegno di forze sotto il comando del Primo Ministro iracheno Nouri Maliki. L’attacco missilistico contro Camp Liberty il 9 febbraio, che ha causato la morte di 7 persone e il ferimento di oltre 100, è stato condotto su ordine di Khamenei in coordinamento con il governo dell’Iraq.
Hanno preso parte alla conferenza personalità politiche, sociali e culturali, insieme con attiviste per i diritti delle donne da 40 Paesi – dall’Europa e da Egitto, Tunisia, Siria, Arabia Saudita, Yemen, Afghanistan, Giordania, Palestina, Mauritania, Marocco, Algeria, Iraq, Stati Uniti e Canada.
Fra le oratrici e le partecipanti Rita Süssmuth (già Speaker del Bundestag), Michèle Alliot-Marie (già ministro della Difesa, degli Esteri, della Giustizia e degli Interni della Francia), Ingrid Betancourt (già candidata presidenziale in Colombia e a lungo ostaggio delle FARC), Francis Townsend (ex consigliere per la Sicurezza Interna del presidente degli Stati Uniti), Linda Chavez (ex direttrice delle Relazioni Pubbliche della Casa Bianca), Tasha de Vasconcelos (ambasciatrice per le questioni umanitarie dell’Unione Europea), Aude de Thuin (fondatrice del Forum Internazionale delle Donne), Cynthia Fleury (filosofa francese) e delegazioni parlamentari da Italia, Spagna, Belgio, Parlamento Europeo, Danimarca, Egitto, Giordania, Palestina e Polonia.
La signora Maryam Rajavi, presidente-eletta della Resistenza Iraniana, ha detto nel suo discorso: “Più di 3.000 residenti di Ashraf, dopo essere stati obbligati al trasferimento, sono posti ancora una volta di fronte alla minaccia di una catastrofe umanitaria nella prigione Liberty. Le Nazioni Unite, e in particolare il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, nonostante il loro catastrofico irresponsabile atteggiamento rispetto al massacro del 9 febbraio, continuano a stare dalla parte del governo fantoccio dei mullah in Iraq. Intanto non si occupano affatto della questione della sicurezza per i residenti di Camp Liberty e finora non hanno  intrapreso alcuna azione”.

La signora Rajavi ha chiesto ai difensori dei diritti delle donne e dei diritti umani in generale di sollecitare le Nazioni Unite, il governo degli Stati Uniti e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad adempire i propri doveri e stabilire una commissione d’indagine immediatamente, in modo che siano esposti coloro le cui mani sono macchiate di sangue e il Segretario Generale dell’ONU nomini un inviato imparziale, e riportare i residenti – per garantirne la sicurezza –ad Ashraf o trasferirli tutti negli Stati Uniti, da dove il loro trasferimento in altri Paesi sarebbe possibile. Ella ha affermato:
“Oggi, difendere le 1.000 donne d’avanguardia di Ashraf e Liberty è diventato un dovere vitale per tutti i movimenti per l’uguaglianza. Donne fra le quali centinaia hanno passato anni nelle prigioni del regime dei mullah, e che sono tesori inestimabili nel movimento delle donne d’avanguardia per l’uguaglianza”.
Esprimendo gratitudine per il ruolo unico e storico della signora Rajavi come guida del movimento per l’uguaglianza e la creazione di nuovi valori nella lotta contro il fondamentalismo e la misoginia, la conferenza ha elogiato le mille donne di Ashraf che negli ultimi dieci anni hanno condotto un’eccezionale resistenza.
La conferenza ha condannato il criminale attacco del 9 febbraio contro Camp Liberty e ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché i residenti di Camp Liberty siano immediatamente riportati ad Ashraf. Ha inoltre esortato il Segretario Generale dell’ONU a licenziare il suo Rappresentante Speciale Martin Kobler che è stato complice nel massacro del 9 febbraio e a nominare al suo posto un inviato imparziale e competente.
Gli oratori hanno ribadito che il Medio Oriente e l’Africa settentrionale si trovano in un momento molto delicato e che, mentre gli ultimi anni hanno visto sviluppi senza precedenti in questa parte del mondo, la maturazione del fondamentalismo islamico con la sua misoginia ha seriamente minacciato il movimento democratico nella regione. Hanno inoltre enfatizzato che l’esperienza della Resistenza Iraniana, negli ultimi tre decenni, nel confrontare la teocrazia al potere in Iran è un buon esempio di come l’impegno attivo delle donne nella lotta politica e sociale e la loro partecipazione alla leadership politica sia il requisito essenziale nel contrasto al fondamentalismo islamico.
La signora Rajavi ha anche lodato nel suo discorso la resistenza di tante coraggiose donne e ragazze iraniane, specialmente di quelle recluse per motivi politici nelle prigioni del regime misogino del Velayat-e faqih (il sistema della ‘Suprema guida spirituale’), ha salutato le risolute donne che in Siria, in Iraq, in Palestina, in Egitto e in altre parti del mondo lottano per libertà e uguaglianza, e ha chiamato tutte le donne del mondo a svolgere il loro ruolo storico in un vasto e unito fronte contro il fondamentalismo.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran
9 marzo 2013

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