lunedì, Gennaio 30, 2023
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On.Ciccioli: il nucleo di partenza di tutta la vicenda del terrorismo e fondamentalismo islamico è l’Iran di Khomeini

Intervento dell’On. Carlo Ciccioli alla conferenza della resistenza iraniana contro il fondamentalismo islamico a Parigi.

Come prima cosa, come esponente politico del mio paese, voglio portare qui la solidarietà dell’Italia alla vostra assemblea. Soprattutto a questa comunità in esilio, dove tutti dimostrano grande coraggio, un grande spirito di sacrificio, una grande tenacia e uno spirito di resistenza che vi portano avanti da decenni.

Tra l’altro c’è un aspetto: la nostra bandiera nazionale è un tricolore come la vostra bandiera e credo che questo sia un motivo di vicinanza.

Ma la cosa importante che ho visto oggi, che mi ha colpito molto, è la presenza di tanti giovani. Perché qualche volta ci sono degli incontri che possono apparire come incontri di reduci, di esperienze anche molto forti, molto grandi: la rivoluzione di 36 anni fa,  la resistenza, la dittatura dei mullah. Però i giovani iraniani che sono qui rappresentano il segnale che lo sforzo dei mullah di tagliare le radici per impedire che ci sia un collegamento tra le generazioni precedenti e le nuove generazioni, non è riuscito. E questo è un segnale fortissimo, perché c’è da aspettare il giorno in cui ci saranno gli equilibri per cambiare le cose, però tutte le tirannie prima o poi crollano e quindi bisogna favorire il momento che questo accada.

Qui abbiamo davanti 36 anni di iniquità, torture, impiccagioni, persecuzioni, terrorismo anche all’estero. Ricordo qui un vostro rappresentante della Resistenza Iraniana ucciso a Roma, qualche anno fa. Prigioni, pressioni spietate.

Quindi credo che su alcune cose bisogna mettere un punto fermo, e parlo del problema di Camp Liberty perché è una vertenza aperta. Non si può dimenticare, perché là ci sono persone che sono ostaggi. Si pensa alle vicende drammatiche, tragiche degli ultimi tempi, legate allo stato dell’Isis, ma ci sono anche altre persone in ostaggio in Iraq che fanno parte della vostra comunità. E questo non possiamo dimenticarcelo. E qui rivolgo il mio appello agli amici americani perché gli Stati Uniti si erano impegnati a difendere quelle persone e a loro, all’esercito americano, erano state consegnate le armi, affinché attraverso il diritto e non attraverso la forza ci fosse la tutela. O gli Stati Uniti si riassumono il compitodi tutelare quelle persone, oppure gli Stati Uniti rimettono quelle persone in condizione di difendersi. Non solo dallo stato iracheno, che ignora e anzi contribuisce alle persecuzioni, ma anche dalle milizie sciite che continuamente assaltano, compiono atti terroristici e mietono vittime.

La baronessa Ashton non ha fatto un buon lavoro. Ha fatto un pessimo lavoro perché doveva tutelare i diritti, la dignità, la vita delle persone e invece si è resa complice della sopraffazione, dell’ingiustizia, della persecuzione e questo non può essere dimenticato,  perché a volte le cose vengono dette ma non ci sono persone disposte ad ascoltarle. Ma io credo che gli amici americani che sono qui, che le cose le conoscono, che hanno la forza, soprattutto la forza morale e il prestigio, cominciando da Rudolph Giuliani, per iniziare a dire queste cose nelle assemblee che contano, nelle assemblee dove ci sono orecchie per ascoltare, perché non basta nella vita aver ragione, ma bisogna anche trovare chi ti da ragione. E credo che qui la ragione c’è e quindi bisogna trovare chi la ragione te la da.

Oggettivamente il nucleo di partenza di tutta la vicenda del terrorismo e fondamentalismo islamico è l’Iran di Khomeini. Io non so se tutte le responsabilità per le vicende che stanno accadendo in questi giorni e negli ultimi anni nel mondo dipendano dall’Iran, ma è certo che dall’Iran sono partiti i semi che hanno prodotto quelle vicende e su questo non si possono assolutamente chiudere gli occhi. Perché uno stato come quello di Khomeini, che cava gli occhi, che amputa gli arti, che pratica la lapidazione, che sfregia i volti delle donne mal velate, che impicca una donna incinta, è lo stato che poi crea repliche in altri luoghi. Le stesse cose, anche in maniera più atroce come i taglia gole che hanno eseguito le spietate esecuzioni di questi giorni, addirittura l’uccisione di un musulmano in una gabbia, bruciato vivo. Queste sono cose che devono essere dette con forza.

Concludo con una nota da psichiatra, poiché nella vita privata sono un medico psichiatra e quindi colgo quello che accade in mezzo alle persone. Da dove passano i cambiamenti? I cambiamenti passano dalle emozioni. Se ci sono grandi emozioni, quelle emozioni poi producono dei cambiamenti, così nascono le rivoluzioni e così nascono i cambi di regime. Io ho sentito che qui ci sono forti, grandi emozioni e queste possono produrre grandi cambiamenti. Dobbiamo farcela.

Io mi sento di dire, rivolgendomi agli amici americani ,che mentre la politica americana negli ultimi tempi ha prodotto la ripresa economica, ha prodotto in vari campi maggiore giustizia sociale, all’estero negli ultimi anni io purtroppo ho dovuto prendere atto solo di grandi danni. L’appoggio alle primavere arabe ha solo prodotto disastri, se non ci fossero stati i militari in Egitto e non ci fossero stati in altri paesi, come in Tunisia, il libero voto, ci troveremmo in tutto il Nord Africa in una situazione estrema. In Libia quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti. Bisogna  recuperare una visione nei confronti dell’Islam diversa da quella che è il cosiddetto nuovo inizio, citato dal mio collega il senatore Compagna. Quel nuovo inizio erano delle braccia aperte che purtroppo non hanno trovato ascoltatori. Quindi bisogna rivedere almeno in parte quelle dottrine affinché la tenacia, lo spirito di sacrifico, il coraggio, la resistenza che c’è qui dentro possa poi portare a dei risultati politici veri. Grazie.

 

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