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Oltre 600 personalità politiche, parlamentari e giuristi da 47 Paesi di cinque continenti al grande raduno in sostegno della Resistenza Iraniana

Il raduno a Villepinte, presso Parigi, ha dichiarato:

Le elezioni del regime sono una farsa, il nuovo presidenteè illegittimo, la sola opzione è il cambio del regime e il sostegno al movimento di Maryam Rajavi

Maryam Rajavi:

Il nuovo presidente del regime è un veterano della sua macchina di guerra e di repressione.

Un richiamo agli Stati Uniti e all’ONU sulla sicurezza degli oppositori iraniani a Camp Liberty e sulla necessità di riportarli ad Ashraf.

Il grande raduno di iraniani in esilio si è svolto nel pomeriggio del 22 giugno a Villepinte, presso Parigi, con la partecipazione di oltre 600 personalità politiche, parlamentari e giuristi di un ampio spettro di tendenze politiche da 47 Paesi.

Gli oratori durante l’evento hanno notato che le elezioni farsa del regime iraniano non sono state né libere né corrette, ed è stato affermato: “Le elezioni sono state tenute in un’atmosfera di assoluta repressione caratterizzata da arresti di dissidenti, interruzione dell’accesso a Internet, bando della stampa indipendente, e un’intensa presenza di forze repressive. Il nuovo presidente del regime iraniano è qualcuno che non solo non può essere considerato un moderato, ma che ha ricoperto posizioni di primo piano in stretta collaborazione con Khamenei, aumentando le politiche del regime di condurre guerre e reprimere il popolo iraniano per preservare il regime stesso”.

Gli oratori hanno evidenziato che la comunità internazionale e il popolo iraniano aspirano al cambiamento democratico in Iran. L’unica via per liberare il mondo dal male di questo regime, che minaccia la pace e la sicurezza nel mondo, specialmente in Medio Oriente, è il cambio di regime per opera del popolo iraniano e del suo movimento organizzato di resistenza. Essi hanno ringraziato la signora Maryam Rajavi, la presidente-eletta della Resistenza Iraniana, per il suo incessante impegno nel guidare il movimento di resistenza, hanno espresso sostegno per il suo piano in dieci punti per l’instaurazione della democrazia e della libertà in Iran, e hanno chiesto ai loro rispettivi governi di riconoscere il movimento di resistenza guidato dalla signora Rajavi.

Il raduno ha condannato nei termini più energici il terzo attacco missilistico contro i rifugiati inermi nella prigione“Liberty”. Questo attacco mortale con quaranta razzi da 107 millimetri ha ucciso due membri dell’OMPI e ha ferito più di 70 altri residenti. La ‘Guida suprema’ del regime Ali Khamenei ha ordinato l’attacco, che è stato condotto da agenti della terroristica Forza Qods e con il sostegno del Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki. Gli oratori hanno chiesto al governo degli Stati Uniti, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e al Parlamento Europeo di garantire i diritti dei residenti indifesi dei campi Ashraf e Liberty, e in particolare la loro protezione e sicurezza. Essi hanno enfatizzato che il solo modo di prevenire un ripetersi di questa tragedia e di fornire una relativa sicurezza ai residenti è riportarli temporaneamente ad Ashraf, da dove potrebbero gradualmente essere ristabiliti in Paesi terzi.

Evidenziando che il sistematico e costante flusso di menzogne da parte del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU in Iraq, Martin Kobler, contro i residenti ha chiaramente preparato il terreno per il massacro dei rifugiati inermi, il raduno ha espresso sostegno per i residenti di Ashraf e le famiglie delle vittime nel portare Kobler davanti alla giustizia per la sua complicità in crimini contro l’umanità.

Durante il grande evento, che è durato sette ore, decine di personalità illustri sono intervenute a nome delle proprie delegazioni. Sono anche state annunciate dichiarazioni di sostegno da parte delle maggioranze di parlamenti e dichiarazioni da parte di gruppi parlamentari di 40 Paesi in cinque continenti, nonché una dichiarazione di sostegno alla Resistenza Iraniana e ai residenti dei campi Ashraf e Liberty da parte di 12.500 sindaci francesi.

La signora Maryam Rajavi, presidente-eletta della Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), è stata l’oratrice principale. Ella ha descritto le elezioni farsa come una chiara dimostrazione della fase finale del regime prima del suo crollo, dicendo: “Anche se Khamenei ha eliminato dalla lista dei candidati Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, che era stato influente nel condurlo al potere, quando si è trovato a dover assumere una decisione fra consentire la presidenza di Hassan Rowhani da una parte e affrontare una rivolta popolare dall’altra, ha scelto la prima possibilità. Alcune ore prima di annunciare il risultato elettorale, Khamenei ha cercato di coprire la propria sconfitta attaccando Camp Liberty e uccidendo dei sostenitori della libertà, in un tentativo di mettere in guardia quanti nel popolo iraniano erano preparati a una rivolta. Nello stesso tempo, il regime clericale, ricorrendo all’attacco con razzi e alle uccisioni, ha mostrato cosa percepisce come la principale minaccia alla propria continuazione. Il nuovo presidente del regime è un veterano della sua macchina di guerra e di repressione”.

La signora Rajavi ha aggiunto: “Tuttavia, invitiamo il nuovo presidente dei mullah a consentire alle rivendicazioni immediate del popolo iraniano. Noi diciamo: in assenza di libertà di espressione e diritti umani, senza rilasciare i prigionieri politici e riconoscere la libertà dei partiti politici, senza porre fine alle aggressioni del regime in Siria e in Iraq e senza fermare completamente il programma di armi nucleari, niente cambierà in Iran. Quindi, questo è il vostro test; andate avanti e fate questo. Ma la realtà è che la ‘Suprema guida’ del regime è pienamente consapevole del fatto che qualsiasi serio cambiamento in queste politiche innescherebbe il rovesciamento del regime nella sua interezza”.

Maryam Rajavi ha fatto riferimento ai tre attacchi mortali contro i rifugiati indifesi residenti a Camp Liberty, e ha detto: “Il primo attacco missilistico del regime, che ha causato il martirio di otto membri dell’OMPI, ha mostrato chiaramente a tutto il mondo che la prigione ‘Liberty’ è completamente insicura e che privare forzatamente gli ex residenti di Ashraf delle loro case – cosa che è accaduta attraverso l’inganno operato dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU in Iraq – ha portato al loro trasferimento in un campo di morte. Dopo il primo attacco, la naturale aspettativa era che Nazioni Unite e Stati Uniti, che avevano espresso il proprio impegno per la protezione e la sicurezza dei membri dell’OMPI a Camp Liberty, trovassero immediatamente una soluzione; specialmente considerando che il gruppo terroristico creato dal regime iraniano in Iraq aveva promesso nuovi attacchi e che il governo iracheno aveva simultaneamente ed esplicitamente dichiarato che non avrebbe garantito la sicurezza di Camp Liberty. L’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad aveva anche previsto la possibilità di altri attacchi. Quindi, tutti sapevano che un altro attacco era imminente, e ciononostante non è stata adottata alcuna misura efficace”.

Commentando l’ingerenza belligerante del regime clericale in altri Paesi della regione, la signora Rajavi ha aggiunto: “Il regime clericale ha intrapreso una guerra contro il popolo della Siria per prevenire il proprio rovesciamento. Questa sporca guerra si combatte non per salvare Assad, ma per salvare Khamenei a Teheran: perché questo regime deve propagare fondamentalismo e terrorismo dall’Afghanistan all’Iraq, al Bahrain, allo Yemen allo scopo di preservare se stesso.

La signora Rajavi ha aggiunto: “Il potere esercitato per quasi 35 anni dai mullah è risultato in uccisioni, devastazioni, impoverimento, tossicodipendenza, inflazione e disoccupazione. Il rovesciamento di questo regime non accadrà da solo. Esso richiede un movimento di resistenza dotato di un’organizzazione coesa e unita, con membri pronti a sacrificarsi, con sostegno popolare, con indipendenza finanziaria, con la presenza diffusa di donne in tutti i settori e con un’alternativa democratica che abbia obiettivi e piani chiari.

La signora Rajavi ha ripetuto il suo piano in tre punti per l’instaurazione di democrazia e libertà in Iran (allegato), e ha detto: “La nostra posizione non è che i mullah debbano lasciare affinché noi li sostituiamo. Invece, affermiamo che il voto, la scelta e le opinioni del popolo iraniano devono essere sovrani.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

22 giugno 2013

La lista dei partecipanti:

Stati Uniti: Rudy Giuliani, già sindaco di New York City, generale James Jones, ex consigliere per la Sicurezza Nazionae del presidente Obama, Newt Gingrich, ex speaker della Camera dei Rappresentanti e candidate presidenziale per le elezioni del 2012; Ed Rendell, ex governatore della Pennsylvania e presidente del Democratic National Committee; una delegazione del Congresso: Ted Poe (R-TX), presidente della Sottocommissione su Terrorismo, Non‐proliferazione e Commercio, Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti; Sheila Jackson Lee (D-TX), membro delle Commissioni Sicurezza Interna e Giudiziaria della Camera dei Rappresentanti; William Lacy Clay (D-MO), membro della Commissione sui Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti; Bob Filner, sindaco di San Diego, California; governatore Tom Ridge, ex segretario per la Sicurezza Interna; generale Hugh Shelton, ex presidente dello Stato Maggiore Riunito dell’Esercito; Louis Freeh, ex direttore dell’FBI; governatore Bill Richardson, governatore del Nuovo Messico dal 2003 al 2011, ex ambasciatore alle Nazioni Unite e segretario all’Energia nell’Amministrazione Clinton; ambasciatore John Bolton, ex sottosegretario di Stato per il Controllo delle armi e la Sicurezza internazionale e rappresentante permanente alle Nazioni Unite; John Dennis Hastert, ex speaker della Camera dei Rappresentanti; giudice Michael Mukasey, 81mo Attorney General degli Stati Uniti; ambasciatore Mitchell Reiss, ex direttore della Pianificazione politica al Dipartimento di Stato; Robert Torricelli, già membro del Senato degli Stati Uniti; ambasciatore Robert Joseph, ex sottosegretario di Stato per il Controllo delle armi e la Sicurezza internazionale; Patrick Kennedy, ex membro della Camera dei Rappresentanti; Phillip J Crowley, assistente segretario di Stato dal 2009 al 2011, direttore degli Affari pubblici del Consiglio della Sicurezza Nazionale e assistente speciale del presidente per la sicurezza nazionale nel 1997; una delegazione delle forze armate: colonnello Wesley Martin, già primo colonnello comandante presso Ashraf, colonnello Leo McCloskey, comandante JIATF ad Ashraf; colonnello Thomas Cantwell, già in servizio con la Forza Multinazionale in Iraq; colonnello Barry Johnson, già in servizio con la Forza Multinazionale in Iraq; generale George Casey, capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 2007 al 2011 e comandante generale della Forza Multinazionale in Iraq dal 2004 al2007; generale Chuck Wald, ex vicecomandante del Quartier Generale delle forze degli Stati Uniti in Europa; generale James Conway, 34mo comandante del Corpo dei Marines; Frances Townsend, consigliere per la Sicurezza interna del presidente George W. Bush; ambasciatore Marc Ginsberg, ambasciatore in Marocco dal 1994 al 1998 e ex vice consigliere principale del presidente degli Stati Uniti per le politiche del Medio Oriente; Porter Goss, ex direttore della CIA.

Parlamento Europeo: vice-presidente AlejoVidal-Quadras; Struan Stevenson, presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le relazioni con l’Iraq; vice-presidente Oldrich Vlasak.

Francia: Michele Alliot-Marie, ex ministro della Difesa, della Giustizia e degli Interni; Jean-Pierre Béquet, sindaco di Auvers-sur-Oise, capodelegazione dei sindaci francesi e presentatore della Dichiarazione di sostegno dei sindaci; Dominique Lefebvre, membro dell’Assemblea Nazionale, presentatore della delegazione di deputati francesi e della Dichiarazione di sostegno firmata dalla maggioranza dei deputati; Jean-François Legaret, sindaco del primo distretto di Parigi; Nelly Roland Iriberry, sindaco di Villepinte; Aude de Thuin, fondatrice e presidente del Forum delle Donne per l’Economia e la Società.

Italia: Giulio Maria Terzi, ex ministro degli Esteri; delegazione, guidata dal deputato Alessandro Pagano, del Comitato Italiano di Parlamentari e Cittadini per un Iran Libero.

Regno Unito: David Amess, membro del Parlamento, con una delegazione di parlamentari, giuristi, attivisti politici e per i diritti umani.

Germania: Rita Sussmuth, ex presidente del Bundestag; Horst Teltschik, ex presidente della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, membro del Comitato direttivo internazionale del Council on Foreign Relations.

Spagna: José Luis Rodríguez Zapatero, ex Primo Ministro; senatore Jose Maria Chiquillio; Carmen Quintanilla, presidente della Commissione delle Donne del Parlamento spagnolo.

Scandinavia: delegazione guidata dall’ex Primo Ministro dell’Islanda Geir Haarde; Irlanda: James Bannon, membro del Parlamento; Colombia: senatrice Ingrid Betancourt, già candidata presidenziale; Canada: Russ Hiebert, membro del Parlamento; Judy Sgro, membro del Parlamento; Repubblica Ceca: senatore Yroumir Eschtetina; Romania: Romeo Nicoara, membro della Commissione Esteri del Parlamento; Algeria: Sid Ahmed Ghozali, ex Primo Ministro; Palestine: Najat Bubakr, membro del Parlamento; Siria: delegazione del fronte di liberazione, guidata da Methgal al-Betich; Egitto: delegazione guidata da Atef Makhalif; Giordania: delegazione guidata da Mohammed al-Haj; Australia: delegazione guidata da Peter Morfi, presidente dei Sostenitori Australiani della Democrazia in Iran.

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