
Ecco di seguito l’intervento di Maryam Rajavi
Sono lieta di essere di nuovo qui, nella sede della democrazia europea. La presenza di personalità e di rappresentanti eletti, di Europa e Stati Uniti, al nostro fianco oggi, con lo scopo di discutere su una soluzione per la protezione dei residenti di Ashraf, e mettere fine alla dittatura in Iran. La vostra presenza simboleggia la coscienza desta del mondo che afferma chiaramente:
Noi non vogliamo, e non deve verificarsi, un nuovo massacro ad Ashraf.
Si deve mettere fine all’embargo, alla repressione e alla presenza sulla lista nera dell’opposizione iraniana, che è l’ultima e la sola soluzione al problema iraniano.
Ed infine, si deve riconoscere il diritto del popolo iraniano di resistere alla dittatura per la sua propria libertà.
Sono passati sei mesi da quando le forze irachene hanno attaccato Ashraf, sotto l’istigazione del regime iraniano. Durante questo periodo, i mullah, hanno fatto ricorso ad ogni genere di aggressioni e di pressioni contro gli abitanti del campo. Questo riflette la crisi con la quale il regime si confronta. Poiché il regime si sente minacciato dall’interno stesso dell’Iran, dal crescente malcontento popolare e, nella regione, dall’onda rivoluzionaria. Per uscire da questo stallo, i mullah hanno accelerato il ricorso all’arma atomica.
Parallelamente, hanno fatto un ulteriore ricorso al terrorismo. La scorsa settimana, un esteso complotto dei mullah, è stato messo in atto a Washington. Ed infine, essi non perdono alcuna occasione per attaccare Ashraf.
Due settimane fa, il CNRI ha rivelato che su ordine dei mullah di Teheran, il governo iracheno creava degli ostacoli alle organizzazioni internazionali che tentavano di risolvere la crisi di Ashraf. Il governo iracheno, per tanto, intende disturbare il processo dell’HCR per definire lo status dei residenti, cioè vuole subordinare il processo alla propria volontà, e ritardarlo, di modo che alla fine di dicembre l’assenza di progressi sia un pretesto per un nuovo attacco omicida.
Alcune fonti della Resistenza all’interno del regime dei mullah hanno dato informazione di un complotto congiunto del regime iraniano e dei suoi alleati iracheni per attaccare ed occupare altre parti di Ashraf, ciò che costituisce un piano per un altro massacro. In queste circostanze, la protezione dei residenti di Ashraf si pone come una questione della massima urgenza.
A questo proposito, la recente decisione di Catherine Ashton, di nominare un rappresentante personale per Ashraf, assume un valore inestimabile. A nome del popolo iraniano e della sua Resistenza, la ringrazio vivamente. Questa decisione è il risultato di uno sforzo fatto da Alejo Vidal-Quadras, così come da Struan Stevenson e James Higgins.
Il governo iracheno, che agisce su istigazione dei mullah, considera l’inviato speciale come un ostacolo ai suoi piani di distruzione di Ashraf. Cosa per la quale è necessario che il rappresentante speciale acceleri i suoi sforzi per proteggere i residenti del campo. Un suo dispiegamento in Iraq è un passo in questa direzione. È inoltre previsto che il Parlamento Europeo e la Commissione Europea utilizzino i loro mezzi e la loro influenza per aiutare l’inviato nella sua missione di proteggere i residenti del campo di Ashraf. Ogni anno i governi occidentali e in particolar modo l’Unione Europea, versano un enorme aiuto finanziario per la ricostruzione dell’Iraq, apportando anche ogni sorta di aiuto tecnico, di formazione e militare. Questo permette all’Unione Europea, in quanto grande potenza, di giocare un ruolo di primo piano per spingere il governo iracheno a rispettare i suoi obblighi internazionali. Noi chiediamo anche agli Stati Uniti di sostenere la missione dell’inviato speciale dell’UE. Noi chiediamo al Segretario Generale dell’ONU e all’Alto Commissario ai Diritti dell’Uomo di prendere delle misure per l’insediamento nel più breve tempo possibile, dell’ONU, ad Ashraf. La presenza di un gruppo di osservatori dell’ONU ad Ashraf, fino al reinsediamento dei suoi residenti in un altro Paese, costituirà una garanzia per evitare una nuova catastrofe umanitaria. Sfortunatamente, i governi europei, di fronte all’iniziativa di Catherine Ashton, non si sono ancor assunti le loro responsabilità.
Io chiedo loro perché hanno serbato il silenzio sul termine criminale del governo iracheno per chiudere il campo, dal momento che sono già stati commessi due massacri ad Ashraf. I membri dell’UE vogliono forse essere testimoni di un’altra catastrofe della quale erano stati messi in avviso?
Questo ultimatum è destinato a provocare uno scacco del piano del Parlamento Europeo, e a neutralizzare gli sforzi delle Nazioni Unite volte a trovare una soluzione per Ashraf.
I governi occidentali devono prendere delle misure per annullare questo ultimatum, affinché l’HCR possa adempiere alle sue responsabilità di fronte ai residenti di Ashraf.
Io chiedo a Catherine Ashton, al Segretario Generale dell’ONU e all’Alto Commissario ai Diritti dell’Uomo, di protestare contro questo ritardo funesto. Io chiedo inoltre agli Stati Uniti e all’Unione Europea di costringere il governo iracheno a ritirare il suo ultimatum. La sua soppressione non costa niente alle potenze occidentali. Esse possono farlo facilmente e sarebbe il minimo per la protezione dei residenti di Ashraf. Io prevedo che il silenzio occidentale, di fronte a questo termine, rappresenti un disco verde per la prossima carneficina.
Io prevedo che il tempo è contato. Non possiamo permetterci di perderne altro, poiché si tratta di evitare una catastrofe umanitaria.Non dimenticate che il regime dei mullah crea ostacoli alla primavera araba. Se non lo si ferma in tempo, i popoli di questi Paesi perderanno tutte le loro conquiste.
Il solo modo di opporsi ai mullah è nelle mani del popolo iraniano e della sua resistenza. La comunità internazionale deve mettersi al fianco del popolo iraniano apportando il suo sostegno a questo movimento, e non a sbarrargli la strada. È un popolo che merita una democrazia parlamentare e una repubblica fondata sulla separazione della religione e dello Stato; che merita una società fondata sul rispetto dei diritti umani; di sbarazzarsi della pena di morte, e una società dove regna l’uguaglianza tra uomini e donne, dove le donne possano giocare un ruolo equanime nella direzione politica.
