giovedì, Dicembre 8, 2022
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Nessuno ha sopportato una pressione più grande dei residenti di Ashraf e Liberty .. Tom Ridge

il Segretario Tom Ridge
La Televisione Nazionale Iraniana ( TV della Resistenza Iraniana )  ha condotto un’intervista esclusiva con il Segretario Tom Ridge, Primo Segretario per la Sicurezza Interna, sulla prospettiva del futuro dell’Iran dopo la rimozione dell’OMPI dalla lista U.S.A. delle organizzazioni terroristiche. “Lei ha partecipato alla campagna per la rimozione della denominazione terroristica del MEK, cosa ha provato quando ha saputo la notizia della rimozione del MEK dalla lista?”
“Per me è stato il primo passo verso sconfitta di una grande ingiustizia. Ma per gli altri, per il popolo dell’Iran, MEK o non MEK, penso sia stato veramente il primo passo affinché gli altri popoli, in particolare quello degli Stati Uniti, ascoltino la loro voce. Perché nonostante siano scesi in strada in un paio di occasioni, l’America non ha ascoltato molto attentamente. Per questo sono stato lieto di essere al fianco della gente coraggiosa di Liberty e Ashraf, delle centinaia di migliaia di iraniani dell’enorme diaspora in tutto il mondo le cui voci e il sostegno e l’impegno e la passione, mi hanno realmente attirato alla loro causa diversi anni fa. È stato bello per me essere al fianco di queste persone autentiche e vedere che il primo passo che abbiamo fatto verso un Iran libero, verso un cambiamento di regime, lo abbiamo fatto insieme.”

“Durante questa campagna abbiamo assistito ad una campagna di disinformazione e a pressioni politiche nei confronti dei sostenitori del MEK, come mai ha continuato a sostenere il MEK lungo tutto il suo cammino?”

“La ringrazio. C’è stata un po’ di pressione, ma nessuno ha sopportato una pressione più grande del popolo dell’Iran o dei residenti di Ashraf e Liberty. Perciò qualunque pressione possa affrontare qualsiasi americano è alquanto modesta. Probabilmente non dovrebbe essere chiamata pressione. Ma in ogni caso vi siamo grati di averci pensato. Per me si è trattato di un paio di cose. Primo: come Primo Segretario per la Sicurezza Interna più o meno tutti i giorni venivo informato dalla comunità dell’intelligence sulle minacce terroristiche agli Stati Uniti e non riesco a ricordare un singolo giorno o un singolo foglio di carta, alcuni giorni ce n’erano dozzine a alcuni giorni ce n’erano un paio, in cui abbia mai visto una minaccia diretta all’America, ai nostri cittadini o ai nostri interessi, che venisse dal MEK. Perciò ho iniziato a pensare, e poi ho letto ciò che diceva la legge, ‘questa non è un’organizzazione che appartiene a quella lista’. E secondo, molto importante per me come soldato che ha combattuto in Vietnam, i nostri soldati hanno fatto una promessa alla gente di Ashraf  quando loro hanno consegnato i mezzi che avevano per difendersi. Gli Stati Uniti d’America, per mezzo del suo esercito, ha promesso di fornire sicurezza, protezione e difesa a questi uomini e donne ed io credo che l’America abbia la responsabilità morale di mantenere le sue promesse, non importa quanto difficile possa essere. Penso che queste due ragioni siano state l’epicentro del perché ho deciso di abbracciare questa giusta causa.”

“Cosa ne pensa della richiesta dei residenti di Ashraf e Liberty che Liberty venga riconosciuto come campo per rifugiati?”

“Ho fatto delle ricerche in proposito. Prima di tutto voglio ritornare alla promessa fatta dall’America. Noi abbiamo consegnato le lettere, abbiamo detto pubblicamente che voi siete persone protette secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, perciò cominciamo da questo. La definizione di ‘rifugiati’ accettata a livello internazionale tra la comunità legale si applica sicuramente ai residenti. La definizione delle Nazioni Unite si applica ai residenti. Paradossalmente, potete dare un’occhiata alla costituzione irachena dove parla dei rifugiati e, mi sembra, che sia calzante alla condizione e alla relazione che i residenti hanno con il governo iraniano. Perciò, secondo me, parlando non come un esperto legale internazionale, ma come qualcuno che legge le parole e le prende per ciò che penso debbano significare, questa è chiaramente una situazione in cui questi uomini e donne dovrebbero essere riconosciuti come rifugiati. E questo non è un campo temporaneo, dovrebbe essere un campo per rifugiati e su questo obbiettivo le Nazioni Unite hanno fallito. Mi rendo conto che ci sono molte distrazioni in giro per il mondo, ma questa è un’organizzazione internazionale e non c’è alcuna ragione che le Nazioni Unite, insieme agli Stati Uniti, non pressino l’Iraq perché accetti questa designazione e facciano sì che venga data ai residenti più protezione, la necessaria protezione che, secondo la legge, la designazione di campo per rifugiati fornirebbe loro. Abbiamo affibbiato la denominazione di organizzazione terroristica straniera piuttosto velocemente e ci è voluta un’eternità per rimuoverla. Ora abbiamo bisogno di una nuova denominazione, una legittima denominazione ed è quella di campo per rifugiati.”

“Vista le situazione nella regione, le attività nucleari del regime e le massicce violazioni dei diritti umani, come pensa dovrebbe essere la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran?”

“Si è sentita la voce degli Stati Uniti nei due anni passati invocare la rimozione di Mubarak, abbiamo fatto pressione laggiù, abbiamo osservatori laggiù e possiamo riferire ciò che succede. Abbiamo invocato la rimozione di Gheddafi, abbiamo fatto pressione laggiù, abbiamo osservatori laggiù e il mondo può vedere ciò che sta succedendo. Abbiamo invocato la rimozione di Assad e di nuovo, c’è la stampa e gli osservatori che riferiscono al mondo. Io penso che dobbiamo invocare un cambiamento di regime, la rimozione di Ahmadinejad e dei mullah. Paradossalmente lì non c’è stampa, non c’è libertà di parola. Le unica cose che sappiamo di quel che succede in Iran, arrivano attraverso le fonti dell’intelligence o ciò che la loro macchina della propaganda condivide con noi. Perciò io penso che ciò che dobbiamo fare in America sia fare maggiore pressione e francamente io non credo che le sanzioni economiche avranno il grande successo che certa gente spera. Io credo che abbiamo bisogno di dire a noi stessi come nazione: basta con gli accomodamenti politici a breve termine con Ahmadinejad e i mullah, con gli accomodamenti estetici sulle armi nucleari. Non dovremmo fare scambi ed aspettarci una revisione del regime con loro che vogliono rimanere al potere. Questo è un patto con il diavolo. E noi non vogliamo fare patti con il diavolo. Noi vogliamo fare in modo che alla fine ci sia un cambio di regime. Lo status quo, per come stanno le cose, è inaccettabile. L’opzione militare? Forse verrà utilizzata uno di questi giorni, ma non è nel miglior interesse della vasta comunità mondiale. La migliore alternativa è un cambio di regime e la via migliore perché ciò avvenga è dare maggior potere al popolo del paese con lo stesso tipo di potente eloquenza come abbiamo usato con il popolo in Egitto, in Libia e in Siria. Questo regime in carica se ne deve andare. Vogliamo che sia il popolo a decidere.”

“Ha qualche altro pensiero che vuole condividere con noi?”

“Prima di tutto penso al lavoro e alla collaborazione con i miei colleghi negli Stati Uniti. Voglio solo assicurare agli amanti della libertà in Iran, quelli che sono stati assoggettate alla tirannia e alla repressione negli ultimi 20 anni, quelli che sono stati rapiti, torturati e uccisi, le madri e i padri, i figli e le figlie, loro devono sapere che noi siamo impegnati oggi come in passato perché ci sono ancora altre cose da fare. È solo l’inizio. Penso che debbano capire che noi saremo tenaci e appassionati nel percorrere la strada che abbiamo davanti. Ho detto a Maryam Rajavi che voglio essere nel gruppo che verrà invitato da qualunque governo democratico che sarà eletto. Questo è ciò che diciamo sul cambio di regime. Potrebbe essere il MEK, ma lasciamo decidere al popolo. Forse il MEK, forse no, forse una combinazione di forze democratiche di resistenza, lasciamo decidere al popolo. Ma voglio anche essere con Maryam Rajavi quando gli amanti della libertà dell’Iran sceglieranno i loro leaders e inviteranno qualcuno a far loro visita a Tehran. Una grande storia, una grande cultura e voglio vederla e viverla personalmente.

 

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