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Nessun compromesso con l’Iran sui Diritti Umani

Bruxelles – Conferenza al Parlamento Europeo in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani

10 Dicembre 2014

Su invito di “Friends of a Free Iran” al Parlamento Europeo (FOFI), si è tenuta una conferenza in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, il 10 Dicembre, presieduta dal MPE Gérard Deprez e con la partecipazione di decine di membri del Parlamento Europeo di vari gruppi politici. 

Tra gli ospiti internazionali: Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana; Howard Dean, ex-Governatore del Vermont ed ex-Presidente del Comitato Nazionale del Partito Democratico degli Stati Uniti; Alejo Vidal-Quadras, ex-vice Presidente del Parlamento Europeo (1999-2014) e Presidente del Comitato Internazionale “In Search of Justice”; Struan Stevenson, ex-Presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq (2009-2014) e gli ex-parlamentari europei Paulo Casaca e Stephen Hughes.

Tra gli europarlamentari che hanno parlato all’evento: José Bové (Francia), Mairead McGuinness (Irlanda), Eduard Kukan (Slovacchia), Patrizia Toia (Italia), Tunne Kelam (Estonia), Julie Ward (Regno Unito), José Manuel Fernandes (Portogallo) e Anna Zaborska (Slovacchia). Ha partecipato alla conferenza anche Nicole Fontaine, ex-Presidente del Parlamento Europeo.

Gli oratori hanno posto l’accento sul fatto che le esecuzioni di prigionieri politici, donne e minorenni, le aggressioni con l’acido contro le donne e le orribili pene come l’estrazione degli occhi e l’amputazione delle mani, sono proseguite in Iran. Creando un tale clima di spavento e terrore, il regime vuole impedire le proteste e le rivolte sociali.

La situazione dei diritti umani si è aggravata con il presidente “moderato” Hassan Rouhani, il quale è stato personalmente coinvolto nella maggior parte dei crimini commessi dal regime. Rouhani difende la pena di morte come dettame dell’Islam e applicazione della legge. Si è pubblicamente vantato di aver ingannato l’Occidente sulla questione nucleare. Considera il brutale regime di Bashar Assad in Siria, legittimo.

Tuttavia le principali politiche sono sotto il controllo del leader supremo Ali Khamenei. L’esercito, la sicurezza, la magistratura, e il programma nucleare, sono da tutti controllati da lui. La forza terroristica Quds è alla guida delle politiche del regime in Iraq. La Siria e l’intera regione sono strettamente controllate da Khamenei. Negli ultimi 10 anni, oltre centomila iracheni sono stati assassinati o fatti sfollare dalla forza Quds o dalle sue milizie. Negli ultimi quattro anni, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avuto il ruolo principale nel massacro di 250.000 siriani, facendo sfollare la metà dell’intera popolazione di questo paese. Queste atrocità hanno preparato il terreno alla crescita e all’espansione dei criminali dell’ISIS nella regione.

La repressione e l’esecuzione dei dissidenti non è limitata ai confini iraniani. L’Iran, direttamente o attraverso il governo iracheno, ha assassinato 116 residenti di Ashraf e Liberty e altri 22 membri del PMOI sono morti a causa del blocco sanitario. Nelle ultime due settimane le forze irachene, sotto le pressioni di Tehran, hanno nuovamente dato inizio a torture psicologiche piazzando molti potenti altoparlanti fuori da Camp Liberty, trasmettendo lamenti funebri del regime teocratico, in farsi e arabo, in diverse ore del giorno e della notte per provocare gli abitanti. E ciò nonostante tutti i residenti siano Persone Protette secondo la 4a Convenzione di Ginevra e rifugiati politici. L’UNHCR li ha definiti “bisognosi di protezione internazionale”.

Alla conferenza è stato chiesto al primo ministro iracheno Haider al-Abadi, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, al Governo degli Stati Uniti e all’UE di garantire sicurezza e protezione ai residenti di Liberty; di  garantire che la questione di Liberty non venga controllata da individui legati al regime iraniano; di porre fine al disumano assedio posto al campo, in particolare al blocco sanitario; di dichiarare Liberty un campo per rifugiati e di consentire ai residenti di vendere le loro proprietà ad Ashraf per poter pagare le spese del loro trasferimento fuori dall’Iraq.

Il fallimento dei negoziati di Vienna ha dimostrato che l’Iran è determinato a portare avanti il suo programma sulle armi nucleari. Le pressioni internazionali, ed in particolare le sanzioni, hanno costretto l’Iran ad accettare un accordo provvisorio, ma i mullah si sono rifiutati di firmare un accordo finale per guadagnare altro tempo per il completamento del loro progetto nucleare.

La conferenza ha esortato gli stati membri dell’UE, l’ONU e gli Stati Uniti a subordinare il proseguimento delle relazioni politico-commerciali con l’Iran ad un netto miglioramento della situazione dei diritti umani, alla fine delle esecuzioni e della repressione sulle donne.

I parlamentari europei hanno chiesto ai P5+1 di non fare compromessi con l’Iran sui diritti umani per amore dei negoziati sul nucleare.

Friends of a Free Iran

Parlamento Europeo

Bruxelles

 

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