domenica, Febbraio 5, 2023
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Musica dalle rovine: una fiera risposta alla violenza del regime iraniano

CNRI – Circa TV ha parlato di come i musicisti a Camp Liberty, dove risiedono i membri inermi dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK) in Iraq, hanno risposto agli attacchi che hanno ucciso i loro compagni.

Elizabeth Hagedorn di Circa TV, ha detto domenica 14 Agosto che lo scorso Ottobre “una milizia sciita filo-iraniana ha rivendicato un attacco missilistico che ha ucciso più di 20 residenti di Camp Liberty. Tre giorni dopo, un gruppo di musicisti, che si definiscono, “Music Ashraf”, hanno risposto con un video musicale che hanno scritto, eseguito e prodotto”. 

“Nel momento in cui mi sono reso conto di quanto fosse stata orribile quella scarica di missili e di quanti miei amici fossero stati uccisi, ho avuto l’idea di scrivere e di eseguire questa canzone”, ha ricordato Rouzbeh Emadzadeh, il cantante del gruppo.

Campo Ashraf, dove viveva il PMOI (MEK) prima di trasferirsi a Camp Liberty a Baghdad, era stato già attaccato in precedenza, con gravi perdite umane, il 28 e 29 Luglio 2009 e l’8 Aprile 2011. Uscito dal bunker dopo il bombardamento di Ottobre 2015, Rouzbeh è andato nel container dove lavorava per trovarlo pieno di polvere ma con un portatile ancora funzionante, ha riferito Circa.

Insieme ad altri musicisti, che avevano avuto esattamente la stessa reazione, Rouzbeh ha lavorato senza sosta per 23 ore per creare “Day of Reckoning” (Giorno del Giudizio). Avendo deciso di eseguire e di registrare la canzone tra le rovine lasciate dai missili, Rouzbeh ha ricordato che, come i musicisti hanno iniziato a suonare, sono stati applauditi dagli altri che stavano cercando le loro cose tra le rovine.

Rouzbeh ha detto a Circa che la vita a Camp Liberty è difficile, soprattutto perché: “Quelli che dovrebbero proteggerci, le forze di sicurezza irachene, sono straordinariamente decisi ad eliminarci”.

I servizi di sicurezza iracheni vietano l’ingresso al campo del carburante, essenziale per tutta l’energia del campo e quindi per la sopravvivenza con una temperatura di 43°C (110° F), dice il servizio. “Inoltre ci impediscono l’accesso alle cure mediche e portano gli agenti del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano ai cancelli per minacciarci”, ha detto Rouzbeh. “E naturalmente resta sempre la minaccia di un altro attacco missilistico, come nel caso di Luglio 2016, quando altri 50 missili hanno colpito Liberty,” ha proseguito.

I residenti di Camp Liberty sono sopravvissuti “fino ad ora” grazie al sostegno internazionale, “in particolare quello del Congresso”, ha detto Rouzbeh. Il MEK e Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), hanno lavorato duramente a nome loro per creare questo sostegno, ha precisato.

“Le minacce continuano”, ha detto, ma questo è il prezzo che il MEK è disposto a pagare per riportare la libertà in Iran. “Questo regime, come gli altri regimi totalitari che opprimono il loro popolo, è spacciato”, ha dichiarato Rouzbeh. “Io ho fiducia che tutti i sacrifici non sono stati vani”.

 

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