mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Marzieh, cantore dell’Amore

A un anno dalla morte della diva iraniana                 

L’antica cultura di un popolo si riflette senz’altro sulla sua cultura corrente, e ne costruisce l’identità, soprattutto quando si tratta  della cultura persiana che è tra le più importanti. Tolstoj scriveva che l’arte è la suprema manifestazione della potenza dell’uomo; essa è concessa a pochi eletti, e innalza l’eletto a un’altezza dove l’uomo è preso da vertigini. Marzieh, l’interprete della canzone iraniana,  era davvero un’eletta.  Marzieh era  nata a Teheran nel 1929. In quegli anni in un Iran tradizionalista era assai difficile la vita artistica in genere e per una donna era un’impresa. Marzieh credeva nel destino e da questo ha avuto una buona sorte. Il caso volle che la seconda moglie del padre fosse una pianista amante dell’arte. Quando la signora suonava il  pianoforte, Marzieh, bambina di nove anni la spiava in un pomeriggio autunnale. In autunno a Teheran l’atmosfera  è magica, Marzieh sentiva il suono del pianoforte e la voce che sussurrava: “questa carovana della vita passa mirabilmente/  cogli l’istante che trascorre in letizia/ coppiere, che ti crucci  del domani dei rivali/ afferra la coppa, che la notte passa”. Marzieh uscendo di casa cantava quei versi esattamente come li aveva sentiti, e le veniva l’ebbrezza! Anni dopo scoprì che i versi erano del gaudente Khayyam. Marzieh che era figlia di un padre illuminato e di una  madre che suonava il tar – strumento della musica classica persiana – fu cresciuta da una pianista.
 
Quando il padre sentì casualmente la voce della figlia ne percepì il talento. L’incontro tra Marzieh e il maestro Heshmat Daftar-Rad, letterato e musicista, amico di famiglia, che le dà le prime lezioni, era nella natura delle cose. Da lì la Cantante iniziò una carriera leggendaria. Cantò canzoni che erano state tramandate a voce di generazione in generazione e  che per lei furono  trascritte per la prima volta. Marzieh lavorò con tutti i più grandi maestri della musica persiana e cantò più di mille canzoni. Marzieh, amata da tutti i ceti della società, penetrava i cuori di tutti gli iraniani. Marzieh amava particolarmente cantare per le persone più umili, quando le scopriva ascoltare la sua voce si sentiva appagata e felice.
 
Finché prese il potere il regime liberticida dei mullà che, insieme alla sua intrinseca misoginia, obbligò  Marzieh a tacere, e  lei scelse il silenzio. In questo periodo Marzieh cantava nelle campagne e in montagna, cantava ai sassi, alle piante e per gli uccelli che cantavano, loro in libertà. Ma questa situazione non poteva durare, Marzieh l’avrebbe rotta a suo modo. L’insediamento del regime teocratico in Iran fu reso possibile dalla irruenza  e dalla immane violenza che tuttora continua. I nuovi uomini del potere sterminavano ogni forma di dissidenza e ancor più ogni forma di bellezza non consona alla loro visione integralista.
Allora Marzieh lasciò il paese  e “per caso” incontrò la Resistenza iraniana. Marzieh settantenne, vecchia e saggia disse che questo incontro era stato la sua più grande fortuna. La Cantante che s’era esibita di fronte ai capi di Stato del calibro De Gaulle,  Regina Elisabetta, celebrò il primo concerto al Campo Ashraf di fronte ai combattenti dell’Esercito di liberazione nazionale e al loro comandante in capo Massuod Rajavi. Quando Marzieh si recò in Iraq  e visitò Ashraf rimase sorpresa e meravigliata: “ Ho visto migliaia di giovani donne e uomini che lavoravano fino a 15 ore al giorno per la liberazione del loro paese; ho visto le ragazze pure e pulite, come  fiori, che lavoravano accanto agli uomini. Ho trovato ciò che cercavo”.
Marzieh che da vicino vide e visse con i Mojahedin del popolo trovò in loro un amore patriota e la devozione per la libertà. Ma la sua vicinanza si consolidò sempre di più quando i Mojahedin del popolo si trovano sotto una campagna calunniosa, non solo da parte del regime dittatoriale Iraniano, ma da una schiera fatta di lobbisti sensibili ai petrodollari. 

A Marzieh non risparmiarono nulla, il regime iraniano arrestò la sua figlia a Teheran, ma questo fortificò le sue convinzioni. I calunniatori l’accusavano di essersi venduta ai Mojahedin e Marzieh dichiarava che era venuta a servire i Mojahedin del popolo. Quando Massuod Rajavi responsabile del CNRI le comunicò che sarebbe stata  membro onorario del CNRI, protestò e chiese di essere un membro a tutti gli effetti del Consiglio nazionale della resistenza iraniana. Diventò consigliere artistico del presidente eletta del CNRI, Maryam Rajavi, e vuole a tutti i costi stare acconto ai combattenti di libertà al Campo Ashraf. Durante la guerra in Iraq, nel 2003 per farla partire dal Campo Ashraf ci volle l’intervento diretto di Massuod Rajavi.
 
La vita di Marzieh definisce lo spirito del fiero popolo iraniano e ne evidenzia il DNA; non certo la parentesi nera e dolorosa del governo di velayat-e faghih può scalfirlo. Marzieh era cosciente e rappresentava questo spirito, da cui il suo immenso amore verso i combattenti di libertà ad Ashraf, di cui portava un’inguaribile nostalgia.
Ashraf-alsadat Mortezai, Marzieh è morta il 13 ottobre 2010 a Auvers-sur-Oise e riposa a pochi passi da Vincent Van Gogh.

Esmail Mohades        
Roma, 11 ottobre 2011

 

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