mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Maryam Rajavi: Un anno dopo l’accordo sul nucleare iraniano, nessuna delle due fazioni è riuscita a soffocare una società profondamente scontenta

CNRI – Il Gran Raduno per l’Iran Libero si è tenuto il 9 Luglio alla presenza degli iraniani e dei sostenitori della Resistenza Iraniana giunti da tutto il mondo e riunitisi a Parigi. Durante il suo discorso a questa manifestazione Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha detto:

Cari Amici, 

nel salutarvi tutti non riesco a trovare le parole giuste per descrivere la fiducia che avete riposto in me, se non dicendo che ne sono onorata e che la vostra effusione di emozioni mi ricorda la grande responsabilità che avete posto sulle mie spalle.

Ogni giorno e ogni notte la mia mente è occupata dalla speranza e dall’attesa di vedere se un giorno sarò in grado di sopportare questa responsabilità. Una responsabilità che ho avuto da voi, dal popolo iraniano, dalla storia e da Dio onnipotente.

Sono qui per portarvi le parole di quelli che non vengono ascoltati, di quelli che sono la forza decisiva in Iran. Le parole di quelli che sono oppressi, ma la cui risolutezza cambierà il volto dell’Iran. In questa missione, io conto sulla vostra determinazione e convinzione e voglio che sappiate che io conto e ho bisogno di ciascuno di voi.

Cari Amici,

è passato un anno dalla firma dell’accordo sul nucleare tra le potenze mondiali e il regime del  velayat-e faqih in Iran.

Tiriamo le somme di quest’anno. La fazione di Ali Khamenei non è riuscita a trovare una via d’uscita alla crisi che attanaglia tutto il regime. La fazione guidata da Hashemi Rafsanjani e da Hassan Rouhani, che considerava questo accordo un trampolino di lancio, è caduta a capofitto.

I governi e le aziende occidentali, che sognavano una città d’oro in Iran, stanno assistendo invece allo sfacelo del sistema del velayat-e faqih.

Sì, nessuna delle due fazioni è riuscita a sottomettere una società profondamente scontenta. Ma la parte vincente è la Resistenza Iraniana, che ha denunciato il programma del regime per la costruzione della bomba atomica e ha dimostrato la validità della sua soluzione, vale a dire la necessità di rovesciare la dittatura religiosa.

Nel 2011, verso la fine della presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, Khamenei si è reso conto che il regime era in pericolo. Per salvarlo, per dirlo con le sue parole, si è rivolto agli Stati Uniti attraverso “un rispettabile intermediario nella regione” esprimendo la sua disponibilità ad abbandonare il programma nucleare.

A Settembre 2013, quando la notizia dei colloqui sul nucleare è stata resa pubblica, Khamenei ha ordinato il massacro dei residenti di Campo Ashraf, ha fatto accordi sotto banco e ha dato il via ai massacri per salvare Bashar al-Assad.

Lo ha fatto perché voleva nascondere il suo dietrofront dal programma nucleare con una vana dimostrazione di forza. Ciononostante, alla fine si è ritirato, o perlomeno ha temporaneamente abbandonato, il programma sulle armi nucleari. Ma la crisi che attanaglia il regime non può essere contenuta. Al contrario, è stata esacerbata ed ha fatto affondare il regime nella palude della guerra siriana.

Dall’altro lato i Mojahedin del Popolo, da Ashraf a Liberty, dal carcere di Evin a quello di Gohardasht e ovunque, sono rimasti forti e risoluti e sono aumentati in maniera esponenziale.

Contemporaneamente la fazione Rafsanjani-Rouhani ha cercato di spacciarsi per la salvatrice del regime con lo slogan della moderazione. Ha dato per scontato che dopo l’accordo sul nucleare tutte le porte si sarebbero aperte all’istante per il regime, consentendogli di trovare un modo di contenere il movimento di protesta all’interno del paese.

Nell’anno che è seguito all’accordo sul nucleare, molte sanzioni sono state rimosse e le esportazioni di petrolio sono aumentate. Ma i guadagni che ciò ha generato sono stati riversati nell’inferno della guerra siriana. Decine di delegazioni politiche e finanziarie hanno visitato Teheran e qui hanno trovato bancarotta ed un sistema totalmente instabile e corrotto.

L’economia del paese doveva essere risanata, ma è sprofondata nella recessione più di prima. Il sistema bancario è in bancarotta e le aziende chiudono come cadono le foglie d’autunno.

Volevano migliorare le relazioni con il resto del mondo, ma invece hanno aumentato la loro ingerenza nei paesi vicini. Il risultato è stato che almeno sei governi di paesi vicini nella regione, hanno interrotto le loro relazioni con questo regime. Alla fine hanno organizzato delle elezioni-farsa, ricorrendo ad una massiccia propaganda sulla vittoria dei finti moderati. Ma il risultato è stato il proseguimento del dominio del leader supremo su entrambe le assemblee, che Khamenei ha orchestrato e Rafsanjani ha avallato. Sì, questa è la verità sulla farsa della moderazione e delle riforme in Iran.

Oggi i lavoratori iraniani dicono che il governo Rouhani ha imposto le politiche più repressive ai lavoratori. Gli artisti dicono che l’entità delle limitazioni e delle pressioni nei tre anni di presidenza Rouhani, non hanno precedenti dalla rivoluzione.

I nostri compatrioti curdi, arabi e baluci, nonché i seguaci di altre religioni, in particolare i fratelli e le sorelle sunnite, dicono che stanno subendo repressione e discriminazioni come mai prima. Si potrebbero citare gli arresti e le esecuzioni ad Ahwaz, il bombardamento dei villaggi curdi nel Kurdistan iraniano e la ripresa della produzione e dei tests sui missili balistici. Il numero delle esecuzioni che avvengono ogni anno è due-tre volte maggiore rispetto a quello del predecessore di Rouhani.

In altre parole, né l’inganno della moderazione, né il trambusto creato attorno al JCPOA è riuscito ad aprire nessuna porta al regime. Il fatto è che, nonostante la comunità internazionale abbia fornito al regime le migliori opportunità, questo è rimasto sempre debole ed incapace di risolvere la crisi che lo attanaglia. A causa del malcontento sociale, il regime è continuamente preso in una instabilità strutturale. Inoltre, si è ritrovato faccia a faccia con una forza alternativa vigile e capace. È consapevole che proprio questa alternativa è in grado di provocare la crisi e dirigerla verso il rovesciamento di tutto il regime.

Dove possiamo riscontrare questo fatto? Più chiaramente che altrove, nello stesso comportamento del regime. Il 29 Ottobre dello scorso anno, otto giorni dopo che Khamenei aveva scritto una lettera al suo presidente per approvare il ritiro dal programma nucleare, ha ordinato il più grosso attacco missilistico mai visto contro Camp Liberty in Iraq, dove risiedono i dissidenti iraniani. Questo crimine ha provocato la morte di 24 membri dei Mojahedin. Ma come in altre occasioni, si è visto che Khamenei si è ritirato dal programma per la costruzione della bomba atomica nel momento in cui ha temuto il PMOI quale alternativa al regime.

E giusto pochi giorni fa Khamenei, prima ha accettato il fallimento del suo piano per ostacolare il trasferimento dei membri del PMOI e la loro estradizione e poi si è  lamentato: “Perché non devono consegnare queste persone alla Repubblica Islamica affinché subiscano la giustizia divina”. Da due settimane i complici iracheni del regime stanno impedendo al carburante, alle medicine e al cibo di arrivare a Camp Liberty. E cinque giorni prima della vostra grande conferenza qui a Parigi, ha ordinato l’attacco missilistico contro Camp Liberty. Questa è stata la reazione all’interesse degli iraniani per questa conferenza. È stata anche la reazione al coraggioso ed encomiabile sostegno espresso dai prigionieri politici di tutto il paese a questa manifestazione. Sì, ecco di nuovo il momento della paura del leader supremo.

Ma la nostra risposta al leader supremo del regime teocratico è che sì, il verdetto divino arriverà certamente e questo verdetto sarà il rovesciamento del regime del velayat-e faqih. Ci puoi contare!

Stimati ospiti,

da ciò che è accaduto lo scorso anno, possiamo accertare tre fatti fondamentali:

Primo, che tutte e due le fazioni non sono riuscite a trovare un modo per preservare il regime. Ma c’è di più. Perché il popolo iraniano dovrebbe cadere dalla padella nella brace? No? Il popolo iraniano rifiuta sia i turbanti neri che quelli bianchi. Il regime del velayat-e faqih deve essere rovesciato in tutto il suo complesso.

Il secondo fatto è che, a causa del desiderio di libertà che cova nel popolo iraniano e della sua disponibilità a combattere per questo, il rovesciamento della dittatura religiosa è possibile e a portata di mano.

Il terzo fatto è che una vera soluzione è al di fuori, vale a dire che non ne esiste nessuna all’interno della dittatura religiosa. Il risultato è che la soluzione offerta dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, cioè il rovesciamento della teocrazia al potere, è la più praticabile.

Questa soluzione è sorretta dall’esistenza di un’alternativa democratica. È una soluzione basata sul fermento e sulla volontà della società iraniana. Le sofferenze sopportate dai prigionieri politici che praticano lunghissimi scioperi della fame, rappresentano questa resistenza.

I lavoratori del nostro paese vengono frustati e gli insegnanti vengono condannati a lunghe pene carcerarie, ma rifiutano di arrendersi e continuano a combattere. I ragazzi e le ragazze dalla nostra nazione vengono arrestati e umiliati ogni giorno, ma continuano a sfidare le imposizioni dei mullah. Le madri vengono arrestate e sopportano una moltitudine di pressioni, ma continuano a chiedere giustizia. I combattenti per la libertà a Camp Liberty vengono bombardati e devono affrontare una guerra di logoramento a causa delle vessazioni di un assedio disumano, ma rifiutano di arrendersi, simboleggiando la resistenza contro questo regime al potere. Questo dimostra il valore infinito del nostro movimento. La nostra nazione si è ribellata per conquistare la libertà, anche se ciò significa strapparla dalla bocca del drago.

Perciò oggi la domanda non è se la teocrazia al potere verrà rovesciata. La domanda è come possiamo raggiungere più velocemente questo obbiettivo. Possiamo farlo creando 1000 Ashraf, cioè 1000 bastioni per la ribellione e la resistenza contro la teocrazia al potere.

Per conquistare una repubblica giusta e libera, non dobbiamo aspettarci nessun miracolo. Né  dobbiamo aspettarci nessuna coincidenza o situazioni fortunate in nostro favore. Il nostro intero patrimonio è la nazione iraniana e l’avanguardia dei suoi figli. E questo è davvero il potere più grande del mondo. Perciò noi dobbiamo aspettarci di conquistare tutto con le nostre mani e grazie alla nostra determinazione. Ecco perché dobbiamo creare 1000 Ashraf.

Il significato di creare 1000 Ashraf parla davvero di un tentativo di portare alla luce un potenziale represso. Vuol dire riunire tutti gli individui che attualmente sono dispersi e sconnessi e vuol dire incoraggiare le persone a fare entrare una vera speranza nel loro cuore e nelle loro menti, in modo che la bestia venga abbattuta. Sì, noi possiamo e noi dobbiamo.

1000 Ashraf significa che noi provocheremo la caduta del regime mediante il potere della determinazione del nostro popolo e del suo movimento di resistenza organizzato. Perciò lasciatemi prendere in prestito una poesia di Bertolt Brecht: “Resisti, persona in esilio! Resisti, persona in prigione! Resisti moglie che siedi nella tua casa! Resisti persona scacciata! Resisti, tu che tremi al freddo! Ti devi preparare a prendere il comando ora”.

Il mantra di 1000 Ashraf offre sia un progetto di libertà, che la forza motrice di una ribellione generale. È un martello pesante che si abbatterà sulla teocrazia al potere.

Miei cari compatrioti,

siamo pieni di speranza perché abbiamo una storia che ci ha fornito la spina dorsale per conquistare la libertà. Perché la nostra nazione ha in sé le capacità per un grande cambiamento e perché abbiamo un movimento organizzato che ha costruito un ponte verso il futuro attraverso il suo sacrificio e la sua resistenza.

Ma c’è qualcuno che può trasformare queste speranze in realtà, un’avanguardia che è sorta dal dolore e dalla sofferenza del popolo iraniano, che ha issato la bandiera della resistenza contro due dittature, la luce splendente che brilla nei luoghi oscuri di questa lotta, il legame essenziale per tutte queste speranze e la fonte di ottimismo e speranza per il popolo iraniano: Massoud Rajavi.

Centinaia di anni fa Arash, l’eroico arciere della mitologia iraniana, creò i confini della nazione iraniana. E ora lui, Massoud, è l’arciere simbolico che punta questo storico arco verso la libertà. Sì, lui è la fonte di ispirazione e di speranza per la nostra nazione.

Lasciatemi aggiungere poche parole sulle politiche perseguite dalla comunità internazionale nei confronti del regime iraniano.

Come sapete, i partners internazionali hanno dato per scontato che l’accordo sul nucleare avrebbe portato tranquillità nella regione. Ma invece ha fatto piovere barili-bomba e 70.000 guardie rivoluzionarie sul popolo della Siria. Ha portato alla pulizia etnica dei sunniti per mano della forza terroristica Quds in Iraq. Ed ha portato alla diffusione dell’estremismo in nome dell’Islam nell’intera regione.

La Resistenza Iraniana è al fianco della nazione sorella della Siria e dei suoi coraggiosi combattenti. È onorata di essere la voce della solidarietà tra le due nazioni.

Dall’altro lato i mullah e il Daesh stanno recitando lo stesso copione. Entrambi sposano una ideologia reazionaria simile, che è diametralmente opposta ai puri insegnamenti dell’Islam. Hanno un modus operandi simili in fatto di barbarie e brutalità. Hanno bisogno di poter contare l’uno sull’altro per sopravvivere. Per questo motivo, fino a che l’occupazione del regime in Siria, Iraq e Yemen continuerà, non potremo combattere il Daesh efficacemente.

Purtroppo l’idea di un coordinamento concreto con i terroristi della forza Quds viene giustificata con la scusa di combattere il Daesh. Vi avverto: il silenzio nei riguardi di un tale approccio o di qualunque collaborazione con i mullah, consente loro di commettere un genocidio e di violare la sovranità nazionale dei paesi della regione.

Lasciatemi ricordare a tutti che, sin dai giorni del grande Dr. Mossadeq, la politica americana sull’Iran, e di conseguenza sul Medio Oriente, è passata da un errore all’altro. Dall’idea di agevolare i finti moderati a quella di mettere nella lista nera il PMOI, bloccando così il cammino verso il cambiamento in Iran, al rimanere in silenzio di fronte alle proteste del 2009, agevolando così la dittatura religiosa. Questa politica ha provocato una calamità alle nostre nazioni e la crisi in America.

Come può essere corretta questa politica? Noi offriamo una soluzione che è l’unica opzione efficace e la soluzione più indispensabile e concreta: il diritto del popolo iraniano a rovesciare la dittatura religiosa per ottenere libertà e democrazia, deve essere riconosciuto.

Questa soluzione non va semplicemente a beneficio del popolo iraniano, ma rappresenta una svolta per la regione e per il mondo. Molti rappresentanti eletti dal popolo in tutto il mondo, come le illustri personalità americane, europee, australiane, canadesi, asiatiche e mediorientali, che sostengono la libertà e la democrazia in Iran e la sicurezza e la protezione dei residenti di Liberty, attestano orgogliosamente questa realtà. Io saluto tutti loro e tutti voi presenti qui oggi.

Ma l’ultima parola, sì, l’ultima parola è la primissima parola per la quale ci siamo ribellati, cioè: resistenza per la libertà. Naturalmente noi non siamo stati i primi a prenderci questa responsabilità. Questo è il prolungamento evolutivo della Rivoluzione Costituzionale del 1906, del movimento nazionale del Dr. Mossadeq e della rivolta del 21 Luglio 1952, che lo ha ristabilito come primo ministro. È la risposta ai sogni infranti della Rivoluzione del 1979 e ai suoi strascichi macchiati di sangue delle rivolte del Giugno 1981. Sì, noi non siamo stati i primi ad assumerci questa responsabilità. I profeti e i grandi uomini di pace sono stati i pionieri.

Nel Vecchio Testamento Dio dice a Mosè: “Ti ho chiamato per liberare i prigionieri e quelli che vivono nelle tenebre”.

Nella Bibbia sta scritto che Gesù Cristo ha detto: “Tutto è possibile, per coloro che credono”.

E il Corano dice: “Perciò resisti con una resistenza magnifica. Di sicuro loro la vedranno da lontano e noi la vedremo da vicino”.

In tutta la storia, nessun ostacolo e nessuna barriera, per quanto impenetrabile e fortificata, è riuscita ad fermare questo compito. E alla luce di tutto questo, la dittatura religiosa al potere non può resistere al potere della Resistenza del popolo iraniano.

Sì, una nuova era sorgerà in Iran. Una società basata sulla democrazia, sulla separazione tra religione e stato e sull’uguaglianza tra i sessi fiorirà.

Per conquistare questo glorioso obbiettivo, noi abbiamo scelto di resistere. Noi abbiamo scelto di resistere ovunque e in qualunque forma per portare a compimento questo ideale.

Noi abbiamo scelto di resistere fino a che l’oppressione e la tirannia persisteranno. E siamo onorati di aver fatto questa scelta.

Noi non ci arrenderemo fino al giorno in cui la libertà, la democrazia e l’uguaglianza non ruggiranno come un torrente in piena dall’Azerbaijan al Balucistan e dal Khorassan al Khuzestan.

Noi non ci arrenderemo fino al giorno in cui gli iraniani di tutte le religioni e le fazioni potranno unire le mani per issare la bandiera della vittoria, la bandiera di un Iran libero e democratico.

Viva la Libertà!

Viva tutti voi!

 

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