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Maryam Rajavi: “Noi vogliamo la fine del dispotismo religioso in Iran”

CNRI – Il quotidiano algerino El Watan ha intervistato Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) sulla situazione in Iran, la situazione del regime iraniano e il suo movimento di Resistenza organizzato.

“La Resistenza Iraniana ha avuto per oltre tre decenni un ruolo decisivo nella lotta all’inquietante fenomeno del fondamentalismo islamico”, ha detto Maryam Rajavi, aggiungendo che la comunità internazionale dovrà alla fine stare dalla parte del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata per conquistare un vero cambiamento.

L’intervista è stata pubblicata da El Watan in francese. Ecco la traduzione dall’inglese dell’intervista a Maryam Rajavi:

Data: 30 Giugno 2015  Fonte: Quotidiano El Watan – Algeria

L’intervista di El Watan a Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana

Intervistatore: Saïd Rabia

Per l’opinione pubblica internazionale l’Iran è entrato in una nuova era con il nuovo presidente. Come valuta il caso Rouhani?

Maryam Rajavi: Prima di tutto devo ricordarle che il deprecabile operato del presidente dei mullah, Hassan Rouhani, nei suoi quasi due anni di carica, non riguarda solo le catastrofiche violazioni dei diritti umani in Iran (come le oltre 1800 esecuzioni).

Il numero delle persone impiccate nei primi 12 giorni di Giugno ha superato 100. Con il governo Rouhani la povertà, l’impennata dei prezzi, la disoccupazione e l’inflazione sono continuate ed in molti casi la situazione è peggiorata.

Basta solo tener conto di questo: il livello di disoccupazione in Iran ha raggiunto la terrificante cifra di 15 milioni di persone.

La sua politica estera prevede l’appoggio alla dittatura sanguinaria di Bashar Assad. Molte volte, come avvenuto due settimane fa in un incontro con il portavoce del cosiddetto “parlamento” di Assad, ha ribadito il suo appoggio con il tono più acceso possibile.

Questo appoggio non è solo verbale. Si tratta di un sostegno pratico ed economico che ammonta a miliardi di dollari e ciò sta avvenendo in un momento in cui il popolo iraniano vive in estrema povertà. Dall’altro lato il regime invia moltissime unità di Guardie Rivoluzionarie e di milizie ad esse affiliate in Siria. Assad deve la sua stessa esistenza al leader supremo del regime. Rouhani sta infatti perseguendo la politica di (Ali) Khamenei in Iraq, nello Yemen e in altri paesi arabi.

Ma per fortuna la politica di espansionismo, di esportazione del fondamentalismo e del terrorismo del regime sta fallendo. Khomeini ribattezzò questa strategia nel suo testamento “esportazione della rivoluzione”. Se i mullah ne avranno la possibilità sommergeranno l’intero Mondo Islamico, da Sana’a a Riyadh e al Nord Africa, all’Afghanistan e il Pakistan, con un bagno di sangue.

Dove si colloca l’opposizione iraniana all’interno del paese e sul piano internazionale?

Maryam Rajavi: La posizione della Resistenza può essere compresa dalle parole del suo nemico, il regime dei mullah, dato che questa Resistenza rappresenta la sua più grande minaccia, sia in patria che all’estero.

Da un punto di vista sociale, i 120.000 martiri di questa Resistenza sono ancora un altro segno dell’espansione e della varietà della sua base popolare. A tutt’oggi sono stati raccolti solo una parte di questi nomi, tra cui quelli di 20.000 martiri, in un libro pubblicato dalla Resistenza Iraniana. Una vasta rete di sostenitori, famiglie dei martiri e detenuti politici, ex ed attuali prigionieri, esiste dentro e fuori del paese.

Le reti della Resistenza hanno avuto un ruolo importantissimo all’interno dei movimenti di protesta e delle manifestazioni in Iran.

Questa rete, infiltrata all’interno dell’apparato del regime, è molto efficiente nell’ottenere abbondanti informazioni sulle attività nucleari, missilistiche e della forza Quds del regime e sulle violazioni dei diritti umani.

Con questa base popolare, questo movimento è stato in grado di raggiungere uno status di auto-sufficienza finanziaria.

Uno degli elementi principali che dimostra il potere di questo movimento, è la sua capacità  di organizzare e lanciare campagne, in particolare tra le donne e i giovani. Questa capacità è un patrimonio importantissimo nel quadro della crisi politica, economica e sociale che deve affrontare il regime.

Per diffondere i messaggi politici della Resistenza tra la popolazione iraniana su vasta scala, la Resistenza possiede un network informativo che comprende una stazione TV satellitare e un social network su internet per realizzare gli obbiettivi della Resistenza.

La sistematica campagna di demonizzazione che il regime iraniano ha lanciato contro la Resistenza Iraniana è un altro segnale ancora. In tutti i negoziati e colloqui diplomatici, la prima richiesta che viene fatta a tutti i paesi è quella di limitare innanzitutto in nostri movimenti. Qualunque legame con il nostro movimento significa morte.

La vasta propaganda dei mullah in Iran contro la Resistenza, che prevede la pubblicazione di centinaia di libri e l’organizzazione di centinaia di mostre, ha lo scopo di impedire ai giovani di unirsi a questa Resistenza.

Ma durante le proteste nazionali del 2009, il regime ha ammesso il ruolo significativo avuto dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) in molte manifestazioni.

Tuttavia, per legittimare il loro potere, i mullah negano la base popolare della Resistenza. Abbiamo sempre detto: le libere elezioni chiariranno chi ha la base popolare in Iran. Ma le libere elezioni sono un limite invalicabile per i mullah.

Sulla scena politica la Resistenza rappresenta un’alternativa politica credibile con un’ampia piattaforma sociale ed internazionale. Il parlamento in esilio della Resistenza, noto come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), conta più di 500 membri.

La piattaforma della nostra Resistenza si riassume in libertà, democrazia ed uguaglianza. Noi vogliamo una repubblica basata sulla separazione tra stato e chiesa, su pluralismo ed uguaglianza tra uomini e donne, ponendo l’accento sull’attiva e pari partecipazione delle donne alla leadership politica.

Sin dagli esordi della fondazione del vostro movimento nel 1965, avete dato inizio ad azioni militari prima contro lo Scià e poi contro il regime dei mullah. Il PMOI era stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti, prima di venirne tolto nel 2012. Questa incomprensione con l’Occidente vi ha causato dei danni?

Maryam Rajavi: Il problema principale con i governi occidentali a questo riguardo non è la loro mancanza di comprensione. Ma è la loro accondiscendenza verso il regime iraniano dovuta ad interessi diplomatici e commerciali.

Secondo quanto riportato dai loro mezzi d’informazione tutti loro, compresi Stati Uniti e Unione Europea, misero il PMOI sulla lista nera su richiesta del regime iraniano e come gesto di buona volontà nei confronti dei mullah al potere.

Fortunatamente la nostra resistenza è riuscita a conquistare incessanti vittorie attraverso vaste campagne politiche e legali di fronte ad oltre 20 tribunali di Regno Unito, Lussemburgo, Francia e Stati Uniti. Siamo riusciti a legittimare il nostro diritto ad esercitare  una resistenza e il diritto del popolo iraniano a rovesciare questo regime.

Un giudice francese nel Maggio 2011 nel suo verdetto ha affermato che le operazioni del PMOI in Iran erano dirette contro obbiettivi militari e, di conseguenza, si trattava di legittima resistenza. A Campo Ashraf, in Iraq, la loro condotta si basava sulle norme di un esercito regolare che agiva nell’ambito delle leggi internazionali e queste azioni non sono mai state considerate terrorismo.

Ma durante i 15 anni in cui siamo rimasti nella lista nera, tutto questo ha rappresentato un pericoloso appoggio dei governi occidentali ai mullah nel loro tentativo di chiudere ogni via al cambiamento in Iran.

Inoltre il Governo degli Stati Uniti, in risposta ad una esplicita richiesta del regime iraniano, ha bombardato le basi del PMOI in Iraq  e ha poi disarmato l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano. In seguito, nel 2009, in palese violazione delle leggi internazionali, Washington ha trasferito il controllo di Campo Ashraf al governo dell’ex-premier iracheno Nuri al-Maliki, che era il burattino del regime iraniano a Baghdad. Per peggiorare le cose, gli Stati Uniti sono rimasti in silenzio e non hanno intrapreso nessuna azione di fronte ai sei massacri e alle carneficine dei residenti di Ashraf e poi di Camp Liberty, tutte portate a termine dalle forze irachene. Tutto questo ha fornito appoggio ai despoti al potere in Iran e provocato gravi danni al popolo iraniano.

Nel 2009, quando il popolo iraniano ha inscenato diffuse e prolungate manifestazioni di protesta per rovesciare i mullah, il Governo degli Stati Uniti ha tradito i manifestanti con i funzionari del Dipartimento di Stato americano che tenevano incontri con gli inviati dell’allora presidente dei mullah (Mahmoud) Ahmadinejad.

Perciò abbiamo sempre detto che il popolo iraniano e la sua Resistenza non vogliono né denaro, né armi dall’Occidente. Gli chiediamo solo di restare neutrale tra il popolo iraniano e i mullah fascisti.

Ritiene che l’Occidente, che ha ignorato la Resistenza Iraniana sin dall’inizio, sia arrivato al punto oggi di cambiare questa sua opinione? Come hanno influenzato queste questioni il suo movimento e gli eventi in Iran? Perché Rouhani sembra essersi presentato come un moderato e pare abbia alleggerito il regime da diverse pressioni.

Maryam Rajavi: I cambiamenti a cui stiamo assistendo non sono il risultato delle politiche dei governi occidentali, ma del fatto che il regime è invischiato in crisi enormi. L’elemento principale che sta dietro a queste crisi è la crescita delle proteste popolari. Negli ultimi mesi abbiamo assistito alle proteste e agli scioperi organizzati quasi quotidianamente da operai, insegnanti, studenti universitari e gruppi etnici vittime di oppressione come i baluci, gli arabi, i curdi ecc. In alcune di queste proteste, come quella che abbiamo visto a Mahabad (Iran occidentale) e Iranshahr (Iran orientale), la gente ha dato alle fiamme gli edifici e i veicoli governativi. I mullah sono terribilmente preoccupati che scoppino di nuovo delle rivolte come quelle del 2009. Questa è la vera ragione per cui hanno accettato i negoziati sul nucleare e l’accordo transitorio di Ginevra che limita l’arricchimento dell’uranio. Altrimenti i mullah non avrebbero mai abbandonato i loro sforzi di costruire armi nucleari. La paura di nuove proteste ha anche reso i mullah estremamente vulnerabili nei confronti delle sanzioni economiche internazionali.

I mullah hanno anche perso la carica di Maliki in Iraq, dato che era il loro burattino a Baghdad. I genocidi praticati dalla forza Quds non sono riusciti a compensare le posizioni perse in Iraq. In Siria la situazione dell’alleato dei mullah, Bashar Assad, è divenuta vulnerabile come mai prima negli ultimi quattro anni. Nello Yemen Khamenei ha commesso un grave errore strategico spingendo gli houthi a conquistare Sana’a e Aden, cosa che ha portato alla creazione della coalizione araba contro Tehran. Questo è lo scontro più importante tra governi arabi e regime iraniano degli ultimi 25 anni.

Vista l’enorme minaccia rappresentata dall’ISIS, qual’è la sua posizione e quella del CNRI sullo scacchiere geopolitico regionale?

Maryam Rajavi: La Resistenza Iraniana, che da oltre tre decenni è la forza principale nella lotta e nella resistenza contro il velayat-e faqih (il sistema del potere assoluto dei religiosi) che governa l’Iran, rappresenta la soluzione a questo problema.

Sebbene alcune percezioni reazionarie e deviate dell’Islam siano sempre esistite nei paesi della regione, è stato solo dopo l’ascesa al potere di Khomeini e la formazione di un modello per le correnti reazionarie che si è formato “il fondamentalismo islamico” nella sua identità attuale, che vuole introdurre le sue credenze medievali travestite da Islam nelle altre società.

Il regime dei mullah in Iran, oltre ad aver avuto questo suo ruolo storico, è una copertura politica, una fonte ideologica e un sostegno finanziario e logistico per il fondamentalismo e il terrorismo nel mondo di oggi e viene considerato il fondatore di questo inquietante fenomeno nella regione.

Allo stesso modo, l’uccisione di centinaia di migliaia di nostri fratelli e sorelle siriane per mano della dittatura di Assad e il genocidio dei sunniti da parte del governo di Maliki in Iraq, compiuti in entrambi i paesi con l’assistenza dei mullah iraniani, hanno avuto un ruolo diretto ed essenziale nella crescita dell’ISIS.

Il movimento della Resistenza Iraniana, con il caro prezzo che ha pagato con le vite di 120.000 di suoi membri, ha avuto un ruolo decisivo nella sua lotta concreta contro questo inquietante fenomeno ed ha portato avanti questa lotta politicamente e ideologicamente.

E ciò è avvenuto in particolare perché il PMOI, la forza cardine della Resistenza Iraniana ed un vero credente nell’Islam, ha difeso la compassione, la libertà e la tolleranza del messaggio dell’Islam, riuscendo a ricoprire un ruolo importante nella sconfitta culturale e sociale dell’ideale del fondamentalismo islamico in Iran.

Invitiamo i paesi della regione e del mondo e i governi a sostenere questa alternativa che rappresenta un Islam democratico ed è l’antitesi al fondamentalismo islamico. Questa è un’alternativa che ha costretto la barbarie di questa fonte ideologica in un vicolo cieco, mirando politicamente a rovesciare la teocrazia religiosa in Iran.

Con la caduta del regime iraniano, i gruppi di miliziani al comando dalla forza Quds, come Hezbollah in Libano, Ansarallah nello Yemen e molti altri gruppi in Iraq, verranno annientati istantaneamente e il terreno che alimenta tutti i gruppi fondamentalisti, da Al-Qaida all’ISIS, verrà eliminato.

 

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