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Mansour Radpour, attivista dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano è stato ammazzato nella nota prigione di Gohardash

Mansour Radpour, un prigioniero politico e attivista dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI), è stato ammazzato nella prigione di Gohardasht Lunedi 21 Maggio dopo cinque anni di prigionia e di resistenza alle più terribili torture praticate nelle prigioni medievali del regime. Aveva 44 anni ed era padre di due figli. Monsour Radpour era un sostenitore dell’ OMPI da lungo tempo. Era un imbianchino. Si era recato ad Ashraf nel Febbraio 2007 ed era stato catturato pochi mesi dopo, il 17 Maggio, mentre filmava la protesta dei lavoratori nell’autostrada di Chalous-Karaj. Fu trasferito in un centro di detenzione segreto del Ministero dell’Intelligence (MOIS) e fu immediatamente posto sotto tortura.
Subì un processo farsa per presunta propaganda contro il regime e sostegno all’OMPI. Fu condannato a 3 anni di prigione. Ma gli agenti del MOIS aumentarono nuovamente la sua condanna a 8 anni di prigione.
Monsour Radpour aveva passato cinque anni nelle peggiori condizioni e nelle prigioni più terribili come le case  segrete del MOIS, le celle dell’IRGC, la Sezione 1 della prigione di Gohardasht, detta la prigione per quelli arrivati al capolinea, in isolamento e nella Sezione 4 della prigione di Gohardasht dove i prigionieri politici vengono uccisi o lasciati soffrire fino alla morte. Nel corso degli anni era stato aggredito e umiliato, picchiato e deprivato delle più basilari necessità quotidiane ogni volta che gli agenti del regime iraniano attaccavano le sezioni dei prigionieri che opponevano resistenza.
Monsour Radpour era sempre in prima linea per difendere gli altri prigionieri e in diverse occasioni aveva fatto lo sciopero della fame per protestare contro la terribile situazione della prigione. Per questa ragione i suoi aguzzini lo odiavano profondamente e cercavano di spezzare la sua resistenza per costringerlo a rilasciare false confessioni. Spesso veniva sottoposto a torture brutali, ma Monsour non ha ceduto e non si è piegato ai suoi carnefici.
A causa delle gravi torture e delle terribili condizioni di vita,  Monsour Radpour soffriva di varie malattie come problemi ai reni, ulcera gastrica, scompensi respiratori e rottura della spalla e delle costole. I suoi carnefici si rifiutavano di fornirgli assistenza medica e dicevano sprezzanti a lui e agli altri prigionieri che li avevano portati in prigione per farli soffrire fino alla morte. Nelle ultime settimane le sue condizioni fisiche si erano estremamente aggravate e soffriva di attacchi di vomito e gravi dolori, ma i suoi carcerieri non hanno permesso che fosse trasferito in ospedale e non lo hanno neanche portato all’infermeria della prigione. Alla fine, il 21 Maggio è morto e tutto il suo corpo era pieno di contusioni.
La Resistenza Iraniana porge le sue condoglianze alla famiglia, all’OMPI e al popolo dell’Iran e si rivolge a tutti gli organismi internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani affinché inviino una delegazione investigativa per indagare sulla situazione dei prigionieri politici in Iran ed in particolare sulla causa della morte di Mansour Radpour.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
22 Maggio 2012

 

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