
“Questa estate promette di essere ricca di eventi, piena di eventi politicamente significativi che contribuiranno a creare la futura sicurezza mondiale e le relazioni internazionali”, scrive Lord Maginnis of Drumglass.
“Negli Stati Uniti a Luglio, le conventions repubblicana e democratica arriveranno al culmine di una stagione di campagna presidenziale accanitamente contestata. All’inizio dello stesso mese, si svolgerà un altro evento dall’altra parte dell’Atlantico che dovrebbe avere un impatto considerevole su come il prossimo presidente americano e i suoi colleghi, sia in patria che all’estero formuleranno ed applicheranno la loro politica mediorientale”, ha scritto Lord Maginnis su The Huffington Post venerdì.
“Il 9 Luglio è previsto che circa 100.000 persone si incontreranno a Parigi per una convention ed una manifestazione di importanza mondiale. La maggioranza dei partecipanti saranno iraniani espatriati a cui si uniranno alti rappresentanti e politici dei loro vari paesi adottivi, come gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Questi rappresenteranno un vasto spettro di convinzioni politiche, ma tutti sosterranno l’opinione che il regime iraniano, attraverso la sua ingerenza nella regione e il suo supporto al terrorismo islamico, sia la causa che sta alla radice di molte delle questioni più pressanti che si trovano a dover affrontare l’Europa e il mondo intero”, ha scritto.
“Questo raduno nel suo complesso servirà a respingere l’attuale falvola che sta alla base degli sbagli dell’attuale politica occidentale verso la Repubblica Islamica dell’Iran. In tutta Europa e all’opinione pubblica statunitense viene detto che il presidente iraniano Hassan Rouhani è il capo di una fazione ‘moderata’ della politica iraniana, che sta conducendo il paese su un cammino verso il progresso e l’approvazione internazionale. Questo ‘cambiamento’ dovrebbe salvarci dai pericoli di un Iran dotato di armi nucleari, a placare i conflitti regionali alimentati dall’estremismo, a migliorare i diritti degli iraniani nel loro stesso paese e, naturalmente, ad aiutare le aziende occidentali a guadagnare dai mercati iraniani appena riaperti”.
“Abbiamo avuto il tempo per osservare questa favola, valutare la sua validità e rispondere di conseguenza, ma la realtà informa chiaramente che le azioni del governo iraniano hanno dimostrato che tutte queste speranze e promesse sono sia tristi che tragiche pie illusioni sostenute dal tradimento”.
“In patria Rouhani ha presieduto ad oltre 2.400 esecuzioni, facendo dell’Iran il più grosso boia del mondo, con i giustiziati che sono in maniera sproporzionata appartenenti a minoranze etniche e religiose, dissidenti politici e difensori dei diritti umani. Mentre Rouhani utilizza i social media filo-occidentali per promuovere ‘la favola della moderazione’, agli stessi iraniani è vietato utilizzare le stesse piattaforme di comunicazione. Intanto qualunque deviazione dall’ideologia tradizionalmente intransigente e reazionaria del regime, viene punita severamente, come quando 35 studenti che partecipavano ad una festa mista di laurea a Maggio, hanno ricevuto 99 frustate ciascuno per punizione. Mentre i leaders iraniani spesso ‘raccontano la storia’ delle riforme e della moderazione, le loro azioni nel loro stesso paese ne raccontano una completamente differente”.
“Anche all’estero le azioni iraniane hanno fatto sì che le pretese di moderazione suonassero vuote. Oltre 10.000 membri della forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono sia direttamente che indirettamente coinvolti nel diffondere la violenza e il terrore in tutta la regione, nel supporto ad Hezbollah in Libano, al regime di Assad in Siria, che in quello alle innumerevoli milizie sciite in Iraq e ai ribelli houthi nello Yemen. Ci sono stati ben pochi cambiamenti nelle intrusioni estere dell’Iran. Semmai le campagne terroristiche nella regione e gli interventi destabilizzanti negli affari interni dei paesi della regione sono aumentati con Rouhani”.
“Depositi di armi e agenti sono stati scoperti persino in Bahrein e in Kuwai, due paesi in cui si riconosceva pochissima influenza iraniana prima dell’ascesa di Rouhani alla presidenza”.
“E che cosa è diventato il programma iraniano sulle armi nucleari? Davvero non lo sappiamo. Dato che il Joint Comprehensive Plan of Action non ha stabilito un programma di ispezioni realmente rigoroso, dobbiamo ampiamente contare sulla collaborazione del regime. E con una così lunga storia di inganni sul nucleare, è preoccupante”.
Lord Maginnis ha aggiunto che il presidente dei mullah Hassan Rouhani, è stato egli stesso una volta incaricato dei negoziati con l’Occidente sulla questione del nucleare e che si era “apertamente vantato”, su una televisione di stato, di aver fuorviato gli ispettori internazionali. “Inoltre, lo sviluppo di missili balistici da parte dell’Iran, è proseguito incessante”, ha scritto Lord Maginnis.
“Noi stiamo già affrontando le conseguenze di tutto questo e ciò renderà la politica sull’Iran assolutamente importante nei mesi a venire. Molti dei rifugiati che arrivano in Europa, così come i più gravi attacchi terroristici compiuti in Europa, sono stati una conseguenza indiretta delle azioni dell’Iran nella regione. È stata la politica iraniana settaria e brutale in Siria e Iraq che ha creato un vuoto per l’ISIS e che continua ad alimentare le organizzazioni più barbare”.
“Questo ha dato origine sia ad un aumento degli attacchi in Europa che ad una crisi di rifugiati senza precedenti che si estende in tutto il continente. Qui, in maniera strategica, burocrati inetti e politici sbarbati con pochissima o nessuna esperienza del mondo, abbracciano una politica di indifferenza di fronte ad una malvagità che viola quelli che sono (o dovrei dire ‘erano’) i valori e la coscienza morale dell’Occidente e che ancora si contrappone alla lezione storica, velocemente appresa, dalla sconfitta di Neville Chamberlain del secolo scorso”.
“Queste minacce e conseguenze sono ciò che riuniranno circa 100.000 persone a Parigi questo Luglio. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e i suoi alleati combattono per una politica più sensibile e per un ‘Iran Libero’. La coalizione delle forze di opposizione iraniane è guidata da una donna musulmana, Maryam Rajavi, che, da anni, difende e spinge per una interpretazione tollerante dell’Islam quale antidoto all’estremismo islamico. Il loro messaggio è chiaro: l’Iran non ha moderati e noi non possiamo aspettarci realisticamente di cambiare le politiche di Tehran facendo accordi ed ignorando la realtà”.
“Sebbene un cambiamento non possa arrivare dal giorno alla notte, questa conferenza di Parigi è sia puntuale che importante, un indicatore potenzialmente cruciale nella giusta direzione verso la risoluzione di una delle più difficili e pericolose questioni di politica estera del nostro tempo, cioè l’Iran”.
“Merita certamente una enorme attenzione e comprensione strategica dai nostri governi”, ha aggiunto Lord Maginnis.
Kenneth Maginnis è un membro indipendente della Camera dei Lords del Regno Unito e membro del Comitato Parlamentare Britannico per la Libertà in Iran (BPCIF), www.iran-freedom.org
