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Le tre verità fondamentali  per il raggiungimento della libertà in Iran e della quiete e della pace nella regione

Discorso di Maryam Rajavi nel grande raduno degli iraniani a Villepinte

Parigi 01.07.2017

Gentili presenti,

Cari compatrioti all’interno del paese e all’estero,

 Mi inchino al vostro amore per la libertà salutando le illustri personalità giunte qui dai cinque continenti.

L’Anno scorso in questo periodo il regime del Velayat-e-Faghih bersagliava Camp Liberty con missili al fine di eliminare in toto i Mojahedin del Popolo Iraniano. Ora sono il loro vittorioso trasferimento dalla prigione di Liberty ed i continui progressi della resistenza che aggrediscono continuamente il regime. Siamo felici e orgogliosi di rivedere gli esponenti ed i responsabili dei Mojahedin residenti in Albania che in questo momento si sono collegati con noi. 

Gentili presenti,

Nella riunione di oggi prendiamo atto di tre grandi cambiamenti :

-Il trasferimento di migliaia di Mojahedin che ha reso sterile il piano di Khamenei volto a distruggere la resistenza

-La sconfitta della politica di accondiscendenza adottata dagli USA e dalll’UE nei confronti dell’Iran

– Il duro colpo subito da Khamenei nelle elezioni farsa cioè la sconfitta del regime nella sua totalità

 

                     Il teatrino delle elezioni: la disfatta della totalità del regime

Nel periodo elettorale Khamenei, per reprimere i moti di protesta e sedare le tensioni interne del governo ha deciso di appoggiare come proprio candidato mullah (membro del clero) Raissi, membro del comitato della Morte, organo responsabile del massacro di 30.000 prigionieri politici avvenuto nel 1988. Egli è stato sconfitto dalla propensione delle società iraniana alla rivolta, propensione stimolata e attivata dalla campagna circa il massacro dell’88, il ruolo di Raissi in esso e l’invito a boicottare le elezioni portati avanti dalle forze e dai simpatizzanti della resistenza. I mezzi di comunicazione del regime, con più di centinaia di articoli, hanno dato grande risonanza all’avvenimento e dopo 29 anni di silenzio abbiamo assisto alla pubblicazione  dell’ordine diretto di Khomeini di uccidere i  prigionieri politici appartenenti ai Mojahedin del Popolo.

I rappresentati del Velayat-e-Faghih sostenevano che i Mojahedin fossero tornati  nel paese ed i responsabili dell’Informazione e della Sicurezza diffondevano la notizia dei loro arresti. Khamenei all’ultimo, vista l’escandescenza del clima sociale, ha optato per la retrocessione rinunciando al proprio piano terrorizzato dall’ipotesi di dover affrontare  rivolte come quelle del 2008.

La scelta di Raissi come candidato da appoggiare è il segno tangibile dello scacco di Khamenei, scacco ulteriormente evidenziato dall’ingresso di Rohani nel secondo mandato della sua presidenza che, nonostante la lotta in atto con la fazione rivale, agisce come  socio del ladro e nemico della carovana.

I Mulla attraverso un’opera di ingegneria elettorale sostengono che più del 70%  degli iraniani ha eletto i propri carnefici. Il consiglio dei Saggi però, un mese dopo, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato che nel loro Islam “la volontà popolare espressa attraverso il voto ” non ha alcun valore.

I Mulla, che speravano in un miglioramento delle condizioni del loro governo passando per le elezioni, ora si trovano di fronte allo smembramento dell’apparato minacciando l’impeachment di Rohani. Bollando i Mojahedin come terroristi volevano giustificare l’ascesa di un Boia, disegno non riuscito, e hanno mostrato quanto temono i Mojahedin.

Quindi ci rivolgiamo ai Mulla dicendo loro: “Continuate ad auto-lesionarvi e a diffondere  falsità nei vostri mercatini del venerdì ( si tratta di un’allusione alla preghiera deli venerdì ), sappiate però che quelli che per anni avete dichiarato “annientati” sono vivi e vegeti e stanno arrivando a stanarvi.

Le persone che avete impiccato e le cui tombe avete distrutto sono risorte in una generazione di giovani rivoltosi che trasforma la campagna internazionale di giustizia per i martiri ed il cappio da voi usato in  un assedio infuocato che non vi lascerà scampo.”

 

                                Le Tre Realtà Essenziali  

Il sole del cambiamento scalda l’Iran. Il regime dominante è più ansioso e incapace che mai. La società iraniana è colma di insoddisfazione e la Comunità Internazionale si è finalmente avvicinata al pensiero che l’accondiscendenza con il regime del Velayat-e Faghih è sbagliata. L’insieme di questi fattori crea grande fermento. Ecco i tre punti fondamentali per l’affermazione della libertà in Iran e della quiete e della pace nella regione:

1) l’indispensabilità del rovesciamento del regime;

2) il fatto che il rovesciamento sia oggi possibile;

3) l’esistenza di un’alternativa democratica e di una resistenza organizzata per rovesciare la dittatura religiosa dal trono.

L’unica soluzione: il rovesciamento del regime del Velayat-e-Faghih 

Cosa significano queste parole?

Bisogna innanzitutto rispondere ai seguneti quesiti:

“Come ci si deve comportare con un regime responsabile delle prigionia dell’Iran e degli iraniani che è la principale forza della guerra ed il carnefice della regione”? 

“L’Ipotesi della riformabilità del regime è reale?”

No, 20 dei 38 anni della vita del regime sono stati governati dai cosiddetti ”moderati” che  hanno semplicemente servito il Velayat-e-faghih.

“Facendo  concessioni si può sperare in un cambio del comportamento del regime?”

No, i vari governi degli Usa e l’UE hanno provato senza successo decine di volte tale opzione.

“Questo regime è “contenibile”?”

No, la politica definita di “contenzione” in realtà ostacola un atteggiamento efficace e ferreo nei suoi confronti.

La conclusione è quella proposta dalla resistenza fin dall’inizio, quella di cui molti  sono convinti:

La sola ed unica soluzione è rovesciare il regime del Velayat-e Faghih.

La più grande insidia per il regime: le rivolte in agguato in seno alla società iraniana 

La seconda realtà è che il rovesciamento del regime del Velayat-e-Faghih è possibile ed a portata di mano, perché il regime è assediato dal malcontento popolare. Secondo i comandanti delle forze d’ordine, nell’anno passato, ci sono stati più di 11.000  manifestazioni anti governative e sit-in di protesta in tutto il paese.

Pensate a coloro che dormono nelle tombe, ai 10 milioni di disoccupati, ai 20 milioni di abitanti delle baraccopoli ed al 30% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà: il regime è assediato da queste persone.

I candidati prescelti per le elezioni farsa hanno confessato che questo è un regime che gode del 4% dei consensi e che il restante 96% della popolazione  lo ripudia.

Sì, il più grande pericolo che minaccia il regime, al contrario di quanto detto dal regime stesso, non sono i nemici esterni ma bensì le rivolte in agguato in seno alla società iraniana.

La verità è che il rovesciamento del regime del Velayat-e faghih è realizzabile ed è a portata di mano, reso possibile dall’ incapacità del regime stesso:

dalla sua incapacità di impedire l’implosione economica ed i disastri ambientali

dalla sua incapacità di soddisfare le più elementari necessità della popolazione ormai stremata

e dall’incapacità di realizzare il progetto nucleare e di mantenere unito il suo apparato governativo.

Il rovesciamento dei Mulla è a portata di mano perché si è impantanato in tre guerre usuranti nella regione e indipendentemente dal loro esito ne sarà danneggiato.

 

    La Forza del Cambiamento e l’Alternativa Democratica

La terza realtà è l’esistenza di una forza di cambiamento e di un’alternativa democratica. La prerogativa di quest’alternativa è la capacità di fare maturare le condizioni necessarie al rovesciamento del regime.

Nel 2008 ha formato il nucleo principale delle rivolte facendo slittare gli slogan dal blando “Dov’è il mio voto?”  al deciso “Abbasso il principio del Velayat-e-Faghih”.

Dall’estate dell’anno scorso, issando la bandiera della campagna per la giustizia per il massacro dei 30.000 prigionieri politici ha riportato un fatto accaduto 29 anni fa al centro del dibattito politico odierno e lo ha proiettato sulla scena delle elezioni presidenziali rendendo popolare lo slogan “No al Boia e no allo Bugiardo” tanto da provocare i lamenti e la rabbia di Khamenei,  che domandava perché si fossero scambiati di posto il martire (il regime) e i carnefici (i prigionieri politici). 

Sì, è giunto il momento della disfatta degli assassini, non è lontano il giorno della resa dei conti davanti alla corte del popolo iraniano.

Quale è l’appoggio di quest’alternativa?

-Gode dell’appoggio di un movimento organizzato ed unito con migliaia di esponenti pronti ad ogni sacrificio.

-Gode del sostegno sincero degli iraniani all’interno del paese e all’estero e degli sforzi ed impegni di coloro che portano il segno di Ashraf.

-Gode del sostegno dei prigionieri politici che proprio in questi giorni dalle celle hanno annunciato  la loro adesione a questo vostro evento.

-Gode del sostegno delle donne, degli operai, degli insegnanti, degli specialisti e dei giovani che tutti i giorni rischiano la propria vita.

-Gode del loro amore infinito e del  sostegno economico di coloro che si indebitano pur di aiutarci, vendono i loro beni mobili ed immobili affinché questa resistenza resti autonoma, forte ed indipendente.

Grazie ai rischi corsi dagli esponenti di questa resistenza e grazie al loro impegno  è stato possibile smascherare i siti nascosti del progetto nucleare del regime quando ancora nessun governo al mondo ne sapeva l’esistenza.

Perché quest’alternativa è affidabile e sicura?

Perché ha sempre onorato i suoi impegni e mantenuto le sue promesse, perché non c’è stato giorno in cui abbia smesso di lottare per la libertà.

Perché lungo questo cammino più di 120.000 tra i suoi esponenti e simpatizzanti sono stati uccisi e dal 20 giugno del 1980 è il bersaglio principale della repressione e di una guerra psicologica a 360°.

Ciononostante le montagne hanno vacillato ma la vostra resistenza no e non vacillerà fino a quando non atterrerà il Califfo della reazionismo.

Nella mitologia antica iraniana, Kaveh, il fabbro, è ricordato per il suo coraggio ed il fatto che in un periodo buio e colmo d’ingiustizia ha potuto stimolare ed incitare un intero popolo alla rivolta.

Arash ha concentrato e trasferito la sua vita nella freccia e tirando con l’arco ha potenziato i confini dell’Iran. 

Siavash ha accolto la sfida e attraversando i roghi è diventato il simbolo della purezza e dell’ innocenza.

Ora la nostra resistenza, ispirandosi a Kaveh, Arash e Siavash, nella rivolta contro le ingiustizie, passa per i roghi e dona la propria vita alla freccia della sua esistenza affinché si sciolgano le catene ai piedi dei prigionieri del carcere di Evin costruito alle pendici della monte Damavand  e affinchè l’Iran diventi il giardino fiorito delle Giustizia e della libertà.”

Un’ immenso capitale per ottenere la libertà     

    Quando un popolo disegna un’alternativa politica ciò significa che dispone di  un’ immenso capitale per acquisire la libertà. Per questo motivo il popolo iraniano è orgoglioso di affermare che attraverso la resistenza, i sacrifici e il sangue ha creato un’alternativa democratica.

Un capitale che funge da bussola ed il fattore decisivo assente durante il periodo di lotta contro la monarchia dello Scia, altrimenti Khomeini non avrebbe potuto sabotare la rivoluzione antimonarchica, trasformandola in una rovina per il popolo iraniano e per tutti gli altri popoli della regione.

Massud si è opposto a  Khomeini e al Regime del Velayat-e-Faghih rivendicando la libertà, ha fondato l’alternativa democratica e l’esercito per la liberazione iraniana e nel momento in cui Khomeini annientava tutto egli, affrontando il fascismo religioso, ha ripristinato la forza progressista di lotta anti dittatoriale  in seno al Consiglio Nazionale della Resistenza facendo fiorire il CNRI.

E’ stato lui a fondare il movimento anti fondamentalista nella regione e grazie a 50 anni di lotta e resistenza e rischiando da Evin fino ad Ashraf ha reso immortale intere generazioni pioniere dell’Iran.

I combattenti per la libertà che ora dimorano ad Ashraf 3 in Albania sono consapevoli del fatto che il loro vittorioso e miracoloso volo sul fuoco e sangue  da Ashraf e Liberty dopo 29 attacchi missilistici via terra e aria non è un risultato raggiunto con facilità.

L’Epica resistenza e il volo in salute della colomba della libertà da una gabbia con le pareti di cemento ed assediato dalla Forza dei Ghods è stato reso possibile grazie alle indicazioni, ai consigli e alle raccomandazioni di Massud, formulati e spiegati in più di 70 sedute avute luogo negli ultimi mesi della  permanenza dei Mojahedin a Liberty; sedute  senza le quali il bilancio dei feriti e degli uccisi sarebbe potuto essere di gran lunga superiore a quello attuale.

Sì, è stato così che l’alternativa democratica è sopravvissuta  e rifiorita ed è stato cosi che la nostra resistenza ha tenuta viva la fede nella libertà e nella vittoria.

Si è trattato di una meritevole risposta alle più importanti divergenze politico-sociali dell’Iran.

La nostra fede e convinzione nel suffragio universale e nella libera scelta degli iraniani e nella necessità di separare religione e stato, nella parità e nel diritto alla partecipazione di ambedue i sessi alla guida politica della società, nella nostra difesa delle minoranze etniche nell’ambito di un  Iran unito rispettando  le istanze democratiche dei nostri compatriotti, sono una parte importante della forza dell’alternativa democratica.

Quest’alternativa è una meritevole risposta alle più importanti sfide socio-politiche iraniane :

-La risposta alla rivalità e ai contrasti tra le varie etnie; 

-la risposta alla divergenza tra sunniti e sciiti;

-la risposta alle tensioni tra l’Iran e gli altri paesi della regione.

Sapete che la principale istanza di quest’alternativa democratica è l’instaurazione della libertà e della democrazia in Iran ma quest’alternativa si identifica anche con la sua avversione alla politica dell’esportazione del terrore e del reazionsimo .

La guerra condotta dal regime fin dal primo giorno è stata una guerra dichiarata al popolo iraniano e tutte le sue guerre fuori dai confini sono servite a coprire quella principale.

Queste guerre non sono segno della forza del regime; esso continua in questa direzione soltanto perché nessun governo gliel’ha impedito nella regione.

Tutti hanno avuto il modo di constatare che 2 anni fa il regime clericale è stato sconfitto dalle forze d’opposizione siriane e se non fosse stato per l’intervento dell’aviazione straniera avrebbe dovuto lasciare il paese.

Oggi stesso questo regime non è in grado di mobilitare le masse iraniane per l’invio al fronte siriano e ha messo al servizio della guerra nella regione l’intera economia iraniana.

Vogliamo farci alfieri della pace e della libertà e della difesa del popolo siriano che rivendica un Iran denuclearizzato.

Dei  38 anni al potere i Mullah ne hanno trascorsi 8 in guerra contro l’Iraq, 6  contro il popolo siriano e più di 10 anni nel contenzioso contro la comunità internazionale per fabbricare la bomba atomica.

La resistenza iraniana è onorata di rivendicare il posto in prima linea contro la dittatura religiosa e di essere stata l’alfiera della pace, della libertà nonché il difensore del popolo siriano e di aver ideato e rivendicato il diritto ad un Iran denuclearizzato.

Secondo noi ed il nostro popolo amante della libertà, la costituzione del Velayat-e-Faghih è illegittima, retrodatata e priva di alcun valore. Il nostro popolo rivendica il diritto ad una costituzione basata sulla libertà, la democrazia e l’ugaglianza.

E’ ora che la comunità internazionale consideri con l’attenzione dovuta le istanze del popolo iraniano.

Le nostre idee si rifanno alle istanze avanzate da Sattar Khan, comandante della Rivoluzione che costrinse la monarchia a rispettare la costituzione a quelle espresse dal Dott. Mossadeq, guida del Movimento Nazionale dell’Iran.

Come ho ripetutamente detto noi non vogliamo né denaro né armi; noi affermiamo che la lotta degli iraniani per il rovesciamento del Regime del Velayat-e-Faghih è legittima, giusta e urgente.

Noi vi chiediamo di riconoscere il diritto al “resistere all’ingiustizia”, diritto citato nella Carta Universale dei diritti  dell’Uomo e  in quella della cittadinanza  francese. 

Tale diritto viene citato anche nella dichiarazione dell’indipendenza degli USA : “Quando un governo non tutela i diritti del popolo, questo ha il diritto di destituirlo e sostituirlo con un governo di suo compiacimento”.

Sì, la resistenza iraniana è decisa a sradicare il governo che gli iraniani odiano.

                                            La soluzione nella regione 

Noi abbiamo colto con favore le posizioni assunte dalla Conferenza congiunta dei paesi Arabo-Islamici  con gli USA celebrata a Riad contro le iniziative terroristiche e destabilizzanti del regime iraniano. Allo stesso tempo ribadiamo che la soluzione della crisi regionale è la lotta ai gruppi come Daesh e il rovesciamento di questo regime per mano del popolo e della resistenza di questo paese.

In base a queste considerazioni ci rivolgiamo all’ONU, all’UE , agli USA ed ai paesi della regione:

1-Riconoscete la resistenza del popolo iraniano per il rovesciamento della dittatura religiosa. Espellete questo regime dell’ONU e dall’Organizzzione delle cooperazioni Islamiche conferendo i suoi seggi alla resistenza del popolo iraniano.

2-Inserite i Pasdaran iraniani nella lista dei gruppi terroristici ed espelleteli dall’intera regione.

3-Assicurate alla giustizia internazionale Khamenei e gli altri esponenti del regime per avere violato i diritti dell’uomo e per i crimini commessi contro l’umanità, in particolare il massacro dei prigionieri politici commesso nell’88  e i crimini di guerra commessi nella regione.

E’ finita l’Era dei Mulla , è giunto il momento di avanzare.

Cari compatrioti,

Mi ritengo sostenuta e rincuorata dalla vostra inesauribile forza per conquistare la libertà e l’uguaglianza.

Credo in voi, donne e giovani iraniani, credo in voi miei compatrioti appartenenti alle etnie Baluch, Araba, Azera, Turcomanna ,Lor e Bakhtiari.

Con la vostra forza avete disabilitato Khamenei, e sarà la stessa forza a rovesciare  la dittatura religiosa.

Sì, siamo nell’era dell’aggressione e dell’ avanzamento.

E’ finita l’era dei Mulla, è il momento delle 1000 Ashraf e dell’Esercito per la Liberazione.

Quindi dico a voi, figli della patria, ergetevi.

Organizzate i nuclei della lotta e della resistenza

per la Libertà e la Sovranità Popolare…

Avanti, avanti, avanti. 

   

   

 

  

 

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