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Le Nazioni Unite cedono ad un Iran intimidatorio riguardo alla questione del camp Ashraf

HUPP POST – Di Firouz Mahvi , 10 gennaio, 2012
Per tutti quelli che l’ anno scorso,  hanno seguito  gli sviluppi della vicenda del Campo di Ashraf in Iraq  in cui vivono 3400 dissidenti, il 31 dicembre 2011 era considerata una data terribile.
Per quel giorno,  l’ Iraq aveva disposto una scadenza ” irreversibile” per la chiusura del Campo e per obbligare i residenti a lasciare il campo, che si trova a 60 miglia a nord est di Baghdad. Una campagna mondiale ha trasformato Ashraf in una priorità di portata internazionale. Sia l’ Unione Europea che gli Stati Uniti hanno incaricato messi diplomatici  di occuparsi  della particolare questione di Ashraf. La questione e stata portata di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite due volte, ed alla fine, l’Iraq ha dovuto arrendersi alle pressioni. Il 21 dicembre, Il primo ministro  iracheno Nouri Al Maliki  ha annunciato una proroga  di sei mesi per la scadenza entro cui verrà chiuso Ashraf.
Quindi, il tanto temuto attacco di fine anno, ( pianificato dai mullah di Teheran da parecchio tempo),  sul Campo di Ashraf è fallito.
Ciò è avvenuto per due ragioni: 1)  la campagna internazionale in Europa ed America, che ha fatto comprendere ai  decisionisti la situazione ad Ashraf. 2) L’abilita  con cui  Maryam Rejavi, la leader della resistenza iraniana, ha trattato la questione. Quest’ultima, pur continuando ad insistere sugli ovvi diritti di Ashraf, ha convinto i residenti a mostrare una flessibilità determinante, e a rinunciare ai loro diritti in favore di una soluzione pacifica.
Nonostante questo grande successo, la situazione dei residenti di Ashraf rimane incerta,  dato che  molte questioni rimangono irrisolte, e devono essere affrontate rapidamente per evitare un’ altra tragedia.

Il 25 dicembre, il messo diplomatico in Iraq del segretario generale delle Nazioni Unite, Martin Kobler,  ha firmato un  Memorandum  di Intesa (MoU) con l’Iraq. Il MoU ha delle mancanze fondamentali. La sicurezza dei residenti è stata ” esclusivamente” consegnata  alle stesse forze irachene che,  nel luglio 2009 e nell’ aprile 2011, avevano attaccato ed ucciso 47 di loro e ne avevano feriti più di mille.
Durante i suoi incontri in Europa e negli Stati Uniti con i rappresentanti dei residenti di Ashraf,  l’ Ambasciatore Kobler ha promesso che non firmerà niente senza la loro approvazione.  Effettivamente, il segretario generale delle Nazioni Unite aveva precedentemente sottolineato la necessita di una soluzione accettabile da entrambe le parti.  Nella sua relazione  al Consiglio di Sicurezza del 7 luglio 2011, Ban Ki Moon  ha spronato gli stati membri ad “appoggiare e facilitare l’ applicazione di qualunque accordo accetto al governo iracheno e ai residenti del campo.”
Quindi  i residenti di Ashraf sono rimasti piuttosto scioccati, quando sono stati informati tramite la stampa, che il MoU era stato firmato senza che ne fossero a conoscenza e senza  il loro consenso. Ciò ha inferto un grave colpo alla fiducia degli abitanti di Ashraf verso le Nazioni Unite.
Per aiutare i progressi di un piano pacifico internazionale,  il 28 dicembre 2011,  la Signora Rajavi ha rilasciato una dichiarazione,  in cui diceva che 400 dei residenti di Ashraf erano pronti a trasferirsi con i loro veicoli e tutti i beni mobili in un ex campo militare americano vicino a Baghdad chiamato “Camp Liberty”, e che i residenti verranno interrogati dall’ UNHCR sulla loro condizione di rifugiati, per poter poi trasferirsi in altri  paesi.
E ormai chiaro che la zona di Camp Liberty assegnata  ai residenti di Ashraf comprende meno di 1 Km quadrato dei 40 Km quadrati che gli americani avevano lasciato agli iracheni. 150 poliziotti iracheni saranno presenti a tempo indeterminato  all’interno del campo. La zona e costituita da una serie di roulotte fatiscenti. In seguito alla partenza delle forze statunitensi, la maggior parte delle attrezzature, strutture e servizi sono stati saccheggiati. L’elettricità, l’acqua e la rete fognaria non funzionano come dovrebbero, e l’unica sala per il pranzo è molto lontana dalle roulotte. I malati, i disabili e gli anziani non possono farne uso. Muri di cemento alti 3-4 metri  recentemente costruiti, circonderanno la zona.
Il governo  iracheno si e opposto alla richiesta dei residenti di trasferire le proprie automobili e beni molbili da Ahsraf a Camp Liberty. Gli ufficiali respingono anche l’idea di mandare un gruppo di 5-10 ingegneri da Ashraf in anticipo, per fare un primo controllo a Camp Liberty e valutarne le strutture e la sistemazione dei residenti.

Non si comprende come  trasportare veicoli e proprietà nella propria nuova casa e vederla in anticipo,  possa rappresentare un rischio per la sovranità del paese. Piuttosto, il diritto di sovranità  è degenerato in una disperata scusa per perseguire l’intento malvagio del regime religioso al potere in Iran.
Ciò che sta accadendo in questo momento,  è il trasferimento forzato ed una chiara violazione dei diritti dei residenti.
Sebbene l’UNHCR abbia riconosciuto i residenti di Ashraf come “richiedenti di asilo” secondo  il diritto internazionale, i quali devono ” godere della basilare  protezione della propria sicurezza e benessere”,  la procedura di verifica,  i colloqui con i residenti di Ashraf, e l’ulteriore conferma della loro condizione di rifugiati,  non sono ancora cominciati.  Gli incomprensibili atti di bullismo del  governo iracheno, a cui l’ UNAMI ha ceduto, hanno ritardato le procedure di trasferimento dei residenti verso un altro luogo,  da parte dell’ UNHCR.  Di conseguenza, la procedura di valutazione per stabilire la condizione di rifugiati dei residenti si trova in un limbo.

Il ruolo giocato dall’  America e dal ‘  Unione Europea fino ad ora,  è stato piuttosto deludente. In generale, fino ad ora  l’ Unione Europea non ha neanche accettato i residenti di Ashraf che erano residenti dell’ Unione Europea: circa 900 persone non hanno bisogno di sottoporsi all’  intera procedura dell’ UNHCR,  e non ha neanche accettato  quelli che sono in condizioni di salute critiche. La baronessa Ashton ha appena rilasciato dichiarazioni in appoggio al rappresentante dell’ Unione Europea in Iraq, (che non è un modo intelligente di mettere i residenti di Ashraf sotto pressione), senza usare la sua influenza  per far si che l’Iraq smetta di imporre restrizioni e di esercitare pressione sui residenti. L’Unione Europea è stata cosi accondiscendente con Baghdad  che il mese scorso,  al suo rappresentante per Ashraf,  non è stato concesso il visto per entrare in Iraq!
L’America avrebbe potuto esercitare pressione sull’ Iraq perché smettesse di ostacolare il piano di trasferimento. L’ America avrebbe potuto rimuovere i PMOI/MEK dalla sua lista nera, dato che corti competenti non hanno trovato prove convincenti che giustifichino questa definizione. Tale mossa avrebbe avuto implicazioni politiche enormemente positive, e avrebbe aperto la strada per il trasferimento dei residenti di Ashraf in altri paesi.
Esercitando pressioni sui residenti di Ashraf affinché accettino le condizioni dettate da Maliki,  l’ America,  l’ Unione Europea e le Nazioni Unite stanno di fatto appoggiando  le condizioni arbitrarie dell’ Iraq. La vera preoccupazione per i residenti, non riguarda i loro veicoli o le strutture del campo:  la vera preoccupazione è che tutto fa pensare che Camp Liberty sta diventando una prigione.  Un amico iracheno mi ha detto la settimana scorsa: “Lì ambasciatore Kobler si sta comportando in maniera più cattolica del Papa, dato che sembra più intenzionato del governo iracheno ad evacuare Ashraf.”
Firouz Mahvi, attivista dei diritti umani
 

 

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