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La Siria oggi serve il regime teocratico e mantenere al potere Bashar al-Assad è il limite invalicabile per il regime dittatoriale iraniano

Fino a che le Guardie Rivoluzionarie saranno presenti in Siria, la crisi continuerà

Il criminale mullah Ali Saeedi, rappresentante di Khamenei nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, il 13 Settembre ha detto che mantenere al potere Bashar al-Assad è il limite invalicabile per il regime dei mullah in Siria. Il 18 Giugno 2017 Khamenei aveva detto che se le Guardie Rivoluzionarie non stessero combattendo in Siria, oggi si starebbe combattendo nelle città iraniane.

Giovedì 14 Settembre il dittatore siriano ha elogiato Khamenei in una lettera inviatagli definendolo “Imam” e “Leader Supremo della Rivoluzione”, per il ruolo avuto dal regime nella conquista di altre zone della provincia di  Deir-al-Zour e nell’uccisione dei siriani.

Queste confessioni, che sono solo alcuni esempi delle migliaia di dichiarazioni simili rese dai leaders del regime, oltre al vergognoso accordo di 10 giorni fa tra Hezbollah ed ISIS, ordinato da Khamenei e approvato da Assad, confermano il fatto che fino a quando le Guardie Rivoluzionarie e le sue milizie mercenarie resteranno in Siria, non si asterranno dal commettere qualunque crimine e massacro in questo paese e la crisi siriana continuerà. Cacciare il regime teocratico ed espellere le Guardie Rivoluzionarie con le milizie mercenarie che commettono crimini sotto la bandiera sciita, è il primo passo necessario per raggiungere la pace e la tranquillità in Siria.

Sostituire l’ISIS con le Guardie Rivoluzionarie e le milizie in Siria o Iraq, approfittando delle condizioni fornite dalla coalizione internazionale, oggi è il più grosso pericolo che minaccia la regione. Perciò alle Guardie Rivoluzionarie e alle sue milizie non deve essere permesso di conquistare altre zone della Siria con l’aiuto dell’esercito di Assad.

Ali Saeedi, rappresentante di Khamenei nelle Guardie Rivoluzionarie, che ha definito i crimini e la guerra in Siria “difendere i sacri santuari di Ahl al-Bayt”, ha detto che “mantenere al potere Bashar al-Assad è il limite invalicabile del regime in Siria”. Ha poi aggiunto che oggi l’Iraq e la Siria sono al servizio dell’Islam (cioè del fascismo religioso) e che questo deve essere spiegato dai religiosi e dai missionari alla gente”. “A volte diciamo che cosa hanno a che fare la Palestina, la Siria, l’Iraq, il Libano con noi… noi abbiamo una responsabilità nel mondo”, ha detto in risposta al disprezzo generale per l’ingerenza del regime nella regione, “e noi stiamo gettando le basi per la globalizzazione dell’Islam”.

Khamenei e il leaders del regime hanno ripetutamente affermato che se non si combatte in Siria e in altri paesi della regione, la guerra si trascinerà in Iran, insieme alle persone.

Il 18 Giugno 2017 Khamenei ha detto: “Se non fosse per i martiri difensori del sacro santuario, oggi dovremmo combattere elementi malvagi e i nemici di Ahl-alBayt (AS) nelle città iraniane… L’attuale sicurezza del paese si deve ai difensori del santuario”.

Il 6 Gennaio 2017 aveva anche detto: “Se non avessimo fermato il nemico in Siria, avremmo dovuto fermarlo a Teheran, Fars, Khorasan ed Isfahan”. Khamenei aveva anche  espresso la sua preoccupazione il 5 Febbraio 2016 dicendo: “Se non avessero combattuto in Siria… avremmo dovuto combattere con loro qui a Kermanshah e Hamedan e nelle altre province per fermarli”.

Rouhani l’8 Febbraio 2016 aveva ammesso che grazie al peso della presenza in Siria e Iraq, aveva ottenuto concessioni durante i negoziati sul nucleare. “Se i nostri coraggiosi comandanti non avessero resistito a Baghdad e a Samarra, a Fallujah e a Ramadi, e non avessero aiutato il governo siriano a Damasco e ad Aleppo, non avremmo avuto la sicurezza per negoziare così bene”.

Il 20 Settembre 2016, il mullah Nategh Nouri, capo dell’Ufficio Ispettivo Speciale di  Khamenei, aveva detto: “Il Libano, la Siria e la Palestina sono i nostri argini. Quando oggi diamo consigli e martiri alla Siria è per far sì che il nemico non arrivi ai nostri confini”.

Velayati, consigliere di Khamenei, il 19 Dicembre 2015 ha chiesto a Bashar al-Assad e al regime siriano di essere il limite invalicabile per il regime, dicendo: “I siriani non potranno trovare una persona che sia fedele a loro come Bashar al-Assad”.

Il 9 Ottobre 2015, i media ufficiali hanno citato il brigadiere generale Hamedani, l’alto comandante delle Guardie Rivoluzionarie ucciso in Siria a Settembre 2015, dicendo: “La profondità della nostra strategia è la Siria… Dal punto di vista geopolitico, la Siria è la chiave per collegare i tre continenti, Europa, Asia e Africa. Uno dei nostri maggiori obbiettivi e ideali (del regime), è la liberazione di Quds. La Siria è la chiave per la regione. Rispetto all’Iraq, al Libano e lo Yemen, la Siria è una priorità. Se qualcuno di questi paesi dovesse avere un problema, non perderemmo tanto quanto perderemmo se accadesse in Siria. Perciò gli obbiettivi che avevamo in Siria erano obbiettivi strategici”. Gli stessi media lo hanno citato il 6 Ottobre dicendo: “A Marzo 2012 i terroristi (cioè l’Esercito Libero Siriano) si stavano avvicinando alla vittoria… Sono stati abili a stringere il cerchio e ad avvicinarsi al palazzo presidenziale siriano a Damasco, tanto che avrebbero potuto occupare presto il palazzo. La situazione era molto complicata. Bashar al-Assad si considerava sconfitto e stava cercando di andare in un altro paese”.

L’11 Ottobre 2015, Mohsen Rezaee, segretario del Consiglio per il Discernimento ed ex-capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie aveva detto: “Hamedani è stato ucciso in Siria per tenere l’insicurezza fuori da Teheran”.

Il 19 Novembre 2015, il generale Jafari, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, aveva detto: “Se non fosse stato per Hamedani, Damasco sarebbe caduta due o tre anni fa e non si sa quale fronte di resistenza avrebbe dovuto affrontare. In un paese come la Siria… se i loro obbiettivi non si realizzeranno, questo avrà un effetto diretto sulla nostra sicurezza”.

La Guardia Rivoluzionaria Ali Shamkhani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale del regime, il 29 Dicembre 2014, in occasione della morte di Taghavi, uno dei comandanti delle Guardie Rivoluzionarie, aveva detto: “Rivoltanti persone pettegole ci dicono in questi giorni perché abbiamo a cuore quello che sta avvenendo in Iraq e in Siria. Se non combattessimo in Iraq e in Siria, se Taghavi e quelli come lui non si sacrificassero a Samarra, noi dovremmo sacrificare il Sistan, l’Azerbaijan, Shiraz ed Isfahan … Taghavi e quelli come Taghavi oggi stanno spargendo il loro sangue prima che noi spargiamo il nostro a Teheran. Noi dobbiamo difendere e spargere il nostro sangue a Samarra”.

Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – Comitato Affari Esteri

15 Settembre 2017

 

 

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