venerdì, Febbraio 3, 2023
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“LA RESPONSABILITA’ DI EVENTUALI VITTIME AD ASHARAF E’ ANCHE DEGLI USA E DELLE NAZIONI UNITE”

Aldo Forbice                                
 
Di recente ci siamo occupati del “caso” di Asharaf ,cioè di  alcune  migliaia di iraniani, oppositori del regime islamico di Teheran,da anni residenti in Iraq,in una cittadina  da loro costruita. Questi dissidenti che hanno goduto della protezione americana (dai tempi dell’occupazione dell’Iraq) e,successivamente,anche delle Nazioni Unite,hanno subito angherie,violenze e attacchi  dell’esercito iracheno (ossequiente agli ordini della dittatura di Ahmadineyad) ,che hanno provocato più di 50 vittime. Ora però più di 3200 uomini e donne sono stati trasferiti a Camp Liberty,con la promessa di un’emigrazione assistita nei paesi occidentali. Ma le promesse non sono state mantenute e ora il rischio per la vita di migliaia di iraniani è diventato molto più alto. Si è parlato di tutto questo anche il 2 febbraio scorso a Parigi ,nel corso di una grande conferenza internazionale (con la partecipazione di iraniani dissidenti giunti da tutto il mondo e di  personalità,di vari partiti,che sostengono  la causa della resistenza iraniana). Un discorso di grande apertura per combattere il regime di Teheran è stato pronunciato da Maryam  Rajavi ,presidente del Consiglio della resistenza iraniana .Ci ha colpito,in particolare, l’appassionato intervento  dell’americano Howard  Dean ,un ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti ed ex presidente del partito democratico.
 Dean ha criticato  Barack Obama ,ma anche le Nazioni Unite, di “perdersi in chiacchiere”,con “niente fatti” per “la loro incapacità di affrontare adeguatamente la grave situazione dei richiedenti asilo iraniani residenti a Camp Liberty ,in Iraq . Una struttura definita “una prigione”, “dove persone innocenti stanno morendo a causa di incompetenza burocratica “. Il rappresentante americano ha apprezzato molto la decisione di vari governi di cancellare la Resistenza iraniana dalle liste delle organizzazioni terroristiche (Usa,Ue,Canada e Australia) rivolgendo un appello agli Usa e alle Nazioni Unite perché intervengano rapidamente per “aiutare quanti sono imprigionati a  Camp  Liberty”. Ed ha aggiunto: “Più di 3100 dissidenti iraniani ,che gli Stati Uniti disarmarono con la promessa di proteggerli, si trovano ora in un campo di prigionia presso Baghdad.Gli Stati Uniti devono assicurare il loro trasferimento fuori dall’Iraq. Se queste persone venissero uccise dai militari iracheni ,la responsabilità non ricadrebbe solo sul governo iracheno,ma anche su quello americano che non ha mantenuto le sue promesse.” Fin’ora,infatti,su 3500 persone (un centinaio sono ancora a Camp Asharaf ) solo cinque sono riuscite a “passare” in Europa . “ Se le Nazioni Unite sono troppo lente – ha sottolineato Dean – c’è il rischio che molte persone perderanno la vita. Questo non è accettabile. Se dovesse verificarsi un orrore di questo tipo mi unirò a tutti coloro che sostengono la necessità di ridurre gli stanziamenti finanziari per le Nazioni Unite. Non si può tollerare che un regime,come quello iraniano,che nega i diritti umani,continui a interferire anche in Iraq perseguitando i dissidenti”. Dean  ha affermato di condividere le parole dell’ambasciatore Usa alle Nazioni Unite,Bill Richardson, e cioè che “il regime iraniano costituisce oggi il maggior pericolo sulla faccia della terra”.
Questa settimana è stata caratterizzata dall’uccisione del leader dell’opposizione tunisino ,Chokri Belaid,definito ormai il Matteotti della Tunisia. Infatti,così come il regime fascista,su ordine preciso di Mussolini,fece rapire e assassinare il parlamentare socialista Giacomo Matteotti,il maggior partito islamico fa fatto altrettanto con il laico Belaid.Ora c’è il rischio di un nuovo bagno di sangue in una terra che aveva dato il via alle primavere arabe,con la cacciata del dittatore Bel Alì. Ma ,lo stesso fenomeno ( ormai con decine di morti di oppositori) lo ritroviamo in Egitto ,in Libia e altrove ( La Siria  è un caso a parte,dove la guerra civile è ancora in corso,ma le vittime in questi ultimi giorni sono ormai centinaia).
L’ inquietante situazione di questi paesi ci fa riflettere sul lungo percorso ancora da percorrere verso la democrazia e la tutela dei diritti umani ,che chiamano in causa la responsabilità delle Nazioni Unite ( e dell’Europa).Non si possono ,infatti,utilizzare le risorse petrolifere di questi paesi,limitandosi a programmi di assistenza e forniture di armi (come si sta facendo con la Libia) .E’ troppo poco. Poi non ci lamentiamo se nuove ondate migratorie ( e i segnali già si avvertono) si muoveranno verso l’Europa e, in modo particolare,verso l’Italia.
                                                                                                                 

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