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La Resistenza Iraniana ha identificato più di 110 funzionari coinvolti nel massacro dei prigionieri politici del 1988

Più di 110 alti funzionari iraniani, coinvolti nel massacro dei prigionieri politici avvenuto nel 1988 in Iran, sono stati identificati. Questi individui erano membri delle “Commissioni della Morte” a Teheran e in altre 16 province. L’identità della stragrande maggioranza di questi funzionari e il loro ruolo nel massacro dei 30.000 prigionieri politici, erano rimasti segreti per circa tre decenni.

Queste nuove informazioni sono state rivelate questa mattina durante una conferenza stampa ad Oslo, organizzata dall’Ufficio di Rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Durante la conferenza stampa la Resistenza Iraniana ha fornito anche, per la prima volta,  i dettagli su 213 funzionari del regime che hanno compiuto il massacro ed erano coinvolti nell’emissione delle condanne a morte in 35 città di tutto l’Iran.

Le informazioni sui funzionari coinvolti nel massacro sono state raccolte dalla Resistenza Iraniana negli ultimi tre mesi, basandosi su fonti interne al regime e sul suo vasto social network attivo in Iran.

Queste informazioni rivelano che tantissimi funzionari responsabili del massacro del 1988, attualmente ricoprono alcune delle più alte cariche in Iran. Ad esempio: Mostafa Pour-Mohammadi, ministro della giustizia nel governo di Hassan Rouhani, era il principale funzionario del ministero dell’intelligence coinvolto nel massacro del 1988. Il 28 Agosto 2016 si è vantato pubblicamente del suo ruolo durante il massacro che ha definito “l’applicazione di un comandamento di Dio”.

Hanno preso parte alla conferenza Perviz Khazai, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana nei paesi nordici, Ingvald Godal, ex-membro del Comitato Esteri e della Difesa del parlamento norvegese e Julie E. Kroepelien, avvocato norvegese.

Le vittime del massacro del 1988 furono sepolte in fosse comuni sparse in tutto il paese. Nonostante il numero totale delle fosse comuni resti sconosciuto, l’esistenza di decine di esse è certa. La Resistenza Iraniana è riuscita a confermare l’esistenza di queste fosse comuni in almeno 12 province iraniane, compresa Teheran, ed ha recentemente raccolto dettagli su otto fosse comuni mai rivelati prima.

I partecipanti alla conferenza hanno ribadito che un’inchiesta dell’ONU è un atto da lungo tempo dovuto e hanno lanciato un appello al governo norvegese perché solleciti questa indagine.

Inoltre hanno detto che la Norvegia, nota per il suo primato nel campo dei diritti umani e per i suoi principi, deve avere un ruolo guida nel richiedere alla commissione dell’ONU l’avvio di un’inchiesta su questo crimine contro l’umanità e di porre fine all’impunità dei funzionari del regime iraniano.

I partecipanti alla conferenza stampa hanno sottolineato che l’attuale sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU sta deliberando su una risoluzione riguardante la situazione dei diritti umani in Iran. È assolutamente appropriato che la Norvegia chieda che il caso del massacro del 1988 e la necessità di un’indagine indipendente, vengano inseriti nella risoluzione.

Alla fine di Luglio del 1988, il fondatore della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini, emise una fatwa ordinando il massacro dei prigionieri politici. Secondo questa fatwa qualunque prigioniero che fosse rimasto fedele al PMOI doveva essere giustiziato. Vennero create delle “Commissioni della Morte” in oltre 70 città. Queste erano formate da un giudice religioso, un procuratore ed un rappresentante del ministero dell’intelligence. Nel giro di pochi mesi, circa 30.000 prigionieri politici, perlopiù attivisti del PMOI (o MeK), vennero massacrati.

All’inizio di Agosto 2016 è emersa una registrazione audio dell’ex-erede di Khomeini, Hossein-Ali Montazeri, che protestava con i membri della Commissione della Morte. La registrazione ha portato alla luce nuovi aspetti di questo massacro che hanno scioccato la società iraniana. Per quasi tre decenni Teheran ha cercato di tenere segreto il massacro, ma questa situazione è cambiata nelle ultime settimane e la questione si è trasformata in una grave crisi politica e sociale che sta colpendo i più alti funzionari del regime.

Ufficio di Rappresentanza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana nei Paesi Nordici

4 Novembre 2016