mercoledì, Novembre 30, 2022
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La recessione e la disoccupazione continuano in Iran 

CNRI – Secondo l’ex-rettore della facoltà di Economia dell’Università di Teheran, il tasso reale di disoccupazione è diverse volte più alto di quello annunciato ufficialmente e non diminuirà nel prossimo futuro. Già in passato il ministro del lavoro aveva annunciato che il tasso di disoccupazione del paese non sarebbe diminuito nei prossimi anni.

All’inizio di quest’anno, il Centro di Statistica del regime ha annunciato, nel suo dettagliato rapporto sul mercato del lavoro del 2016, che il numero dei disoccupati nel paese è arrivato a tre milioni.

Intanto, alcuni esperti economici del regime ritengono che questo dato non sia reale, aggiungendo che, tenendo conto della disoccupazione nascosta e dei laureati , il numero dei disoccupati nel paese raggiungerà i 15 milioni.

“La recessione e la disoccupazione continueranno e non credo che si potranno risolvere nei prossimi quattro anni”, ha detto Abbasali Abunouri, economista ed ex-rettore della facoltà di Economia all’Università di Teheran, in un’intervista all’agenzia di stampa ufficiale Nasim-Online, giovedì 15 Giugno.

Secondo il Centro di Statistica del regime, poco più del dieci per cento dei lavoratori iraniani era sottoccupato lo scorso anno e alcuni esperti si riferiscono a questo gruppo e ai laureati pronti ad entrare nel mercato del lavoro, come ai disoccupati sconosciuti del paese.

Tra i sottoccupati ci sono, tra gli altri, coloro le cui ore di lavoro settimanali sono inferiori a quelle stabilite dalla legge sul lavoro, coloro che sono senza lavoro a causa di un rallentamento delle attività della loro azienda o quelli che si trovano attualmente disoccupati a causa del loro tipo di lavoro.

Nel frattempo, il sito web presidenziale ha citato Hassan Rouhani, il quale ha detto che all’inizio di quest’anno “invece di creare posti di lavoro per i nostri giovani, hanno aperto le porte delle università per farli entrare, così ora abbiamo cinque milioni di studenti universitari, 800 mila dei quali si laureano ogni anno ed entrano nel mercato del lavoro”.

A questo dato bisogna aggiungere il numero di quelli che cercano lavoro senza una laurea e quello dei disoccupati cronici. Considerando tutto questo, almeno un milione e duecentomila persone entrano nel mercato del lavoro iraniano ogni anno.

Uscire dalla recessione e creare crescita economica, sono i prerequisiti essenziali per creare un’occupazione sostenibile. Intanto anche il settore edilizio, una forza trainante per molti altri settori, che ha un ruolo importante a questo riguardo, è anch’esso in recessione.

“Un’alta densità di integrazione nel settore edilizio, ha reso impossibile a questo settore uscire dalla recessione a breve termine”, dice Abbasali Abunouri, aggiungendo: “Perciò, la mia previsione è che il settore edilizio continuerà a subire una profonda recessione”.

La crisi occupazionale, che va avanti anche con il dodicesimo governo, era già stata confermata da alcuni esponenti di governo, come Ali Rabiei, Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali del regime. Parlando del piano del governo per la creazione di un milione di posti di lavoro nel 2017, Rabiei un po’ di tempo fa aveva detto che “se il tasso di creazione di posti di lavoro rimarrà al suo attuale livello nei prossimi 4-5 anni, anche il tasso di disoccupazione rimarrà lo stesso”.

Con un milione e duecentomila persone in cerca di lavoro che entrano nel mercato ogni anno, il tasso di disoccupazione aumenterà per la fine di quest’anno, a meno che Rouhani non riesca a creare un milione di posti di lavoro.

Secondo il Centro di Statistica del regime, lo scorso anno sono stati creati 615.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è arrivato, dall’11% dello scorso anno, al 12,4% dell’inizio di quest’anno.

In un’intervista al sito web Fararoo news, il 14 Giugno l’economista Ali Dini-Torkamani ha parlato della “errata e granitica struttura delle organizzazioni e dell’alto numero di centri di potere”, come dei più importanti problemi economici per Rouhani, dicendo che con il loro enorme potere decisionale “questi centri a volte mettono nei guai il governo con le loro decisioni”.

La maggior parte di queste organizzazioni, come le Guardie Rivoluzionarie, agiscono al comando del leader Ali Khamenei e, nonostante utilizzino fondi pubblici, non pagano tasse, né le loro attività vengono efficacemente monitorate.

 

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