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La politica sull’Iran e i disperati tentativi di screditare i Mojahedin del Popolo Iraniano ( MEK )

di Farzin Hashemi – Membro del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ( CNRI )

La scorsa settimana ancora una volta la politica sull’Iran è stata ampiamente discussa sui media. Contemporaneamente nelle ultime settimane, ci sono stati sempre più appelli ad un nuovo approccio verso l’opposizione iraniana, il MEK. L’annuncio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale americano che “l’Iran è ufficialmente avvertito”, ha destato molta attenzione. Questa posizione è stata seguita da altri Tweets del Presidente Trump e da una nuova tranche di sanzioni, aprendo alla prospettiva di un cambiamento della politica e dell’approccio degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.

Bisogna ricordare che la posizione americana è stata una reazione a molti atti provocatori dell’Iran, tra cui un nuovo test di lancio di un missile balistico in grado di trasportare una testata nucleare. Contemporaneamente i mullah si sono vantati di aver testato le loro nuove potenti centrifughe, quasi otto volte più produttive delle vecchie.

Per quanto riguarda la Resistenza Iraniana e i suoi componenti, tra cui l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK/PMOI), imporre sanzioni a molti individui ed organizzazioni affiliate al regime teocratico per il loro ruolo nella proliferazione missilistica, è un passo positivo per combattere questa dittatura terrorista e illegittima responsabile, tra le altre, di 120.000 esecuzioni politiche.

Ma per affrontare le minacce che provengono dal Padrino del terrorismo di stato e dalla più grossa fonte di guerra e instabilità nella regione, che ha avuto il ruolo più significativo nell’ascesa al potere e nella sopravvivenza dell’ISIS, è fondamentale imporre sanzioni globali alle Guardie Rivoluzionarie (IRGC), alle organizzazioni ad esse affiliate, al Ministero dell’Intelligence e alle altre organizzazioni coinvolte nella repressione del popolo iraniano e nell’esportazione del terrorismo. L’IRGC, le sue milizie affiliate e i suoi comandanti devono essere espulsi dai paesi della regione, in particolare dall’Iraq, dalla Siria e dallo Yemen, altrimenti la regione non rivedrà più la pace e la tranquillità.

La prospettiva di un cambiamento nella politica americana ha già scosso, non solo il regime iraniano e le sue lobbies, ma anche gli apologeti e i difensori della vecchia e fallimentare politica di accondiscendenza. Allo scopo di preservare “l’età dell’oro”, espressione usata dai funzionari dei mullah, tra di loro e a volte anche pubblicamente, per definire gli ultimi anni della politica americana sull’Iran, questi sono ricorsi ad una strategia duplice.

Attraverso la loro propaganda sui media, sotto varie vesti, hanno cercato di creare una “camera dell’eco” nella quale qualunque suggerimento sulla necessità di una politica decisa verso Iran e il suo comportamento banditesco, sia in patria che all’estero, viene definito “guerrafondaio”. Stanno cercando disperatamente di intimidire coloro che chiedono un cambio di politica che appoggi il popolo dell’Iran attraverso false etichette.

Contemporaneamente, sono impegnati in una massiccia campagna di disinformazione per screditare l’opposizione democratica, il MEK e la coalizione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) guidata dalla sua presidente eletta Maryam Rajavi. Attraverso la diffusione di notizie false sul MEK/PMOI, create del Ministero dell’Intelligence del regime dei mullah e dalla sezione di intelligence dell’IRGC, il loro obbiettivo è quello di presentare questo falso messaggio, e cioè che non esiste nessuna opposizione credibile e quindi il mondo deve accettare e avere rapporti con la dittatura religiosa al potere in Iran. Perciò il nocciolo della questione non sono le loro ridicole accuse, ma il loro piano segreto per mantenere la politica di accondiscendenza.

Quindi la scelta da fare è semplice: o appoggiare la banca centrale del terrorismo internazionale che ha al suo attivo l’esecuzione di 120.000 dissidenti uccisi per ragioni politiche, la maggior parte dei quali, ironia della sorte, erano membri e simpatizzanti del PMOI/MEK, o stare al fianco del popolo iraniano nella sua lotta per un Iran libero e democratico nel quale non ci saranno più esecuzioni, né discriminazione sessuale, né sostegno ai gruppi terroristici e destabilizzazione dell’intera regione e né un programma sulle armi nucleari.

Il 9 Gennaio 2017, 23 illustri personaggi politici americani, molti dei quali con alle spalle anni di servizio nello stato, hanno esortato la nuova amministrazione “ad adottare e perseguire una politica sull’Iran che riconosca gli interessi e i diritti inalienabili del popolo iraniano e non solo il regime teocratico che lo governa”. Sottolineando il fallimento della politica precedente e la speranza che l’accordo sul nucleare possa portare ad un cambiamento nel comportamento dell’Iran, i firmatari hanno ribadito che la politica aggressiva del regime fa parte dei suoi sforzi per “preservare il vulnerabile sistema dittatoriale”. Inoltre hanno chiesto che venga ascoltata la voce del popolo iraniano attraverso il CNRI e il MEK.

Essendo pienamente consapevoli del fatto che tutte le accuse rivolte al MEK, compresa la ridicola etichetta terroristica imposta in passato al MEK solo per ragioni politiche e che alcuni “media e alcune comunità politiche continuano a riciclare accuse diffamatorie di decenni fa”, hanno scritto: “Noi sappiamo ora che queste designazioni a gruppo terroristico, imposte dai governi occidentali alla resistenza, non furono fatte in risposta ad atti di terrorismo confermati, ma furono tutti gesti diplomatici fatti su richiesta di Teheran. Il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano per molti anni ha danneggiato l’opposizione in esilio diffondendo clandestinamente dichiarazioni false e distorte attraverso terze parti in Occidente. Altri governi, come quello tedesco e olandese, tengono sotto stretto controllo le operazioni di influenza dell’Iran sul loro suolo. Un’approfondita indagine del controspionaggio americano è chiaramente necessaria e ampiamente in ritardo”.

Infine hanno concluso raccomandando alla nuova amministrazione: “Con una comprensione più illuminata delle priorità e delle vulnerabilità del regime iraniano, la sua amministrazione sarà pronta ad esercitare quell’influenza che consentirà agli Stati Uniti di opporsi alla repressione e all’avventurismo di Teheran, combattendo, al contempo, per i valori fondamentali che entrambi i nostri popoli condividono”.

In breve: i mullah sono più vulnerabili che in qualunque altro momento in patria. Il 2016 ha visto un netto progresso della resistenza in patria. La rete del MEK in Iran ha diffuso l’appello per assicurare alla giustizia i responsabili delle esecuzioni di massa in Iran, in particolare del massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici, compiuto a seguito di un decreto di Khomeini per l’esecuzione di tutti gli affiliati al MEK che si rifiutavano di rinnegare l’organizzazione. Oggi le varie posizioni assunte dal popolo iraniano su questo massacro hanno scosso l’intero establishment.

Anche se le lobbies di Teheran e i difensori della compiacenza continueranno disperatamente ad impiegare tutte le loro risorse per screditare la resistenza, ed in particolare il MEK (PMOI) e per cercare di preservare una politica vecchia e fallimentare, il loro tempo è scaduto.

L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/ MEK)

L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (nota anche come MEK o Mujahedin-e-Khalq / Mujahedeen-e-Khalq), fu fondata il 6 Settembre 1965, da Mohammad Hanifnejad, Saeed Mohsen e Ali-Asghar Badizadgan. Tutti ingegneri, avevano fatto già parte del Movimento per la Libertà (noto anche come Movimento di Liberazione), creato da Medhi Bazargan a Maggio del 1961.

La ricerca del MEK è culminata in una vera interpretazione dell’Islam, il quale è intrinsecamente tollerante e democratico e totalmente compatibile con i valori della civiltà moderna. Ci sono voluti sei anni al MEK per formulare la sua visione dell’Islam e per  sviluppare una strategia per sostituire la monarchia dittatoriale iraniana con un governo democratico.

L’interpretazione dell’Islam del MEK

Il regime teocratico dei mullah crede che interpretare l’Islam sia loro dominio esclusivo. Il MEK rifiuta questa opinione e la visione reazionaria dell’Islam dei religiosi. L’esaustiva interpretazione dell’Islam del MEK si è dimostrata essere più persuasiva e allettante per i giovani iraniani. I fondatori e i nuovi membri del MEK hanno studiato le varie scuole di pensiero, la storia iraniana e quella degli altri paesi, cosa che ha consentito loro di analizzare altre filosofie e ideologie con considerevole conoscenza e di presentare la loro stessa ideologia, basata sull’Islam, come risposta ai problemi dell’Iran.

Gli arresti della leadership del MEK negli anni ’70

La famigerata polizia segreta dello Scià, la SAVAK, arrestò tutti i leaders del MEK e la maggior parte dei suoi membri nel 1971. A Maggio 1972 i fondatori del MEK, Mohammad Hanifnejad, Saeed Mohsen e Ali Asghar Badizadegan, insieme a due membri della leadership del MEK, Mahmoud Askarizadeh e Rasoul Meshkinfam, furono portati di fronte al plotone di esecuzione e giustiziati dopo lunghi mesi di detenzione e torture. Essi furono la vera avanguardia, che combatté contro il regime dittatoriale dello Scià, ma sono anche ricordati per la loro opposizione a ciò che oggi è noto come “fondamentalismo islamico”.

La condanna a morte di Massoud Rajavi, un membro del comitato centrale del MEK, venne commutata nel carcere a vita a seguito di una campagna internazionale condotta da suo fratello che viveva a Ginevra, il Dr. Kazem Rajavi (assassinato nell’Aprile del 1990 a Ginevra dagli agenti dei mullah), dell’intervento personale del presidente francese Georges Pompidou e di François Mitterrand. Massoud Rajavi fu l’unico sopravvissuto della leadership originaria del MEK.

Il ruolo fondamentale di Massoud Rajavi nella definizione dell’estremismo religioso

Dal 1975 al 1979, nonostante la sua detenzione in diverse carceri, Massoud Rajavi guidò la lotta del MEK pur essendo costantemente sotto tortura per la sua posizione di leader.

Massoud Rajavi sottolineava la necessità di continuare la lotta contro la dittatura dello Scià e allo stesso tempo definiva il fanatismo religioso quale primaria minaccia interna all’opposizione popolare, mettendo in guardia dalla nascita e dalla crescita del fanatismo religioso e dell’autocrazia. Inoltre ha avuto un ruolo cruciale quando alcune fazioni volevano sfruttare il vuoto creatosi nella leadership del MEK, che era stata tutta condannata a morte o imprigionata in quel periodo, per rivendicare un cambiamento di ideologia e di politica. Massoud Rajavi come leader del MEK, condanna questo abuso individuale del nome del MEK, mentre continua a ribadire l’importanza della lotta contro la dittatura. I suoi sforzi mentre si trovava ancora in prigione, costrinsero questi individui a non agire più sotto il nome del MEK e ad adottare un nome diverso per il loro gruppo. Queste posizioni sono rimaste il manifesto del MEK fino alla caduta del regime dello Scià.

Il rilascio dei prigionieri politici negli ultimi giorni dello Scià

Un mese prima della rivoluzione del 1979, lo Scià venne costretto a fuggire dall’Iran per non ritornarvi mai più. Tutti i leaders dell’opposizione democratica fino a quel momento erano stati giustiziati dalla SAVAK dello Scià o arrestati e potevano esercitare pochissima influenza sullo svolgersi degli eventi. Khomeini e la sua cerchia di mullah in tutto il paese, che, in linea di massima era stata risparmiati dall’ira della SAVAK, erano l’unica forza rimasta illesa e poterono approfittare del vuoto politico. In Francia Khomeini ricevette la massima esposizione dai media mondiali. Con l’aiuto dei suoi seguaci religiosi si impadronì di una rivoluzione che era iniziata con gli appelli alla democrazia e alla libertà e la deviò verso i suoi obbiettivi fondamentalisti. Grazie ad una eccezionale combinazione di eventi storici, i religiosi sciiti presero il potere in Iran.

La graduale repressione del MEK di Khomeini per paura del suo sostegno popolare

In alcuni discorsi interni Rajavi, il leader rimasto del MEK, affermò che  Khomeini rappresentava la fascia reazionaria della società e che predicava il fascismo religioso. In seguito, i primi giorni seguenti alla rivoluzione del 1979, i mullah e specificatamente Rafsanjani, citarono queste dichiarazioni per incitare i picchiatori hezbollah ad attaccare il MEK.

Dopo la rivoluzione il MEK divenne il più grosso partito politico organizzato dell’Iran. Contava centinaia di migliaia di membri che operavano dagli uffici del MEK in tutto il paese. La pubblicazione del MEK, “Mojahed”, veniva diffusa in 500.000 copie.

Khomeini creò un Assemblea degli Esperti composta da sessanta mullah tra quelli a lui più vicini e fedeli per ratificare il principio del velayat-e faqih (la supremazia assoluta del potere religioso) quale pilastro della Costituzione. Il MEK lanciò una campagna nazionale in opposizione a questo provvedimento, che ebbe un enorme sostegno popolare. In seguito il MEK rifiutò di approvare la nuova costituzione basata sul concetto del velayat-e faqih sottolineando, al contempo, il suo rispetto delle leggi del paese, per negare ai mullah qualunque pretesto per colpire ulteriormente i sostenitori del MEK che venivano regolarmente presi di mira dagli scagnozzi, ufficiali e non, del regime.

Khomeini approvò l’occupazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti nel 1979 allo scopo di creare una follia anti-americana, che facilitò lo svolgimento di un referendum per l’approvazione della Costituzione, che il MEK rifiutò.

I tentativi del MEK di partecipare al processo politico evitando un conflitto, non voluto, con le forze repressive del governo

Il MEK partecipò attivamente al processo politico, presentando candidati alle elezioni parlamentari e presidenziali. Il MEK prese anche parte, con passione, al dibattito nazionale sulla struttura del nuovo regime islamico, sebbene non riuscì ad ottenere una assemblea costituente eletta per redigere la costituzione.

Allo stesso modo il MEK fece un tentativo di partecipazione politica quando (all’epoca) Massoud Rajavi corse per la presidenza a Gennaio del 1980. Il leader del MEK fu costretto a ritirarsi quando Khomeini stabilì che erano eleggibili solo i candidati che avevano appoggiato il referendum di Dicembre, che il MEK aveva boicottato. Nel suo discorso al momento del ritiro, Rajavi sottolineò gli sforzi del MEK di conformarsi alle norme elettorali, ribadendo l’intenzione del MEK di portare avanti i suoi obbiettivi politici nell’ambito del nuovo sistema legale”. (rapporto non classificato sull’Organizzazione dei Mojehedin del Popolo Iraniano (PMOI/ MEK) del Dipartimento di Stato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Dicembre 1984)

Ma il MEK si ritrovò presto in uno scontro diretto con le forze del leader supremo del regime. Le differenze tra il MEK e Khomeini risalgono agli anni ’70 e nascono dalla sua opposizione a ciò che oggi è noto come estremismo islamico. Furioso per la posizione presa dal MEK contro il suo regime e preoccupato della crescente popolarità del MEK, Khomeini ordinò una brutale repressione contro il MEK e i suoi sostenitori. Tra il 1979 e il 1981, circa 70 membri e simpatizzanti del MEK vennero uccisi e diverse migliaia di altri vennero arrestati dal regime iraniano.

20 Giugno 1981- Khomeini ordina di aprire il fuoco su una pacifica manifestazione di mezzo milione di sostenitori del MEK

La svolta arrivò il 20 Giugno 1981, quando il MEK organizzò una manifestazione per protestare contro la repressione del regime e chiedere libertà politica, alla quale parteciparono mezzo milione di sostenitori. Khomeini ordinò alle Guardie Rivoluzionarie di aprire il fuoco sulla folla che aumentava, temendo che, senza la totale repressione, l’opposizione democratica (il MEK) lo avrebbe costretto ad impegnarsi in riforme serie. Una maledizione per quanto lo riguardava. Così ordinò l’esecuzione sommaria e di massa degli arrestati.

Da allora gli attivisti del MEK sono stati le prime vittime delle violazioni dei diritti umani in Iran. Oltre 120.000 dei suoi membri e sostenitori sono stati giustiziati dal regime iraniano e 30.000 di questi furono giustiziati nel giro di pochi mesi nell’estate del 1988, per una fatwa diretta di Khomeini, il quale affermò che qualunque prigioniero che fosse rimasto fedele al MEK doveva essere giustiziato.

Essendogli stati negati i suoi diritti fondamentali ed essendo caduto sotto un massiccio attacco in un momento in cui milioni di suoi membri, sostenitori e simpatizzanti non avevano nessuna protezione contro la brutale offensiva del regime iraniano, il MEK non ebbe altra scelta che resistere al regno del terrore dei mullah.

“Verso la fine del 1981, molti membri e sostenitori del MEK andarono in esilio. Il loro rifugio principale fu la Francia, ma nel 1986, dopo alcuni negoziati tra i francesi e le autorità iraniane, il governo francese li trattò in realtà come stranieri indesiderati e la leadership del MEK, insieme a diverse migliaia di seguaci, si trasferì in Iraq”. (sentenza della Commissione di Appello delle Organizzazioni Proscritte, 30 Novembre 2007)

Il MEK oggi

Il MEK oggi è il più vecchio e grosso gruppo musulmano anti-fondamentalista del Medio Oriente. È attivo da più di mezzo secolo, battendosi contro due dittature e una lunga serie di problemi. Il MEK sostiene:

• Il suffragio universale quale unico criterio di legittimità

• Un sistema di governo pluralista 

• Il rispetto delle libertà individuali

• Il divieto di utilizzo della pena di morte

• La separazione tra religione e stato

• La totale parità tra i sessi

• L’uguale partecipazione delle donne alla leadership politica. Il MEK è effettivamente guidato dal suo comitato centrale formato da 1000 donne.

• Un sistema giudiziario moderno basato sul principio di innocenza, il diritto alla difesa e ad un giusto processo

• Il libero mercato

• Le relazioni con tutti i paesi del mondo

• L’impegno ad un Iran non-nuclearizzato

Il MEK resta un’organizzazione forte e coesa, con una vasta portata sia nel mondo che all’interno dell’Iran. Il MEK è la voce guida per la democrazia in Iran, sostenuta dalla sua interpretazione dell’Islam che scredita il regime fondamentalista dei mullah.