mercoledì, Novembre 30, 2022
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La maggioranza del Parlamento Italiano chiede l’incriminazione degli autori del massacro dei membri dei Mojahedin del Popolo compiuto nel 1988 dal regime iraniano

CNRI – Alla vigilia della grande convention dell’opposizione iraniana a Parigi, la maggioranza del Parlamento italiano ha emesso un comunicato in cui chiede l’incriminazione e la condanna degli autori del massacro dei prigionieri politici del 1988. Questo massacro, compiuto su ordine emesso dal primo leader del regime iraniano Ruhollah Khomeini, viene considerato un crimine contro l’umanità.  

Il comunicato della maggioranza del Parlamento italiano è stato firmato  da cinque vice-ministri, quattro ex-ministri, due segretari generali di partito e da decine di presidenti e vice-presidenti di varie commissioni parlamentari.

ecco il testo del documento:

Dichiarazione 2017

Appello per l’incriminazione dei responsabili del massacro dei prigionieri politici in Iran del 1988 per crimini contro l’umanità

In concomitanza con l’escalation delle esecuzioni arbitrarie avvenute in Iran nelle ultime settimane, la rivelazione di nuovi dettagli sul massacro dei prigionieri politici del 1988 ha scioccato la società iraniana. La pubblicazione di una registrazione audio di un incontro, il 15 Agosto 1988, tra l’Ayatollah Montazeri, l’allora successore dell’Ayatollah Khomeini, e quattro funzionari della magistratura e dell’intelligence responsabili di aver compiuto le uccisioni a Teheran, ha rivelato dettagli scioccanti sul più grosso massacro di prigionieri politici dalla Seconda Guerra Mondiale.

I quattro funzionari facevano parte di un famigerato comitato noto tra i prigionieri come “la commissione della morte”. Un membro di questa delegazione, Mostafa Pour Mohammadi, è l’attuale ministro della giustizia del governo Rouhani, un altro presiede la Corte Suprema Disciplinare per i Giudici e un terzo è stato procuratore generale fino a pochi mesi fa, prima di essere nominato da Ali Khamenei presidente di uno dei più importanti centri di potere politico ed economico del regime teocratico, oltre ad essere stato menzionato come possibile successore di Khamenei come leader supremo.

Secondo un ex-incaricato del Ministero dell’Intelligence, 33.700 prigionieri politici furono giustiziati nel massacro compiuto su ordine di Khomeini a Luglio 1988. Un ex-funzionario dell’ufficio presidenziale ha fissato il totale ad oltre 20.000. Khomeini dichiarò nella sua fatwa: “Dato che i traditori ipocriti (Mojahedin) non credono nell’Islam e che le loro affermazioni sono radicate nell’inganno e dell’ipocrisia. Dato che i loro leaders hanno confessato di essere divenuti dei rinnegati e dato che stanno dichiarando guerra a Dio, … si decreta che quelli che si trovano nelle carceri di tutto il paese e restano fermi nel loro appoggio agli ipocriti, stanno dichiarando guerra a Dio e sono condannati all’esecuzione”.

In risposta alle domande del suo responsabile della giustizia Khomeini ribadì: “Se una persona, a qualunque livello o in qualunque momento mantiene il suo appoggio agli ipocriti, la condanna è l’esecuzione. Annientate i nemici dell’Islam immediatamente”.

L’Ayatollah Montazeri scrisse tre lettere di protesta a Khomeini e alla commissione della morte avvertendo che “il massacro di migliaia di persone in soli pochi giorni” avrebbe avuto conseguenze disastrose. I Mojahedin rappresentano “un’idea e un modo di pensare” scrisse, e “la loro credibilità risulterà aumentata” da queste uccisioni.

Molti dei condannati erano stati in precedenza condannati a pene carcerarie e stavano scontando, o avevano già finito di scontare, la loro pena. Altre vittime di queste esecuzioni, arrestate in seguito all’editto di Khomeini, erano prigionieri che erano già stati rilasciati o persone che avevano legami familiari con i membri del PMOI.

Le commissioni della morte vennero create a Teheran e in oltre 70 capitali e città di provincia. Nel 1990, citando un ex-prigioniero politico del carcere di Dastgerd ad Isfahan, Amnesty International scrisse che 10 persone vennero giustiziate quasi ogni giorno tra Agosto e Dicembre 1988. In seguito i prigionieri appresero che stava succedendo lo stesso nelle altre carceri. Amnesty International, Human Rights Watch e the International Federation of Human Rights Leagues hanno definito questo massacro un crimine contro l’umanità.

L’acquiescenza verso questa orribile carneficina e, di fatto, l’immunità dei suoi autori, molti dei quali attualmente ricoprono cariche di alto livello nell’autorità politica, giudiziaria e della sicurezza, praticamente li incoraggia a compiere altri crimini.

Pertanto esortiamo il governo italiano:

1. A condannare con fermezza il massacro del 1988 ed a condizionare le relazioni con il regime iraniano alla fine delle attuali esecuzioni

2. A sollecitare l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani ed il Consiglio per i Diritti Umani, l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad inserire nella loro agenda un’indagine su questa atrocità e ad assicurare alla giustizia i suoi autori ed ideatori.

 

 

 

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