domenica, Dicembre 4, 2022
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La lotta democratica e per la libertà dei Mojahedin del popolo iraniano

L’Europa, grazie alle proprie leggi liberali e democratiche, ristabilisce la verità e la giustizia sulle illogiche e perverse calunnie fabbricate dal regime dei mullà per perseguitare e demonizzare la principale organizzazione democratica di opposizione alla dittatura religiosa.  1 Parte

Imagedi Esmail Mohades*

Agenzia Radicale, 30 gennaio – Sì, il Consiglio dei ministri dell’UE ha depennato, il 26 gennaio 2009, l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (PMOI), dalla lista dei gruppi terroristici. Javier Solana, Rappresentante per la Politica Estera europea, ha dichiarato che l’UE non poteva più mantenere la PMOI nella lista nera, e noi siamo perfettamente d’accordo con lui. L’inserimento della PMOI nella lista nera dell’UE era avvenuto  il 2 maggio 2002 su richiesta insistente del regime religioso iraniano, dopo che nel marzo 2001 era stata inserita nelle organizzazioni  proscritte in Gran Bretagna.

 Il regime iraniano aveva intensificato i propri sforzi al fine di far  includere la PMOI nella lista dei terroristi dell'Unione Europea, tanto  che lo stesso Kamal Kharrazi, ministro degli Esteri del regime iraniano, durante il governo del mullà Khatami, dichiarò esplicitamente in diverse occasioni che aveva avanzato la richiesta formale all'Unione Europea di includere PMOI nella lista delle organizzazioni terroristiche. La decisione inglese era stata presa dall'allora  ministro degli Interni Jack Straw il quale, successivamente il 1 febbraio 2006 in una intervista alla radio BBC, riconobbe  che il titolo era stato conferito sotto la pressione del regime iraniano.
In seguito, il 17 aprile 2002, il quotidiano belga “La Libre” riferiva di  “forti pressioni da parte del regime iraniano al fine di includere “una certa organizzazione iraniana” ed il “movimento di opposizione” all'interno della lista dei terroristi dell'Unione Europea.
Nel maggio 2002, il governo britannico fu l’unico Stato membro che fece pressione sull’UE per designare la PMOI come organizzazione terroristica.

Da subito, già nel luglio 2002, i Mojahedin del popolo avanzarono la  richiesta formale al Tribunale di Primo Grado della Comunità Europea in Lussemburgo per l'annullamento della decisione del Consiglio dei ministri dell’UE. La Corte ha depositato la sua sentenza il 12 dicembre 2006 con la quale si annullava la decisione del Consiglio dei ministri dell’UE di tenere la POMI nella lista dei gruppi terroristici. Per due anni l’UE ha tentato in tutti i modi di non dare applicazione alla sentenza che imponeva di togliere dalla lista nera la PMOI per non scontentare i negoziatori del regime iraniano. Per due anni la PMOI ha condotto una battaglia legale e legittima in cui diversi Commissioni europee, Corti di giustizia e tribunali, dopo aver esaminato tutte le carte e gli atti di accusa contro l’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano, incluse le informazioni ricevute da altri paesi o organizzazioni, comprese quelle del regime iraniano e dei suoi agenti attivi all’estero, hanno dichiarato illegittimo il mantenimento nella lista nera. Così il 23 giugno 2008 entrambe le Camere del Parlamento inglese  hanno approvato  la rimozione dei Mojahedin del popolo dalla lista delle organizzazioni proscritte in Gran Bretagna. Per quattro volte la Corte Europea  di Giustizia – organo fondante dell’UE,  si è pronunciata favorevolmente perché si cancellasse il nome dei Mojahedin dalla lista dell’UE, e l’ultima volta il 17 dicembre 2008 in modo perentorio e inequivocabile.

Finalmente il 26 gennaio 2009 gli iraniani democratici che lottano per l’affermazione della libertà, della democrazia, della pace e della civiltà in Iran hanno visto in Europa riconosciuta la giustizia e ristabilita la verità sulle illogiche e perverse calunnie fabbricate dal regime dei mullà per perseguitare e demonizzare, sia in patria che all’estero, i Mojahedin la principale organizzazione democratica di opposizione alla dittatura religiosa.
Ma chi sono i Mojahedin, qual è la loro storia, quali sono le loro idee, le loro azioni, il programma politico, il loro radicamento nella lotta del popolo iraniano? La bibliografia storiografica e la documentazione più attuale da cui attingere è ampia e sotto gli occhi di tutti; occorre avere  un po’ di pazienza ed onestà intellettuale e si può ricostruire un quadro oggettivo. Dichiariamo subito che non fanno parte della documentazione – che fa sempre bene conoscere per capire con chi si ha a che fare –  né i  dossier falsi e la propaganda calunniosa costruiti ad hoc dal regime ufficialmente, né quelli più subdoli dei servizi segreti del regime, tantomeno le dichiarazioni estorte ad ex appartenenti all’organizzazione dei Mojahedin del popolo oggi al servizio del regime. 

Chi conosce le dittature sa quanto sia grande l’odio per gli oppositori che vengono perseguitati e uccisi non solo fisicamente ma anche con il falso, la calunnia, la maldicenza, la negazione. Solo un esempio, il regime sia nelle dichiarazioni ufficiali che attraverso i suoi agenti dei servizi più  o meno segreti, scredita la sua principale opposizione, i Mojahedin,  facendo circolare la “notizia” che non godono di appoggio popolare. Un tempo dicevano “nessun sostegno”, oggi dicono “scarso”.  E a proposito del termine  “munaffikin” (ipocriti), il primo ad usarlo contro i Mojahedin fu Khomeini per giustificare da un punto di vista religioso  –  il suo –  lo sterminio di massa documentato di migliaia di membri e simpatizzanti dei Mojahedin, comprese donne incinte ed adolescenti. Perché la storia possa essere anche magistra vitae consigliamo, a chi utilizza nell’informazione solo il materiale fornito dal regime,  la lettura critica del Mein Kampf di Hitler – agli occidentali più noto forse di Khomeini –  e lo studio di come si instaurò la dittatura nazista, dalla calunnia sull’incendio del Reichstag alle leggi contro gli ebrei. Non sarebbero da trascurare neanche le menzogne dei negazionisti della Shoah di cui il regime iraniano è uno sponsor attivo.  Sempre per riflettere criticamente sui crimini delle dittature, anche quella religiosa dei mullà, sulle persecuzioni dei dissidenti, sulla distorsione e la negazione della verità e per farsi venire qualche dubbio o curiosità di andare a vedere oltre e altrove.
Ma è  anche necessario almeno un cenno alla storia della  lotta per la democrazia del popolo dell’Iran e alla storia dei Mojahedin del popolo iraniano per la democrazia e la libertà.

La lotta per la democrazia in Iran ebbe l’inizio sul finire dell’Ottocento, da allora sono accadute molte cose in Iran, ma la democrazia non è mai stata attuata. Pertanto il compito di portare la democrazia in questo paese di antica cultura  grava tuttora sulle spalle dei patrioti iraniani. A ogni generazione il suo compito, alla gioventù iraniana quello di instaurare la democrazia in Iran. I Mojahedin del popolo, punta di diamante della lotta per la democrazia, sono l’essenza di questa lotta secolare. Nell’era khomeinista sono caduti sotto la scure della dittatura centinaia di migliaia di Mojahedin del popolo, ma mai hanno allentato la loro lotta per la democrazia nel loro paese. La PMOI come organizzazione politica e sociale è stata fondata nel 1965 per opporsi al regime dispotico dello sciah e per instaurare un regime democratico basato esclusivamente sul suffragio popolare. I Mojahedin del popolo,  movimento di ispirazione islamica, credono nell’Islam democratico e tollerante,  e perseguono  l’obiettivo della democrazia, contro il regime religioso al potere in Iran. E’ noto che i Mojahedin del popolo siano il più attivo e diffuso movimento d’opposizione in Iran, e hanno sviluppato e praticato, in più di quarant’anni, un’interpretazione democratica dell’Islam, contrapposta al fondamentalismo religioso, e che è  improntata in particolare alla valorizzazione del ruolo delle donne. Dal 1985 il loro segretario generale è una donna. Certo è che l’Islam democratico e tollerante dei Mojahedin del popolo è diametralmente opposto alla lettura integralista e questo dà l’alibi agli opportunisti e ai superficiali di etichettarli come marxisti. Se la PMOI si batte per la libertà, anzi la concepisce come il suo ideale supremo, sa bene che non c’è libertà senza giustizia.

 

(* portavoce dell'Associazione dei laureati iraniani in Italia)

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