giovedì, Febbraio 2, 2023
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La libertà è l’essenza e il messaggio dell’islam – Maryam Rajavi

CNRI – «La libertà è l’essenza e il messaggio dell’islam. Al contrario, ciò che non è conforme alla libertà e ciò che si appoggia sull’ignoranza, sulla coercizione e sulla costrizione non è l’islam. Noi diciamo che credere nell’islam e agire secondo l’islam devono avvenire sulla base della libera scelta, della conoscenza e della libertà, e non della costrizione», ha dichiarato Maryam Rajavi il 4 agosto presso Parigi. La signora Rajavi si esprimeva durante una conferenza internazionale arabo-musulmana dopo un Iftar (l’interruzione serale del digiuno del Ramadan) in solidarietà con la Resistenza iraniana e con Ashraf, con la partecipazione di centinaia di personalità musulmane di 17 Paesi, di delegazioni parlamentari di 14 Paesi arabi e di altre personalità. La conferenza ha rivolto un appello per una condanna dell’Iraq da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e della Lega Araba, a causa della repressione dei Mujaheddin del Popolo dell’Iran (OMPI).
Sotto la guida di Sid Ahmed Ghozali, già primo ministro algerino, hanno preso la parola personalità come Bariza Khiari, vice-presidente del Senato francese, Patrick Kennedy, numerosi rappresentanti della comunità musulmana di Francia (fra i quali Khalil Meroun, imam della moschea di Evry), e numerose delegazioni del Medio Oriente e dell’Africa del Nord.
Questo il discorso pronunciato dalla signora Rajavi.

Vorrei, in questa conferenza organizzata in occasione del mese di Ramadan, parlare della libertà. La libertà, questa luce divina che è il messaggio dell’islam di Maometto. Ma prima di affrontare questo tema, vorrei rivolgere i miei saluti più cordiali ai fratelli che combattono in questo momento una battaglia ammirevole in Siria.
In 17 mesi, 20.000 delle nostre sorelle e dei nostri fratelli siriani sono caduti come martiri, e il massacro si estende alle sorelle e ai fratelli palestinesi in Siria, che sono anch’essi caduti martiri in gran numero. Questo torrente di sangue è il messaggio dei popoli del Medio Oriente che gridano che l’epoca delle dittature è passata. Oggi, vi sono da un lato il fascismo religioso al potere in Iran che tenta con i suoi aiuti in armi, in informazioni, finanziari e logistici di mantenere al potere Bashar al-Assad, e dall’altro numerosi governanti d’oriente e d’occidente che o danno prova di tradimento e d’ingiustizia con il popolo siriano, o tacciono e restano passivi.
Malgrado tutto, il popolo siriano e il suo eroico esercito di liberazione fanno avanzare la battaglia per la libertà e sono loro gli artefici del proprio destino vittorioso. In nome del popolo iraniano e della sua Resistenza, noi salutiamo con rispetto tutti loro e i loro nobili martiri.
Ramadan è il mese della pietà e della libertà. Un mese di devozione il cui obiettivo esaltante è la dignità dell’essere umano. Il nostro Profeta Maometto quando fu scelto donò un messaggio semplice e breve:
«Dì: “Non c’è altro Dio che Lui”, per essere salvo e libero.»

È un messaggio che ancora oggi si rivolge a tutti. Dì: «Tutte le dittature saranno rovesciate». Dì: «Il fascismo della ‘Guida suprema’ in Iran sarà vinto». E dì: «I simboli dell’oppressione e della schiavitù crolleranno, e tu troverai la salvezza».
È così che all’appello della preghiera dell’alba e del tramonto del sole nel mese di Ramadan, e nelle parole di لااله الاالله («Non c’è altro dio che Dio»), e «Allah o Akbar» («Dio è grande»), noi intendiamo la buona novella della libertà. La buona novella della fine degli idoli e dei simboli dell’imprigionamento e della schiavitù, la buona novella del rovesciamento del regime iraniano della ‘Guida suprema’, la buona novella di una società libera, giusta e senza caos.
L’integralismo islamista, primo nemico della libertà
33 anni fa il popolo iraniano si sollevò per la libertà, ma si è ritrovato di fronte a una dittatura sotto la copertura della religione. A quell’epoca, molte delle nostre sorelle e molti dei nostri fratelli arabi, in particolare nella nostra cara Palestina, riponevano nella rivoluzione iraniana molte speranze, che sono state tutte tradite dai mullah. Khomeini si mise a reprimere le libertà. Insanguinò la primavera iraniana. Egli lanciò ciascuna delle sue misure repressive nel nome dell’islam. Abusare dell’islam per instaurare la repressione e la tirannide, ecco il più grande tradimento di Khomeini.
A decine di migliaia, nelle prigioni e sul fronte della guerra, gli iraniani sono stati vittime dei crimini di quel regime, ma il più grande crimine e il più grande tradimento che Khomeini e i mullah hanno commesso è che tutti tali crimini sono stati perpetrati nel nome dell’islam. Con i suoi atti e le sue parole, egli ha dato di questa religione dell’unicità l’immagine dello strumento della dittatura più spaventosa per assassinare le libertà.
Tuttavia oggi il mondo dell’islam, dai Paesi arabi all’Iran, è ovunque alla ricerca di libertà. I popoli vogliono liberarsi, i popoli rigettano la dittatura. E tutti s’interrogano su ciò che dice l’islam a proposito della libertà. L’islam è il motore della libertà o un ostacolo? Le azioni di Khomeini, dei suoi eredi e degli integralisti che dopo Khomeini sono saliti al potere in numerosi luoghi del mondo, che rapporto hanno con l’islam?
Vorrei rendevi partecipi della nostra esperienza in Iran, del confronto dei Mujaheddin musulmani iraniani con un regime che si dice esso stesso musulmano… Nel tempo, questo confronto si è accentuato e dopo 33 anni la principale forza di opposizione a quel regime sono sempre i Mujaheddin musulmani, gli stessi Mujaheddin di Ashraf e di Camp Liberty. Cosa dicono questi Mujaheddin musulmani iraniani a proposito dell’islam? E dall’inizio, che dicevano di fronte a Khomeini?
Per riassumere, dirò in una parola che il conflitto ha riguardato la libertà e che oggi il conflitto riguarda sempre la libertà. È ciò che ha detto Massoud Radjavi a Khomeini nel suo primo e ultimo incontro con lui, dandogli come argomento dei versetti del Corano e la lettera che l’Imam Ali, il primo imam sciita, aveva scritto a Malek Ashtar allora governatore d’Egitto. Khomeini era stato allora obbligato a dichiarare che la libertà ha il favore dell’islam e questo era stato ripreso da giornali iraniani dell’epoca. Da questo punto di vista, Khomeini considerava i Mujaheddin come i suoi peggiori nemici poiché essi sono dei perfetti difensori della libertà.

L’imam Ali scrisse a Malek Ashtar:
«Apri il tuo cuore alle persone del popolo e amale. Guardati dall’essere crudele con loro, poiché queste persone sono sia tuoi fratelli in religione, sia tuoi simili in umanità».
Ma agli occhi di Khomeini, per preservare il suo regime sotto la copertura dell’islam, la repressione degli oppositori, la discriminazione e anche la menzogna e l’inganno sono leciti, o meglio indispensabili.
Il solo crimine di Massoud Radjavi era il rifiutare la dittatura religiosa che Khomeini aveva instaurato sotto il nome di «tutela da parte della ‘Guida suprema’» e denunciarla a voce alta come contraria all’islam e ai suoi insegnamenti liberatori.
Massoud ha respinto l’appello di Khomeini a sostituire la sovranità e il voto del popolo con la tutela dispotica della ‘Guida suprema’. Egli diceva che tracciare dei confini, erigere dei campi e imporre delle discriminazioni fra il musulmano e il non musulmano nella gestione di un Paese è un errore. In breve, i Mujaheddin dicevano a Khomeini che la sovranità appartiene al popolo e non ai mullah, che la libertà di associazione politica e la libertà d’espressione di coloro che pensano diversamente è un diritto e che l’islam protegge questo diritto.
Khomeini diceva chiaramente: «Se in qualità di ‘Guida suprema’ io dico qualcosa e tutto il popolo dice un’altra cosa, è la mia parola che conta e non quella degli altri».
Un anno dopo la rivoluzione in Iran, quando si discuteva sulla costituzione, proprio come attualmente è questione di costituzione nell’insieme dei Paesi arabi, noi non abbiamo votato la costituzione della ‘Guida suprema’ che privava il popolo della sua sovranità. La tutela della ‘Guida suprema’ è prima di tutto in contrasto con l’islam di Maometto. Perché? Perché calpesta il diritto di voto del popolo. Non si può sopprimere nel nome dell’islam il voto popolare.
Ma Khomeini ha posto le fondamenta del suo regime sotto la copertura dell’islam sulla base della tutela della ‘Guida suprema’ e della dittatura religiosa. Nel 1987, egli scriveva in una lettera a Khamenei che per fare avanzare le decisioni del potere e proteggere il regime della ‘Guida suprema’ è permesso fermare la preghiera e il pellegrinaggio alla Mecca.
Queste parole chiare di Khomeini sono state registrate nella sua raccolta di discorsi, in cui dice che per preservare l’islam, vale a dire il proprio potere, egli è autorizzato a mentire, è autorizzato a bere dell’alcool, è autorizzato a spiare. Ed è in tale maniera che egli ha commesso il più grande tradimento contro l’islam.
L’islam libera dalle catene
La nostra religione è quella di un Profeta del quale Dio ha detto che egli è venuto per liberare dalle catene che ostacolano il popolo.
Liberare dalle catene che ostacolano il popolo significa liberarlo dalle costrizioni, vale a dire liberarlo dall’oppressione, liberarlo da ogni sorta di repressione e di sfruttamento. In verità, questa è la differenza più importante che distingue l’islam autentico dalla versione integralista dell’islam.
Da un lato c’è un islam che sostiene l’oppressione e l’aggressione e dall’altro un islam che si oppone alla tirannide. Sì, l’islam è la religione della libertà. Il nostro Dio è quello della libertà. Nella conoscenza islamica degli esseri umani, una persona si riconosce dal risveglio della sua coscienza e dalla sua libertà. L’essere umano è una creatura libera dei suoi atti, dotata di libertà e di libera scelta.
Il Corano insiste sul fatto che l’essere umano è in grado di scegliere la propria strada:
«L’essere umano è dotato del potere di distinguere il bene del male»
e
«l’essere umano è in grado di cambiare il proprio destino».
La libertà è l’essenza e il messaggio dell’islam. Al contrario, ciò che non è conforme alla libertà e ciò che si appoggia sull’ignoranza, sulla coercizione e sulla costrizione non è l’islam.

Noi diciamo che credere nell’islam e agire secondo l’islam devono avvenire sulla base della libera scelta, della conoscenza e della libertà, e non della costrizione. Nessuna religione può essere imposta perché è una questione che riguarda il cuore e le convinzioni delle persone. Ciascuno è libero di scegliere la propria religione.
La sura Al Baqara (‘della Giovenca’) dice:
«Non c’è costrizione nella religione».
Nella sura Yunus (‘di Giona’) si può leggere:
«e se il tuo Creatore l’avesse voluto, tutte le creature avrebbero avuto la fede. Allora tu, o profeta, le costringerai forse con ripugnanza ad aderirvi?».
Nella sura Hud è scritto:
«Noè disse ai suoi: “Posso forse, se voi considerate (i segni di Dio) sgradevoli, costringervi?”».
Sì, l’unicità di Dio e l’islam sono intimamente legati e vanno di pari passo con la libertà dell’essere umano e il diritto di voto del popolo. Agli occhi dell’islam, tutto ciò che si oppone alla libera scelta e alla libertà dell’essere umano non ha credito.
Nessuna religione obbligatoria, nessuna devozione obbligatoria, nessun velo obbligatorio.
Ma diteci dunque, dove nel Corano è scritto che chi non accetta una religione deve essere punito? L’islam è una religione di tolleranza. Il santo Corano dice che non esiste differenza tra i nostri profeti. Ecco perché noi consideriamo anche il Cristo come un profeta e la via di Mosè non è distinta da quella di Maometto.
L’islam autentico è il difensore del voto popolare ed è il voto popolare che è il fondamento della legittimità politica. Il Corano dice anche al Profeta di Dio:
«Consulta (il popolo) negli affari. Quindi, quando hai preso una decisione poni la tua fiducia in Allah».
E Dio dice a proposito dei credenti:
 «Rispondi alla chiamata del tuo Signore, stabilisci la Salat [preghiera rituale], conduci i loro affari con reciproca consultazione, spendi dal sostentamento che Noi abbiamo dato loro».
Questo significa che il Corano colloca le assemblee e il voto popolare al medesimo rango della preghiera…
L’islam protegge anche la libertà d’espressione e costituisce uno strumento d’opposizione e di critica nei confronti dei governanti e non un ostacolo in questo. I primi dirigenti dell’islam discutevano anche con coloro che non credevano in Dio e rispettavano il loro diritto di espressione.
La sura Zemr dice:
«La buona novella viene da coloro che prendono le distanze dagli idoli e dalla tirannide e ascoltano tutte le parole e scelgono fra le migliori idee».
Nella lettera di missione di Malek Ashtar, governatore dell’Egitto, da parte del primo imam sciita si può leggere a proposito della libertà di criticare: «I tuoi ministri più vicini devono essere coloro che ti parleranno nel modo più amaro e che ammireranno meno le tue parole e i tuoi atti… Dedica una parte del tuo tempo a coloro che hanno necessità e permetti loro di comparire in assemblee pubbliche. Sii umile davanti a loro e fa’ uscire i soldati, i cortigiani e le guardie perché essi possano parlare senza paura e senza ansia… Io ho sentito più volte il Messaggero di Dio dire che mai un popolo sarà virtuoso se nel suo seno i più deboli non siano capaci di reclamare i propri diritti dai più potenti senza esitazione, senza paura e senza ansia».
Sì, ecco tutto il problema. Lasciate che il popolo si esprima senza paura né ansia. Lasciate che gli oppressi dicano ciò che hanno nel cuore. Lasciate parlare i poveri e i servi.
Garantire la libertà
L’islam, che alimenta la perseveranza del nostro movimento di fronte a una delle dittature più crudeli del nostro tempo, ha la propria fonte nella libertà. È così che nella storia contemporanea dell’Iran due islam antagonisti e ostili formano due campi opposti. Da un lato l’islam ingannevole, ipocrita, l’islam reazionario, l’islam adepto dell’oppressione, della tirannide e dello sfruttamento. Dall’altro, un islam di verità e d’unità, un islam di compassione, un islam il cui messaggio è la libertà.
Di fronte al principio reazionario della tutela della ‘Guida suprema’, noi prendiamo la difesa dell’islam democratico dove la sovranità popolare è il più grande diritto del popolo.
Di fronte al bellicismo e all’esportazione del terrorismo e dell’integralismo sotto la copertura dell’islam, noi seguiamo un islam che prima d’ogni cosa annuncia la pace, l’amicizia e la fraternità fra le nazioni.
Di fronte alla misoginia dei mullah, noi difendiamo un islam che sostiene l’eguaglianza delle donne e degli uomini, un islam che si appoggia sull’eguaglianza e sull’emancipazione delle donne. Oggi le mille donne di Ashraf sono la più bella incarnazione di questa convinzione.
Di fronte alla discriminazione e all’oppressione religiosa, noi prendiamo la difesa del principio della libertà religiosa. 27 anni fa, è stato il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana che ha presentato il piano di separazione della religione e dello Stato.
E di fronte alla sharia dei mullah che applica delle leggi e dei decreti di 1.400 anni fa, noi crediamo nel dinamismo del Corano e dell’islam. I versetti del Corano respingono i dogmi invariabili riguardanti la vita sociale ed economica. Invece, esso offre il metodo dell’ijtihad o interpretazione dei testi che serve a mettere in pratica i principi e i fondamenti coranici sulla base delle condizioni economiche, sociali e politiche del tempo presente, come il Corano stesso spiega. Ed esso giunge sino a dire chiaramente che certi versetti, anche all’epoca del Profeta, rendevano caduchi altri versetti rivelati in condizioni differenti.
Quale che sia l’angolo sotto il quale voi li riguardate, si tratta di due islam totalmente differenti che si affrontano.
Il carattere sacro dell’islam e il suo messaggio di misericordia è il rispetto dei diritti umani, è un messaggio di perdono e di apertura e di rispetto delle libertà individuali e collettive.
Ecco perché l’ho evidenziato più volte e lo ripeto ancora: il fine di questo movimento non è e non è mai stato impadronirsi del potere a qualsiasi prezzo. Il nostro fine è garantire la libertà e la democrazia a qualsiasi prezzo. Come abbiamo affermato molte volte, noi ci accontenteremo, dopo la caduta del regime, di ritrovarci in Iran sulle tombe dei nostri martiri al cimitero di Khavaran.
Il nostro ideale è il credo della libertà, dell’eguaglianza e del diritto del voto popolare e il nostro fine è una repubblica fondata sulla separazione della religione e dello Stato, dove tutte le religioni avranno uguali diritti. Il nostro programma si riassume in tre parole: libertà, democrazia ed eguaglianza.

I residenti di Ashraf di fronte ai peggiori nemici dell’islam
I difensori dell’islam di Maometto che si trovano oggi ad Ashraf e a Camp Liberty perseverano di fronte ai peggiori nemici dell’islam e del Corano. Essi sono l’avanguardia tenace della battaglia per la libertà. Essi sono fedeli alle loro promesse e al loro Dio. E sono persone che hanno detto «Il nostro creatore è Dio» e che hanno perseverato.
I Mujaheddin della libertà hanno fatto dimostrazione dell’islam nella pratica, nella loro sincerità e unità, nella chiarezza delle loro relazioni umane, nel loro rispetto della libertà e dell’eguaglianza delle donne, nella loro adesione all’etica del Profeta Maometto, nella loro modestia e nel loro rifiuto dell’egocentrismo e dell’egoismo, nella loro amabilità, generosità, bontà, compassione per i propri simili.
Ecco che da più di tre anni e mezzo i Mujaheddin di Ashraf e di Camp Liberty, su ordine del regime iraniano, sono bersaglio di aggressioni e vittime di un blocco inumano.
Il problema principale non è la presenza dei Mujaheddin ad Ashraf o a Camp Liberty, o ancora il loro trasferimento al di fuori dell’Iraq; il conflitto verte sull’esistenza di un movimento di resistenza organizzato che i mullah al potere considerano come la sola minaccia alla propria sopravvivenza e che essi cercano invano di annientare o di forzare sotto pressione a cedere.
Il malcontento e la collera del popolo in Iran sono al limite dell’esplosione. I mullah vogliono, prima che esplodano, sbarazzarsi della resistenza. La dittatura siriana, che è un perno del fronte del regime, è sul punto di crollare. I mullah vogliono, prima che questo accada, annientare il principale fattore che condurrà al cambiamento e alla trasformazione in Iran. È da questo che vengono la trasformazione di Camp Liberty in prigione e gli ostacoli che impediscono ai Mujaheddin della libertà di accedere ai loro bisogni umanitari essenziali.
Il governo iracheno, sulla base del piano e delle istruzioni del regime della ‘Guida suprema’, e purtroppo con la collaborazione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, ha fatto di Camp Liberty un carcere. Noi abbiamo mostrato il massimo di flessibilità. Gli abitanti dei due campi hanno ridotto e ancora ridotto le loro richieste e per la partenza del sesto convoglio ciò che chiedono si limita a otto esigenze umanitarie.
Per tali otto punti, essi hanno anche presentato una proposta di soluzione pratica idonea ad ottenere l’unanimità, poiché i residenti si offrono di realizzarla con i propri mezzi e a proprie spese in un breve tempo; ma il governo iracheno si oppone.
Se davvero il governo iracheno vuole espellere i Mujaheddin da Ashraf e dall’Iraq, perché non consente loro di sopperire alle proprie necessità elementari a Camp Liberty? E in questi ultimi giorni con la più grande impudenza ha minacciato che, se rimangono dei residenti di Ashraf che non abbandonano le proprie case senza questi minimi requisiti, essi saranno sloggiati di forza e contro la loro volontà. E nel bel mezzo di tutto questo l’ONU e il governo americano, brandendo un certificato di buone condizioni di vita a Camp Liberty, versano acqua al mulino del governo iracheno e della sua politica di repressione. Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, con le sue prese di posizione parziali in questi ultimi mesi e in particolare nell’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza, ha incoraggiato il governo iracheno. Egli sarà direttamente responsabile d’ora in poi di ogni torto causato ai residenti di Ashraf e, Dio non voglia, del loro sangue versato.
Se il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU dice il vero sul fatto che le norme umanitarie sono rispettate a Camp Liberty, perché non chiede al governo iracheno di aprire le porte del campo ai parlamentari, agli avvocati e agli stessi ufficiali americani che hanno prestato servizio per anni in Iraq e ad Ashraf?
Permettetemi di ricordare che, come hanno dichiarato a più riprese dei membri del Congresso degli Stati Uniti, in particolare la settimana scorsa, il governo americano, nel quadro della Quarta Convenzione di Ginevra e dell’accordo sottoscritto con ciascuno dei residenti di Ashraf, è interamente responsabile della loro protezione. Se gli Stati-Uniti fossero stati fedeli al proprio impegno nei confronti dei residenti di Ashraf, non avrebbero permesso i due massacri ad Ashraf e non avrebbero lasciato il governo iracheno imporre liberamente delle restrizioni inumane ai residenti.
Devo anche ricordare che, poiché dall’inizio del trasferimento ciascun gruppo di residenti ha accettato di partire per Camp Liberty sulla base delle promesse chiare e scritte del governo americano, gli Stati Uniti sono doppiamente responsabili di questa situazione.
Per questo chiedo al Segretario di Stato americano di adempiere alla propria responsabilità e avverto che, se il governo iracheno commetterà un nuovo crimine contro l’umanità, il governo americano ne dovrà rispondere.

E per finire, rivolgo un appello a tutti i musulmani a venire in aiuto alle sorelle e ai fratelli ad Ashraf e a Camp Liberty. È un dovere musulmano urgente, non solamente per portare soccorso ai figli della nazione iraniana, ma per difendere i difensori dell’islam autentico contro il peggiore nemico dell’islam e del Profeta Maometto.
I Mujaheddin della libertà sono di fronte a dei nemici che utilizzano la crudeltà, la bassezza e la menzogna con tutto un arsenale di armi e di strumenti repressivi; ma i residenti di Ashraf dispongono di un’arma che i loro nemici non hanno, cioè la fede nella libertà. Ed è un obiettivo che trionferà su tutte le manovre repressive. È la volontà divina. È il decreto della storia e la logica dell’evoluzione. La libertà, questa luce divina, vincerà e la tirannide della ‘Guida suprema’ crollerà.
Io prego Dio di accordarci la vittoria e di venire in aiuto del popolo iraniano e della sua resistenza per renderla più vicina.
Signore, libera i popoli oppressi di questa regione.
Signore, vieni in aiuto al popolo eroico di Siria in questa battaglia decisiva.
Signore, avvicina la vittoria finale della rivoluzione siriana, la liberazione di Damasco e di tutto quel Paese insanguinato.
Vi ringrazio.

 

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