mercoledì, Dicembre 7, 2022
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La lettera dell’ANPI al Presidente del Consiglio dei Ministri sulla violazione dei diritti umani in Iran

A. N.  P.  I. ASSOCIAZIONE  NAZIONALE  PARTIGIANI  D’ITALIA

COMITATO PROVINCIALE DI CUNEO

On. Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri

Onorevole …,

fra pochi giorni Lei incontrerà in Italia il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rouhani.

 

Come risulta da ogni sua biografia anche ufficiale, si tratta di una persona che ha ricoperto per molti anni cariche di alto rilievo all’interno del regime iraniano, compresa la guida dell’apparato di intelligence e di repressione interna (fra l’altro, coordinando lo spietato soffocamento delle manifestazioni studentesche nel 1999) e quella del negoziato sul dossier nucleare: per il quale si è più volte vantato pubblicamente di avere ingannato i negoziatori occidentali, guadagnando anni di tempo per portare avanti un esteso programma di arricchimento dell’uranio.  

La sa elezione a presidente è avvenuta in pieno accordo con il vero detentore del potere assoluto in Iran, il “Supremo Giureconsulto” Ali Khamenei, e con la necessaria preventiva accettazione della sua candidatura da parte del Consiglio dei Guardiani, che certifica l’assoluta fedeltà dei candidati al regime. In nessun modo, quindi – se non per una finzione propagandistica della quale occorre essere consapevoli – lo si potrebbe considerare un “moderato”: il suo è semplicemente un volto più distensivo di quello del suo predecessore Ahmadinejad, ma il regime degli ayatollah nel suo insieme è rimasto esattamente lo stesso. 

Nel 2014, come ha indicato anche il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon nella sua ultima Relazione annuale, ci sono state non meno di 750 esecuzioni, comprese quelle di persone accusate di avere commesso delitti da minorenni (è del 13 ottobre l’impiccagione della giovane Salbehi, di cui si è occupata la stampa internazionale) e di prigionieri politici. Molte impiccagioni sono avvenute in pubblico. 

In politica internazionale, circa il tentativo del regime di Teheran di posizionarsi come parte della soluzione delle gravi crisi mediorientali in atto, occorre ricordare che si tratta, al contrario, del maggiore fattore di crisi, terrorismo e conflitti nella regione, dall’appoggio al regime di Assad in Siria e alla sua guerra contro lo stesso popolo siriano, all’uso negli anni scorsi del governo fantoccio di al-Maliki in Iraq per la repressione della popolazione sunnita irachena (fattori chiave che hanno permesso al Daesh di guadagnare terreno), al sostegno di Hezbollah in Libano, di Hamas in Palestina e di bande armate nello Yemen e in altri Stati.

L’accordo nucleare, che il regime ha cercato per sbloccare le sanzioni che stavano per dispiegare tutta la propria efficacia, è stato seguito da dichiarazioni del regime sulla ferma intenzione di proseguire senza cambiamenti in tutte le proprie politiche sia di ingerenza in altri Stati che di repressione interna, oltre che dal chiarimento sul fatto che nessuna ispezione di alcuni siti potrà avvenire se il regime stesso non vorrà concederne una specifica autorizzazione.

I rapporti politici con il regime di Teheran non possono, quindi, essere basati su una fiducia che esso ha sempre dimostrato di non meritare, ma devono essere condizionati al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali degli iraniani, delle Convenzioni internazionali in materia e degli accordi chiave in materia di sicurezza nella regione. 

L’Italia sia chiara nel ricordare tutto questo all’attuale presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, come base per qualsiasi altra trattativa.

 

Cuneo 04 novembre 2015

La presidente

Lucia Ughetta Biancotto

 

 

 

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