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La giustizia ha prevalso. Provata la collaborazione per demonizzare le vittime e la legittimità della Resistenza Iraniana

La repressione della Resistenza Iraniana ha distolto l’attenzione dal vero terrorismo ed ha offerto un’ottima opportunità ai fondamentalisti

Martedì 16 Settembre, il giudice investigativo dell’anti-terrorismo dell’Ufficio del Procuratore Pubblico di Parigi, ha ordinato la fine del procedimento avviato a seguito di un infamante dossier aperto 14 anni fa contro la Resistenza Iraniana in cambio di un accordo con il regime dei mullah, ed ha chiuso definitivamente il caso. Questo caso, iniziato con l’accusa assurda di terrorismo e di finanziamento al terrorismo, in assenza di qualunque prova legata al terrorismo, è stato poi deviato verso reati di tipo finanziario come “riciclaggio di denaro e frode”.

Ora, il sistema giudiziario francese afferma che non vi sono neanche prove di reati finanziari. Quindi, nonostante gli interrogatori di falsi testimoni e le informazioni inventate, la magistratura francese ha confermato la falsità di tutte le accuse mosse contro la Resistenza Iraniana.

Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha definito la decisione della magistratura francese “una vittoria della giustizia e della resistenza sul collaborazionismo e la corruzione, una sconfitta della campagna di demonizzazione e un riconoscimento della legittimità della resistenza contro il fascismo religioso”, e ha detto: “Sin dal principio questo dossier infamante è stato il risultato di una vergognosa collaborazione con il fascismo religioso al potere in Iran, allo scopo di ‘distruggere’ la legittima e democratica resistenza del popolo iraniano che lotta per sconfiggere il regime teocratico, padrino del terrorismo e del fondamentalismo nel nostro mondo di oggi”.

Ed ha aggiunto: “Il 17 Giugno 2003, con lo spregevole pretesto del terrorismo, 1300 poliziotti fecero irruzione negli uffici del Consiglio Nazionale della Resistenza (CNR) e nelle case dei familiari dei martiri. Sono ricorsi ad un’ondata di arresti, distruzioni di proprietà e di residenze della resistenza, picchiando e ferendo le persone, persino padri e madri anziani, confiscando i beni della resistenza. Questo assalto ha condotto all’esilio di molti rifugiati e all’imposizione di pesanti controlli giudiziari. Ora il sistema giudiziario francese riconosce che la resistenza del PMOI, sia sotto forma delle operazioni dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) che quella del PMOI in Iran, è stata legittima e non viene considerata terrorismo”.

Questo raid era stato organizzato durante una visita del ministro degli esteri francese di allora a Tehran e accompagnato da un gigantesco contratto commerciale tre il regime iraniano e la Francia a Maggio 2003. Vari organi del regime iraniano, tra cui il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Intelligence e l’ambasciata dei mullah, lavorarono a stretto contatto con i servizi francesi per fabbricare un dossier e il presidente del regime ne finanziò l’enorme spesa.

Tuttavia, nonostante tutte queste misure, la confisca di tutti i documenti negli uffici del CNR, le lunghe intercettazioni delle comunicazioni di questi uffici e degli esponenti della resistenza, oltre alle richieste ufficiali dei funzionari francesi di allora ad altri paesi per ottenere informazioni contro la Resistenza Iraniana, non c’erano prove contro la Resistenza Iraniana in questo dossier. Per rimediare alla vergognosa mancanza di qualunque prova, sette noti agenti del Ministero dell’Intelligence vennero utilizzati come testimoni. Vennero interrogati in decine di udienze dirette per accusare la resistenza di essere una setta, di essere coinvolta in azioni terroristiche, nel massacro dei curdi iracheni e degli sciiti, di riciclaggio di denaro, di corruzione, di torturare e assassinare i suoi membri.

Maryam Rajavi ha continuato: “Utilizzare agenti del regime per testimoniare contro la resistenza è assolutamente vergognoso e ricorda l’uso che si fece dei francesi che collaborarono con la Gestapo di Hitler per testimoniare contro la resistenza francese e i suoi attivisti”. Ed ha aggiunto: “Ma questa sentenza che fa cadere tutte le accuse è una sconfitta devastante e irreparabile per la campagna di demonizzazione orchestrata dai mullah contro la resistenza. Ancora una volta è stato provato che tutte le accuse del regime contro la resistenza, disseminate e diffuse da i suoi vari lobbisti e agenti in tutto il mondo in particolare in Europa e Stati Uniti, dedicandovi enormi somme di denaro incessantemente negli ultimi tre decenni, sono delle complete bugie senza alcun fondamento”.

La Presidente eletta della Resistenza Iraniana ha evidenziato alcune delle conseguenze e dei danni arrecati da questo caso, tra cui le varie restrizioni finanziarie e politiche subite dalla resistenza, lo spreco di energie e di risorse e il fatto di aver fornito una giustificazione alla repressione e alle esecuzioni  dei sostenitori della resistenza in Iran e dei residenti di Ashraf in Iraq. E ha detto: “Ma ciò che è più importante è il fatto che questo caso ha distolto l’attenzione dalla campagna contro il terrorismo. Invece di combattere contro un regime che negli ultimi tre decenni si è dedicato alla diffusione del terrorismo sotto forma di Hezbollah o ISIS, in Medio Oriente e Africa, la sua opposizione, vale a dire il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha subito la repressione e l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, che rappresenta un Islam tollerante e democratico, è stata bloccata. Gli effetti nocivi di questa politica sono andati così oltre da preparare il terreno ai fondamentalisti per reclutare oggi le loro forze in Europa”.

Maryam Rajavi ha concluso: “Un caso ora si è chiuso ma bisognerà aprirne uno nuovo. I veri criminali dovranno affrontare la giustizia, coloro che furono coinvolti in questo sporco accordo, coloro che ordinarono gli arresti e ridicolizzarono la giustizia francese per i loro interessi economici e politici e che hanno provocato la perdita di molte vite.

Durante l’attacco del 17 Giugno, vennero arrestate 164 persone, ma vennero tutte rilasciate subito dopo e 24 vennero incriminate. Dopo un approfondita ispezione negli uffici del CNRI nulla di illegale venne rinvenuto. Il capo dell’intelligence francese, noto come DST, ammise a quel tempo che non vennero trovate armi all’interno della struttura, ma che riuscirono a smantellare l’organizzazione.

Il magistrato investigativo nel respingere l’accusa di terrorismo nei confronti del PMOI ha ribadito: “Si dovrà dire che il il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, il PMOI e l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano, sono tutte forme di un corpo unico che ha l’obbiettivo di rovesciare il regime al potere in Iran”.

Ha sottolineato che in base ad una “indagine della magistratura”, i metodi della resistenza per raggiungere questo obbiettivo sono stati “o politici (disseminare informazioni, attirare l’attenzione, promuovere la loro causa, utilizzare discrezionalità varie)”, oppure “hanno previsto l’utilizzato di un vero esercito, l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano”, o “hanno previsto operazioni militari in Iran, per le quali il PMOI ha ammesso la sua responsabilità”, e che “nel dossier non c’è alcuna prova che indichi una qualunque operazione armata diretta deliberatamente contro civili”. Il giudice ha aggiunto che ciò che è contenuto nel dossier “non dimostra che quelle operazioni militari possano essere equiparate ad azioni terroristiche. Per le leggi francesi, un attacco militare che porti ad uno scontro tra forze armate, non può essere definito terrorismo”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

17 Settembre 2014

 

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