mercoledì, Febbraio 1, 2023
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La Baronessa Nicholson e l’Iraq iraniano

di Samuel Westrop – Fonte: Gatestoneinstitute.org

La difesa della Baronessa Nicholson del regime iraniano è divenuta evidente per la prima volta dopo la fatwa dell’ayatollah Khomeini e l’offerta del governo iraniano di una ricompensa di $2 milioni per chiunque avesse ucciso Salman Rushdie per il suo quarto romanzo “I versetti satanici”. A quel tempo la Nicholson disse che la “blasfemia” di Rushdie, non l’ordine dell’Iran di assassinarlo, era “intollerabile”. 

 

“(L’Iraq è) in un modo o nell’altro, soggetto al controllo della Repubblica Isalamica dell’Iran e alle sue idee”, ha detto Qassem Soleimani, Comandante della Forza Quds, una divisione dell’IRGC iraniane che conduce operazioni fuori dall’Iran .

Esattamente, gli interessi di chi sta facendo la Baronessa Nicholson? Il suo modo di appoggiare il regime iraniano indica chiaramente che la sua nomina dovrà essere osteggiata e che il progetto britannico sugli inviati commerciali dovrà esserne ritenuto responsabile in modo che altri politici legati a gruppi estremisti o a regimi dispotici non vengano più nominati a rappresentare gli interessi britannici.

Perché il Primo Ministro britannico nomina inviati commerciali dei politici che hanno legami con regimi violenti?

 

Il 30 Gennaio, il Primo Ministro David Cameron ha scelto la Baronessa Emma Nicholson come inviato commerciale in Iraq. Ora vengono sollevati interrogativi sulla natura delle sue connessioni al regime iraniano e che significato potranno avere, semmai ne avranno uno, queste connessioni ai fini della sua nomina ad inviato commerciale.

Prima del 2003, la Nicholson aveva passato molti anni a denunciare le crudeltà nell’Iraq del suo precedente presidente Saddam Hussein. Il suo istituto di beneficenza, la AMAR Foundation, ha dato aiuti agli Arabi delle Paludi e ad altre vittime del regime di Saddam Hussein. Sebbene la Baronessa Nicholson sia stata una tenace oppositrice di Saddam, e che abbia fatto molto per denunciare la terribile situazione delle vittime del suo regime, ha anche ripetutamente difeso il suo vicino, l’Iran, il quale aveva in precedenza fornito un “aiuto considerevole” alla AMAR Foundation della Nicholson.

La difesa della Baronessa Nicholson del regime iraniano è divenuta evidente per la prima volta dopo la fatwa (giudizio religioso islamico) dell’ayatollah Khomeini e l’offerta del governo iraniano di una ricompensa di $2 milioni a chiunque avesse ucciso Salman Rushdie per il suo quarto romanzo “I versetti satanici”. A quel tempo la Nicholson disse che la “blasfemia” di Rushdie, non l’ordine dell’Iran di assassinarlo, era “intollerabile”. 

(1) La Nicholson esortò anche il governo britannico, nonostante l’appello dell’Iran ad uccidere Rushdie, a mantenere i suoi contatti con il regime iraniano per rafforzare “l’equilibrio del buon senso” nella regione e fornire costante opposizione a Saddam Hussein. (2)

Rushdie, scrivendo la sua autobiografia molti anni dopo, descrisse la Nicholson come la leader della campagna “anti-Rushdie” e citò una dichiarazione della Nicholson che, al culmine della crisi, aveva maturato “rispetto e approvazione” per il regime iraniano. (3)

Dopo la fatwa dell’ayatollah Khomeini contro Salman Rushdie, la Baronessa Emma Nicholson definì la “blasfemia” di Rushdie “intollerabile”.

Rivolgendosi alla Camera dei Lords nel 1998, la Nicholson fece di nuovo riferimento al “problema Rushdie” e affermò che la sua blasfemia avrebbe portato all’ostilità tra l’Occidente e il regime di Tehran: “Noi dobbiamo fare tutto il possibile per risolvere i problemi bilaterali che sono stati creati da questa blasfemia. Dobbiamo ricordare quanto grave sia la blasfemia per i veri credenti di qualunque fede. Dobbiamo cercare di risolvere una questione che è andata ben oltre la sua data di scadenza, il problema Rushdie”.

Nel 1992 la Nicholson liquidò la repressione, la violenza e le esecuzioni sommarie praticate dal regime iraniano dicendo: “Ci sono cose peggiori nella vita che vivere sotto un regime fondamentalista religioso, come essere vicini di casa sotto Saddam Hussein”. (4)

Nel 2005, la Nicholson non aveva più la scusa di Saddam quando i dissidenti iraniani protestavano fuori dal quartier generale del suo partito, i liberal-democratici, dopo che aveva affermto che “L’Iran è una delle nazioni più progredite della regione…. Il governo iraniano può non essere popolare a livello mondiale, ma è altamente organizzato e democraticamente eletto nell’ambito di un codice di comprensione islamico… L’Iran ha i diritti delle donne più moderni della regione… Si potrebbe dire che l’Iran stia conducendo un esperimento democratico islamico per vedere come i diversi modi di vivere possono essere non solo complementari ma uniti”.(5)

La Nicholson ha anche frequentemente reiterato la disinformazione diffusa dal ministero dell’intelligence iraniano. Tra queste falsità vi erano le accuse a gruppi iraniani ,oppositori del  regime iraniano, di essere legati ai talebani e complici negli attacchi con armi chimiche contro i curdi iracheni negli anni ’90. Un rapporto di “Friends of a Free Iran”, un comitato parlamentare europeo, ha precisato che: secondo una indagine delle Nazioni Unite, la fonte di queste affermazioni era “un agente del Ministero dell’Intelligence di Khomeini”.

Ad Aprile 2003, secondo i media iraniani, la Nicholson chiese alle forze di coalizione occidentali, durante la loro invasione dell’Iraq di Saddam, di distruggere i campi per rifugiati appartenenti al gruppo di opposizione dei Mojahedin-e-Khalq (MEK, noto anche come PMOI): “Mi compiaccio della distruzione dei campi del PMOI. Avverto decisamente il mondo che questo gruppo deve essere distrutto”.

Non sorprende che la Nicholson abbia recentemente chiesto al governo britannico di lavorare a stretto contatto con il governo iraniano, tenace sostenitore del regime di Assad, e di mettere fine al suo supporto ai gruppi moderati all’interno dell’opposizione siriana.

Illustri politici europei avevano già espresso preoccupazione per i legami della Nicholson con Tehran. La Nicholson è stata, per esempio, membro della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iran, che l’ex-parlamentare europeo Mario Mauro definì “la rappresentanza dell’ambasciata iraniana al Parlamento Europeo”. L’europarlamentare Geoffrey Van Orden in seguito etichettò la delegazione “uno strumento della disinformazione di Tehran”.

Nel 2003 un altro europarlamentare, Ulla Sandbaek, affermò: “E’ ben noto che la Baronessa Nicholson appoggia fortemente il regime in Iran al punto tale da ignorare completamente il fatto che tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno espresso la loro preoccupazione e profondo sdegno per la discriminazione sessuale contro le donne iraniane”.

Sempre nel 2003, l’europarlamentare Nelly Maes denunciò una conferenza di tre giorni, organizzata dalla AMAR Foundation della Nicholson, come “un forum che serve gli scopi propagandistici del regime dispotico che governa l’Iran”. La conferenza presentò il consulente del presidente iraniano sulle questioni femminili come oratore principale.

Nel 2005, i media iraniani riportarono che la Baronessa Nicholson aveva organizzato un incontro nel suo ufficio parlamentare tra funzionari del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza Nazionale iraniano ed Anne Singleton, una britannica che il Governo degli Stati Uniti ha accusato di essere una spia dell’Iran.

Sempre nel 2005 una notizia del giornale iraniano “Kayhan” affermava che la Nicholson aveva avuto un incontro privato a Tehran con Ali Younesi, l’allora Ministro dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano. L’articolo insinuava che il Ministero della Sicurezza e dell’Intelligence stesse usando la Nicholson come un canale per diffondere i tentativi di disinformazione del regime.

Mentre la Nicholson ha precisato in diverse occasioni di aver ricevuto “un aiuto considerevole (dalle) autorità iraniane” per le sue attività benefiche e che la sua AMAR Foundation “è stata attenta a stabilire solidi legami con il Ministero della Salute (iraniano)”, ciò che non è stato detto è che il Ministero della Salute iraniano opera verosimilmente in Iraq sotto le spoglie dell’organizzazione non governativa della Mezzaluna Rossa Iraniana che, secondo fonti diplomatiche statunitensi è, in realtà, “un agente dell’IRGC”.

La comunità anglo-iraniana della Grande Londra, definita da Lord Alton di Liverpool “un gruppo rispettabile”, ha accusato la Baronessa “di aver collaborato per più di vent’anni con le autorità iraniane e ricevuto fondi, direttamente e indirettamente e supporto dal governo iraniano per le sue presunte attività volte a fornire aiuto ai rifugiati iracheni fuggiti in Iran durante la guerra Iran-Iraq.

Tuttavia sembra che questi rifugiati fossero perlopiù gruppi sovvenzionati dall’Iran, come la forza Abdul Aziz al-Hakim (una formazione para-militare), rifugiatisi in Iran dove vennero addestrati e finanziati dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane e dal corpo extra-territoriale del regime iraniano, la forza Quds ritenuta responsabile di aver coordinato parte delle insurrezioni nell’Iraq di oggi”.

A parte gli apparenti legami della AMAR Foundation, l’innegabile appoggio della Baronessa Nicholson al regime iraniano doveva probabilmente escluderla come candidata atta a rappresentare le relazioni britanniche con un membro chiave del blocco sciita.

E allora, che cosa a che fare la nomina di un inviato commerciale in Iraq con gli interessi iraniani?

Molti esperti sulle relazioni Iran-Iraq affermano che l’attuale governo iracheno stia lavorando per incrementare gli interessi iraniani. Emma Sky ad esempio, professore emerito al Jackson Institute for Global Affairs dell’Università di Yale, ha precisato che “durante gli estenuanti negoziati dopo le elezioni del 2010, è stato l’Iran a svolgere il ruolo decisivo nell’assicurare al Primo Ministro (iracheno) Nuri Kamal al-Maliki un secondo mandato da premier”.

Karim Sadjadpour, esperto sull’Iran per  il Carnegie Endowment for International Peace ha affermato: “Al momento, l’Iran ha qualcosa di simile al potere di veto in Iraq, perciò Maliki sta molto attento a non prendere decisioni che potrebbero alienargli il favore dell’Iran”.

Negli ultimi anni, il governo iracheno non ha solo firmato grossi contratti per procurarsi armi dall’Iran ma ha anche espresso il suo appoggio all’altro alleato regionle dell’Iran: il regime siriano di Assad.

Secondo l’ex-ministro iracheno per la sicurezza nazionale, Mowaffal al-Rubaie, il comandante della forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC), Qassem Soleimani “è l’uomo più potente in Iraq, senza ombra di dubbio. Nulla viene fatto senza di lui”. Lo stesso Soleimani ha detto che l’Iraq è “in un modo o nell’altro, soggetto al controllo della Repubblica Islamica dell’Iran e alle sue idee”.

Sembra ci siano più di 40.000 agenti della forza Quds in Iraq, 17.000 dei quali presumibilmente infiltrati tra le forze di sicurezza. (6) I leaders e i rappresentanti della comunità sunnita irachena hanno spesso definito l’Iran “una potenza occupante”.

Qualunque nomina di un rappresentante britannico in Iraq quindi, deve essere cosciente dell’influenza iraniana. 

Liberare l’Iraq dai suoi despoti è costato moltissime vite. Far soccombere il paese al controllo iraniano sarebbe grottesco. Ma il governo britannico ha eletto una sfacciata sostenitrice del regime iraniano da mandare in Iraq come inviato commerciale.

Anche se la Baronessa Nicholson è ora l’inviato commerciale del governo britannico in Iraq, esattamente  gli interessi di chi servirà?

Potrebbe essere che la nomina della Nicholson sia un ulteriore tentativo di un governo britannico determinato ad ammansire il regime iraniano.

Quasi in concomitanza con la nomina della Nicholson, la Gran Bretagna ha annunciato la ripresa ufficiale delle relazioni diplomtiche dirette con l’Iran, per la prima volta dall’attacco all’ambasciata britannica avvenuto nel 2011 da parte di una folla di dimostranti iraniani.

Il 13 Aprile è stata data la notizia che una delegazione parlamentare iraniana ha in progetto di visitare la Gran Bretagna nel prossimo futuro. Il Primo Ministro David Cameron, che ha introdotto la carica di inviato commerciale, nomina gli inviati direttamente.

Non c’è controllo, nonostante il fatto che quelle degli attuali inviati siano state delle nomine chiaramente politiche.

Pertanto, la Baronessa Nicholson non è l’unica figura problematica.

L’inviato commerciale britannico nei territori palestinesi ad esempio, è la Baronessa Morris of Bolton, che è anche la Presidentessa dell’ente benefico “Medical Aid for Palestinians” (MAP). Il fondatore dell’ente, il Dr. Swee Ang, ha ammeso che alcuni degli infermieri che lavoravano per lei, divennero attentatori suicidi negli anni ’80.Atti che, affermò, erano necessari “per difendere il loro popolo”.

Nel 2002, il MAP accettò i proventi di un libro, “After the Terror”, nel quale si affermava che “quei palestinesi che avevano fatto ricorso alla violenza hanno avuto ragione a cercare di liberare il loro popolo e quelli che si sono uccisi per la causa del loro popolo hanno davvero santificato loro stessi”.

In più, sembra che il MAP abbia fatto dei pagamenti a favore della “Al-Ihsan Charitable Society”,(7) un gruppo palestinese definito dal Dipartimento del Tesoro U.S.A. nel 2005 “fronte di beneficenza per la Jihad Islamica palestinese… (che) si maschera da ente benefico, mentre in realtà aiuta a finanziare gli atti terroristici della Jihad Islamica palestinese contro il popolo israeliano ed altri innocenti”.

Sebbene non si possano conoscere tutte le ragioni che stanno dietro alla nomina della Baronessa Nicholson ad inviato commerciale britannico in Iraq, il suo modo di appoggiare il regime iraniano indica chiaramente che la sua nomina dovrebbe essere contestata.

Nel frattempo il progetto degli inviati commerciali dovrebbe esserne ritenuto responsabile in modo che altri politici legati a gruppi estremisti o a regimi dispotici non vengano nominati a rappresentare gli interessi britannici.

 

 

(1)Nigella Lawson, Chewing the Fatwa, Evening Standard, 14 Aprile 1993.

(2) Paul Eastham, Tory Backlash as Major Sets Date with Rushdie, Daily Mail, 12 Aprile 1993.

(3) Salman Rushdie, Joseph Anton, Pagina 377. Vedi anche: Andy Lamey, Rushdie on Gandhi, the fatwa and the Stones, National Post (Canada), 8 Settembre 2002.

(4) Christian Tyler, Tory MP Emma Nicholson has adopted the cause of Iraq’s Shias. What made her do it?, Financial Times, 12 Settembre 1992.

(5) Vedi anche: http://www.publications.parliament.uk/pa/ld199899/ldhansrd/vo990622/text/90622-20.htm

(6) Jafarzadeh, A. (2007). The Iran Threat: President Ahmadinejad and the Coming Nuclear Crisis. New York: Palgrave Macmillan.

(7) Sara Roy, Hamas and Civil Society in Gaza: Engaging the Islami

 

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