sabato, Novembre 26, 2022
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L’Iran sfrutta la protezione dei siti religiosi per interferire nella regione

Il regime iraniano sta usando la scusa di voler proteggere i siti religiosi in Iraq come copertura per espandere la sua ingerenza ed influenza nella regione, ha detto un illustre docente libanese sciita.

“Il ‘sospetto progetto espansionistico’ del regime per l’occupazione dei nostri paesi arabi, che ha avuto inizio con la protezione del santuario di Zainab in Siria, è stato seguito dall’invio di divisioni militari”, ha detto Allameh Mohammad Ali al-Husseini.

Su sito web di Al-Jazeera news ha scritto: “I leaders e gli esponenti del regime del Velayat-e faqih stanno insistendo da qualche tempo su ciò che loro chiamano ‘protezione dei siti religiosi in Iraq’ contro i possibili attacchi dello Stato Islamico”.

Dopo che il presidente iraniano Hassan Rouhani ha precisato che i luoghi santi delle città irachene di Karbala, Najaf, Baghdad e Samarra vengono considerati interdetti, il suo ministro della difesa, Hossein Dehqan, ha precisato che l’Iran avrebbe compiuto interventi aerei in Iraq per proteggere questi luoghi.

“Questo ardore del regime iraniano nel voler proteggere i luoghi sacri in Iraq, che è improvvisamente divampato nel bel mezzo di fatti estremamente delicati, si può paragonare alla situazione in Iraq nel 2006.

“In quel periodo il ruolo e l’ingerenza dell’Iran in Iraq erano sotto osservazione e correvano il rischio di essere limitati. Poi improvvisamente, si ebbe un attentato imprevisto nel santuario dell’Imam Askari a Samarra, che trascinò l’Iraq nei sanguinosi conflitti settari che seguirono”.

Fu perciò “piuttosto sorprendente” che il Generale George Casey, ex-Comandante delle forze statunitensi in Iraq, accusasse il regime iraniano di essere coinvolto in quell’attentato, ha detto al-Husseini.

Ed ha aggiunto: “Questo non sorprese molti dato che già nel Giugno 1994, una importantissima confessione era stata fatta da una Guardia Rivoluzionaria iraniana di nome Akbar Ganji, sul coinvolgimento dell’intelligence iraniano nell’attentato al santuario dell’Imam Reza nella città di Mashhad.

“Meno di un’ora dopo l’esplosione all’Imam Reza del 1994, il leader supremo Ali Khamenei, accusò l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) di aver compiuto l’attentato.

“In seguito i media iraniani diffusero la confessione di un uomo che affermava essere legato al PMOI in relazione a questo crimine. Questa confessione ci ricorda un fatto estremamente importante. E cioè che questo regime usa qualunque metodo o strumento per raggiungere i suoi obbiettivi.

“Ci chiediamo: durante gli attacchi aerei americani su Karbala e Najaf dov’era questo zelo e questo ardore religioso? Perché l’Iran non ha attaccato per proteggere questi luoghi sacri?

“Questo stesso scenario si è ripetuto con la protezione del santuario di Kholeh, la figlia dell’Imam Hussein, in Libano, che ha portato alla creazione di centri e zone di infiltrazione in questo paese.

“E ora, oggi, è la volta dell’Iraq. Hanno costretto il governo sotto la loro influenza ad aprire i suoi confini a quattro milioni di iraniani con la scusa dei pellegrinaggi.

“Forse domani sarà la volta dello Yemen e poi dell’Arabia Saudita, con la scusa di una ‘protezione inadeguata dei luoghi sacri’.

“Senza un’azione che ridia il senno a questo regime e lo faccia retrocedere, vedremo accadere anche questo”.

 

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