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L’attacco missilistico del regime iraniano in Siria, per nascondere quale paura?

Di Mahmoud Hakamian

Ali Khamenei, leader supremo del regime iraniano, il giorno prima dell’attacco missilistico sulla città di Al-Maiadeen, nella provincia siriana di Deirazor, rispondendo alle recenti dichiarazioni del Segretario di Stato americano ha detto: “L’America ha sempre cercato di cambiare la Repubblica Islamica, sin dall’inizio della rivoluzione, ma non riuscirà a schiaffeggiare la nazione iraniana, ma è l’Iran che la schiaffeggerà”.

Poi ha parlato dell’inesperienza dell’amministrazione e dei funzionari statunitensi dicendo: “Questa gente senza esperienza, non ha conosciuto la nazione e le autorità dell’Iran. Mentre verrà schiaffeggiata scoprirà, con chi ha a che fare”.

È venuto fuori che lo schiaffo di Khamenei agli Stati Uniti è stato il lancio di quei missili contro la Siria. E ora, perché sta andando verso l’ISIL invece di schiaffeggiare l’America? Questa è un’altra tirannia clandestina che persegue un obbiettivo specifico.

Il sito web del governo Mashreq ha scritto: “Sebbene ci siano diverse opzioni per rispondere agli attacchi terroristici dell’ISIS in territorio siriano, l’Iran ha scelto di lanciare un attacco missilistico dal suo stesso territorio, di modo che, per dimostrare la sua potenza missilistica senza precedenti dopo trent’anni, attaccare le posizioni dei terroristi in Siria, sia un messaggio per Washington. L’Iran avrebbe anche potuto usare gli aerei per questo attacco o chiedere ai suoi alleati in Siria, Iraq o in Libano di farlo, ma ha insistito a che questo attacco venisse lanciato dall’Iran, dalla provincia di Kermanshah o del Kurdistan, per esprimere i suoi vari messaggi. In breve, la puntualità e il metodo con cui è stata portata a termine questa operazione sono stati tali da rispondere sia alle recenti minacce di Donald Trump, che alle recenti sanzioni del Congresso contro questo paese, che alle minacce degli alleati degli Stati Uniti nella regione”. Perciò, stando alle parole di questo media del regime, tutta la rumorosa copertura dei media e l’accanita vendetta sull’ISIS sono solo una scusa, l’obbiettivo era un altro.

Il fatto è che prima di avere un qualunque significato militare, l’azione del regime iraniano è più in linea con la perdita del morale delle truppe del regime, dentro e fuori il paese. Quelle truppe che, con l’aumento del coinvolgimento dell’America in Siria, le restrizioni imposte dalla recenti sanzioni e la posizione di Tillerson, per dirlo con le parole di Hossein Shariatmadari, editore-capo del quotidiano Kayhan di Khamenei, sono “stanche e sopraffatte”. Il regime ha perso la sua proprietà assoluta del terreno siriano.

Ora il regime iraniano è arrivato ad un punto in cui con il suo lancio di missili sta gridando ISIS, ISIS! Sì sono io. Quelli sono i miei missili. Per favore fatemi entrare nel gioco. È così brutto se non mi fate giocare. Non parlate troppo del JCPOA. Non create troppe difficoltà all’IRGC. Io sono in grado di sparare i missili all’ISIS. Non posso essere eliminato dall’equazione siriana (che io stesso ho trasformato in una palude).

Leggendo i paragrafi che seguono, presi dallo stesso sito web, si può scoprire di più sul significato delle azioni del regime.

“Se vogliamo mettere insieme le felici operazioni dell’IRGC per colpire le posizioni dei terroristi a Deirazor, con i progressi e le felici operazioni dei gruppi di resistenza in Iraq e Siria, il risultato strategico è che i tempi sono maturi perché la minaccia dell’Asse della Resistenza (espressione utilizzata dal regime per definire sé stesso e i suoi alleati) venga rimossa dalle equazioni regionali. Forse sarebbe più preciso dire che i tentativi ostili contro quest’asse in questa zona, sono presenti in diversi paesi della regione, dalla Siria all’Iraq, allo Yemen, al Bahrein e persino a Teheran, in linea con la richiesta di un’uscita onorevole dalla palude dello scandalo, creata contro quest’asse, e così si sono ritrovati intrappolati in questa rete. L’Asse americana della regione sta ora cercando di sfruttare tutto il suo potenziale per colpire l’asse della resistenza, in modo da poter ridurre l’intensità di equilibri difficili e la perdita di rendimento sul campo e nella regione”.

“L’Iran, quale rappresentante del movimento di resistenza, ha dimostrato che la presenza nei circoli diplomatici per una risoluzione politica della crisi nella regione, non è il risultato di debolezze e dubbi, ma che ci sono ancora molte opzioni disponibili per risolvere la crisi militare e finale in Siria, in Iraq o nello Yemen, che non sono ancora state utilizzate. L’Iran (il regime) ha dimostrato che le sue attività diplomatiche mirano a ridurre la durata della guerra e il numero delle vittime del popolo innocente della Siria, dell’Iraq e dello Yemen e a dare una possibilità di rimettere le varie questioni siriane sul tavolo, e se le parti opposte non seguiranno questa opzione, subiranno altri colpi”.

Ed infine, la ragione principale che sta dietro alle falsità, alla polvere e al fumo gettato su questi missili è che questi sono le paure camuffate e nascoste delle nuove coordinate di Khamenei, dopo la presa di posizione degli Stati Uniti, le recenti e incredibili sanzioni, e la perdita di equilibrio di Khamenei all’interno del regime, che nella cultura interna del regime viene chiamata “Il progetto per l’attuazione del complesso missilistico e regionale”.

Su questo caso Hossein Shariatmadari, stuzzicando Rouhani ha detto: “Questa mossa ha distrutto le speranze degli individui con la delusione e la stanchezza di quella congrega che ha insistito per imporre i suoi piani al regime. Quelli che due giorni fa stavano ossequiando Rex Tillerson, il ministro degli esteri americano”.

“I missili faranno capire a Trump che non c’è nessuno nel sistema con il quale Tillerson abbia parlato della sua disponibilità ad accompagnare Washington nella lotta contro la Repubblica Islamica”.

Mehdi Mohammadi, un altro membro della fazione di Khamenei, ha detto chiaramente: “I missili hanno colpito il cuore del progetto per il completamento del programma missilistico e regionale del JCPOA per il sistema”.

Khamenei, ha davvero bisogno di riguadagnare la sua autorità perduta con i missili, le minacce e i bluff. Ma lui stesso sa in quale impasse è caduto e sta soffrendo e queste lotte aperte non risolvono il problema delle infinite crisi del suo regime.