sabato, Dicembre 3, 2022
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L’accordo sul nucleare iraniano e la scadenza del 15 Ottobre

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Intervista a Mohammad Ali Towhidi, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

La scadenza del 15 Ottobre, per la certificazione della conformità dell’Iran all’accordo sul nucleare, si avvicina e questa questione sta riempiendo i titoli delle testate internazionali. Le notizie dei media statunitensi indicano che il Governo degli Stati Uniti non approverà la conformità dell’Iran all’accordo sul nucleare.

Naturalmente ci sono opinioni differenti. Qualche giorno fa, ad una seduta del Senato, il Generale Mattis ha detto che l’accordo è nell’interesse degli Stati Uniti e 180 democratici della Camera dei Rappresentanti hanno scritto a Trump chiedendogli di restare nell’accordo e dicendo che, se ne uscirà, ci saranno dei rischi. Dall’altro lato c’è il tentativo dell’Unione Europea di persuadere gli Stati Uniti a restare nell’accordo sul nucleare. Riassumendo, diverse opinioni sono state espresse a questo riguardo.

Mohammad Ali Towhidi, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, in un’intervista a Simay Azadi TV, l’8 Ottobre ha risposto alla domanda se si possa prevedere che decisione prenderà Trump. E ha detto:

“Basandosi sui discorsi fatti dal Presidente degli Stati Uniti, sulle discussioni e le analisi che le autorità e i media statunitensi offrono, sembra quasi certo che Trump non approverà. Per la prima volta in 90 giorni di titoli, gli Stati Uniti non sosterranno l’applicazione e la conformità del regime iraniano”.

Towhidi ha aggiunto: “La domanda è se il regime iraniano ha rispettato i suoi obblighi in una maniera trasparente, completa e verificabile. C’è un’altra domanda, e cioè se questo accordo sia nell’interesse degli Stati Uniti o no. Riguardo a questa domanda primaria e preliminare, noi sappiamo che l’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nicky Haley, il Presidente degli Stati Uniti e vari funzionari americani hanno ripetutamente affermato che le ispezioni sono inaccurate e incomplete. Haley è andata persino a Vienna a parlare con il direttore generale dell’AIEA, Amano, allo scopo di mettere in atto ispezioni complete. Anche alcuni partiti americani hanno confermato che deve essere fatto. E anche Amano stesso ha detto:

“Così sembra che si stia parlando della verificabilità e della trasparenza di questa conformità. Se sia a beneficio degli Stati Uniti o no. Trump nella sua campagna elettorale ha detto che questo accordo non è nell’interesse degli Stati Uniti è che è il peggior accordo possibile. Perciò non sembra che lo confermerà”.

“Dall’altro lato, gli aspetti internazionali di questo caso rientrano in una strategia omnicomprensiva degli Stati Uniti verso il regime. Hanno annunciato questa strategia nello stesso momento. Queste due questioni coincidono. E’ molto interessante che Tillerson abbia detto pochi giorni fa che questa è solo una piccola parte delle molte questioni che abbiamo con il regime iraniano. E alla fine è stata sollevata anche questa questione”.

Secondo Towhidi, questo caso è legato all’UE e ai P5+1 e anche ai loro obblighi e relazioni internazionali. Quindi è un caso molto delicato.

Domanda: “Supponiamo che Trump non confermi la conformità del regime, la domanda è: cosa succederà? Quanto è importante questa questione? Che differenza farà rispetto alla situazione attuale?”.

Mohammad Ali Towhidi: “La questione è che esiste una politica omnicomprensiva sul regime. Potrebbe essere assolutamente decisivo per il regime se il principio dell’accordo sul nucleare non venisse confermato”.

“Secondo me, il discorso del Presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale, per la prima volta conferma il diritto del popolo iraniano a resistere contro questo regime illegittimo. Un regime che il popolo dell’Iran non accetta e che ha il diritto di cambiare”.

“Queste sono parole senza precedenti che non si sono sentite nei 16 anni di presidenza di Obama, e neanche prima. Si può dire che questa è la fine di un periodo durato 60 anni. Dall’epoca di Mossadeq, non abbiamo visto gli Stati Uniti riconoscere esplicitamente questo diritto e questo fatto in relazione all’Iran”.

“Perciò, se questo non verrà confermato e il cambiamento è avvenuto, il principio del cambiamento di cui ho parlato si è realizzato. Vale a dire che questa politica, questa svolta e, ovviamente, questo cambiamento sulla scena politica e internazionale, rappresentano la fine dell’era di sfruttamento di questa politica da parte del regime teocratico, politica di cui ha approfittato molto”.

“Una volta il leader della Resistenza Iraniana (Massoud Rajavi) ha detto che noi non abbiamo mai detto che questo regime sia sottomesso, perché questo regime medievale non è affatto sottomesso e dipendente dal punto di vista funzionale. Ma nella storia dell’Iran, almeno negli ultimi 200 anni, nessun governo ha mai sfruttato le opportunità fornitegli dalla politica di accondiscendenza quanto questo regime”.

“Perciò si può dire che la fine di questo periodo sta per realizzarsi. Il regime, con il caso del nucleare, aveva preso in ostaggio il popolo iraniano e il mondo. Quindi questa è una svolta”.

 

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