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ISJ saluta la decisione della magistratura francese che scagiona la Resistenza Iraniana

“Il CNRI dovrebbe essere riconosciuto dall’Occidente come l’alternativa alla dittatura religiosa

Comunicato Stampa di ISJ – 22 Settembre 2014

Il Comitato Internazionale “In Search of Justice” (ISJ) si congratula caldamente con Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e con tutti i membri e i sostenitori di questa resistenza, per la decisione della magistratura francese di far cadere tutte le accuse contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e il CNRI.

 

Ritiene inoltre necessario ricordare quanto segue:

1. Sebbene la recente sentenza della magistratura francese sia lodevole, l’imparzialità e la giustizia richiedevano che questa decisione fosse stata adottata sin dai primi mesi del procedimento e del 2003. Sin dal principio, tutte le prove confermavano il fatto che quel raid violento ed extra-giudiziale del 17 Giugno, era stato condotto unicamente per conto del regime iraniano e che era il risultato di uno spregevole accordo tra Tehran e il governo francese.

Nei giorni che seguirono quel 17 Giugno, quando alle autorità francesi venne chiesta ragione della contraddizione che né armi, né munizioni o prove di attività terroristiche erano state scoperte negli uffici dell’opposizione iraniana, spudoratamente affermarono che l’obbiettivo era distruggere “questa organizzazione terroristica”. A quel tempo la stampa francese rivelò che questo obbiettivo era stato trasmesso al governo francese dal regime iraniano e che l’attacco del 17 Giugno era stato organizzato in quanto parte dei negoziati tra il Ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin e la sua controparte Kamal Kharrazi, a Tehran nell’Aprile 2003. In seguito, i documenti pubblicati dal CNRI dimostrarono che l’intelligence iraniano aveva lavorato all’organizzazione del raid con uno dei servizi d’intelligence francesi per lungo tempo.

2. La decisione della magistratura francese ha comprovato ciò che noi avevamo sottolineato sin dal primo giorno, vale a dire che la legittimità dell’opposizione iraniana è assolutamente reale e che il PMOI non è mai stato coinvolto in azioni terroristiche. I giudici hanno precisato che il PMOI, l’Esercito Nazionale di Liberazione (NLA) e il CNRI non hanno mai fatto ricorso al terrorismo nelle loro attività tese ad abbattere la dittatura teocratica, che l’NLA ha agito nel contesto delle operazioni di un classico esercito e che quelle portate a termine dal PMOI in Iran erano dirette unicamente verso obbiettivi militari e non possono essere pertanto considerate terrorismo.

3. I servizi francesi non avevano nessuna accusa valida contro la Resistenza Iraniana e attraverso le intercettazioni delle comunicazioni negli uffici del CNRI, dei suoi membri, le pile di documenti confiscati il 17 Giugno nei centri del CNRI e nelle case dei membri e sostenitori di questo movimento, non scoprirono nessuna prova contro il PMOI. Inoltre il governo francese chiese informazioni contro il PMOI ad altre nazioni europee, a Stati Uniti, Turchia e paesi arabi, ma non trovò nulla per incriminare il PMOI.

Data l’assenza di qualunque accusa fondata, il Ministero dell’Intelligence del regime iraniano venne in aiuto ed inviò alcuni suoi elementi come “ex-membri del PMOI”, ad offrire false testimonianze e informazioni inventate alla polizia francese e al procuratore dell’anti-terrorismo, per salvare i loro colleghi francesi dal ridicolo e giustificare tutti quegli arresti, le percosse e le restrizioni imposte alla Resistenza Iraniana.

Sin dall’inizio conoscevamo bene la natura di questi testimoni e avevamo ripetutamente avvertito i funzionari francesi di questo sporco complotto. Questo fiasco totale potrà servire da lezione sugli abusi del sistema giudiziario francese da parte dei suoi politici e del ramo esecutivo di questo paese.

4. Questo ignobile caso è costato alla Resistenza Iraniana, negli ultimi 11 anni, milioni di euro e lo spreco di un’enorme quantità di energie di molti membri e sostenitori, a causa dell’imposizione di crudeli restrizioni e l’obbligo di pagare la consulenza legale e le azioni giudiziarie. Ma ancor più importante, l’enorme perdita umana di coloro che si sono auto-immolati in segno di protesta contro il raid del 17 Giugno e che hanno sacrificato le loro vite o hanno subito ferite atroci.

Questi atti di protesta tuttavia, hanno impedito lo svolgersi dei passi successivi di questa indegna cospirazione: l’estradizione degli arrestati e l’imposizione di ulteriori pressioni sugli altri rifugiati. I responsabili dell’assalto del 17 Giugno, dovranno essere perseguiti per questi crimini e costretti ad affrontare la giustizia.

Tutte queste risorse umane e finanziarie avrebbero potuto essere usate nelle campagne contro la dittatura religiosa al potere in Iran, per rivelare le sue violazioni dei diritti umani e le sue atrocità commesse in Iran e all’estero. Sfortunatamente l’allora governo francese rese un buon servizio a Tehran sprecando queste risorse.

5. E ora, 11 anni dopo la vergogna del 17 Giugno, il mondo, compresa la Francia, si trova ad affrontare l’incubo del fondamentalismo islamico. E’ almeno un quarto di secolo che il PMOI va dicendo a noi in Occidente che se il regime iraniano, in quanto epicentro del fondamentalismo, non verrà combattuto, i terroristi fondamentalisti arriveranno alle porte delle nostre case.

Purtroppo Europa e Stati Uniti si sono mossi in una direzione diametralmente opposta ed hanno perseguitato quelli che sono la fonte di informazione primaria sul terrorismo e il fondamentalismo, inserendoli in varie liste terroristiche, bombardandoli, facendo irruzione nei loro uffici e creando un caso giudiziario contro di essi. In conseguenza delle ripetute aperture e dell’accondiscendenza verso i mullah, oggi l’oscuro fenomeno del terrorismo e del fondamentalismo estremista non è più solo un problema di politica estera, ma è divenuto una minaccia interna per l’Occidente. Possiamo decisamente affermare che incatenare i difensori di un Islam democratico e tollerante aprirà inevitabilmente la via alla vittoria dell’estremismo.

6. Il 17 Giugno, gli sviluppi che lo hanno seguito e la chiusura di questo caso da parte della magistratura francese, mettono a nudo alcuni fatti dei quali dobbiamo prendere nota:

 Primo: la principale opposizione al regime iraniano è il CNRI e il PMOI che il regime considera la sua unica minaccia esistenziale.

 Secondo: durante questa lunga e tediosa indagine, e nonostante le informazioni false e fuorvianti, è risultato più evidente che mai che l’opposizione iraniana non è colpevole, che le sue attività fuori dall’Iran sono assolutamente legali e che le sue attività in Iran rientrano nell’ambito delle convenzioni, delle leggi e degli standards internazionali.

 Terzo: è stato provato che l’opposizione iraniana è profondamente radicata, dato che non si è piegata, né è andata in pezzi di fronte alle più gravi tempeste, come l’essere stata etichettata come un’organizzazione terroristica, il bombardamento delle sue basi durante la Guerra del Golfo nel 2003, i sei anni di criminale assedio ad Ashraf e Camp Liberty, i ripetuti massacri e lo scandalo del 17 Giugno.

 Quarto ed ultimo: dopo tutti questi fatti è abbastanza chiaro che il CNRI guidato dalla Presidente Maryam Rajavi è la vera e più affidabile alternativa alla dittatura dei mullah in Iran. Nell’ammettere questa realtà, l’Occidente dovrà correggere i suoi errori del passato nei riguardi dell’Iran, prendere le distanze dal fondamentalismo islamico e porre la regione mediorientale sulla retta via contribuendo all’avvento di un cambiamento democratico in questo paese.

Alejo Vidal Quadras

Vice-Presidente del Parlamento Europeo (1999-2014)

Presidente del Comitato Internazionale “In Search of Justice”

 

 

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