martedì, Gennaio 31, 2023
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Iran: Una piccola parte della storia criminale di Hashemi Rafsanjani

CNRI – Rafsanjani, 82 anni, è morto per un attacco di cuore poco dopo essere stato ricoverato in ospedale.

Rafsanjani era uno dei pilastri principali del regime teocratico in Iran ed era considerato il più vicino a Khomeini sin dalla sua ascesa al potere e, pertanto era coinvolto in tutti i crimini commessi da Khomeini.

Durante la guerra Iran-Iraq, Rafsanjani fu di fatto il vice di Khomeini e in seguito venne nominato comandante in capo delle forze armate in guerra.

Durante la guerra fu responsabile della morte di centinaia di migliaia di cittadini iraniani e di aver mandato ragazzi e studenti nei campi minati.

Rafsanjani difese le esecuzioni degli anni ’80

Dopo l’inizio delle esecuzioni di massa nel 1981, Rafsanjani, ripetutamente e ufficialmente, difese queste brutali uccisioni, una volta anche il 2 Ottobre 1981 quando affermò: “Secondo i comandamenti di Dio nei confronti dei membri del MEK 4 condanne sono obbligatorie: 1. essere uccisi, 2. essere impiccati, 3. le mani e i piedi devono essere amputati, 4. devono essere separati dalla società…” e poi ha aggiunto: “Se quel giorno (intendendo l’inizio della rivoluzione) ne avessimo giustiziati 200, oggi non sarebbero cresciuti tanto. Se oggi non punissimo con decisione questi gruppi ipocriti, agenti dell’America e dell’Unione Sovietica, tra tre anni invece di 1000 persone dovremmo giustiziarne diverse migliaia”, (quotidiano Etelaat – 2 Ottobre 1981).

Rafsanjani era portavoce del parlamento del regime all’epoca di Khomeini. Il più grosso crimine di Rafsanjani in questa veste, fu la partecipazione al massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988, durante il quale, insieme a Khamenei e ad Ahmad Khomeini, comunicava i decreti di Khomeini al “Comitato della Morte”.

Rafsanjani fu un deciso sostenitore di Lajevardi, il criminale direttore del famigerato carcere di Evin, che negli anni ’80 fu definito “il macellaio di Evin. E a questo proposito difese sempre Lajevardi dalle continue proteste di Montazeri (l’allora erede designato di Khomeini). E infatti più tardi, Rafsanjani ebbe un ruolo cruciale nell’allontanamento e nella condanna agli arresti domiciliari di Montazeri.

Dopo la morte di Khomeini, Rafsanjani ebbe un ruolo fondamentale nel presentare Khamenei quale il nuovo leader supremo ed ottenere la carica presidenziale per 8 anni. Ma l’unione tra Rafsanjani e Khamenei non durò a lungo e si trasformò in un conflitto senza fine e in una lotta di potere tra i due.

Rafsanjani, fu membro del consiglio della leadership sin dal principio e si appropriò della leadership di questo consiglio dopo la morte del mullah Meshkini nel 2007, per perderla poi nel 2011 durante la sua lotta di potere con Khamenei.

Rafsanjani non rispettò mai al potere assoluto di Khamenei e, in diverse occasioni aveva dichiarato che Khamenei non aveva né il diritto, né le qualifiche necessarie, per essere leader supremo e questa fu il motivo cruciale dell’animosità che avevano l’uno nei confronti dell’altro.

Dopo che le conseguenze della lotta di potere portarono nel 2009 ad una rivolta fallita, Khamenei e la sua banda, direttamente e indirettamente, definirono Rafsanjani “il capo della sedizione” e lo attaccarono.

Durante le cosiddette elezioni presidenziali del 2013, Khamenei riuscì ad estromettere Rafsanjani grazie al suo burattino, il Consiglio dei Guardiani, impedendo la sua candidatura. Ma inevitabilmente, per paura di una nuova rivolta, fu costretto ad accettare la presidenza di Hassan Rouhani, che era considerato un discepolo di Rafsanjani.

Negli ultimi anni Rafsanjani riapparve di nuovo come padrino spirituale di Rouhani e numero due del regime, venendo poi ristabilito nel suo ruolo di capo del Consiglio per il Discernimento.

Rafsanjani ebbe un ruolo-chiave in tutti gli omicidi commessi all’estero, prima e dopo la morte di Khomeini, per questo fu condannato dai tribunali tedeschi per il crimine del Mykonos e ricercato dall’Interpol e dalla magistratura argentina per l’attentato di Buenos Aires che provocò la morte di 86 persone.

Con la morte di Rafsanjani, lo show sulla moderazione del regime è giunto alla fine e gli amanti internazionali dell’accondiscendenza hanno perso una delle loro celebrità preferite. La storia di Rafsanjani su questa questione risale al 1986, agli accordi segreti sulle armi tra Stati Uniti, Israele e Iran, quando Khomeini era ancora vivo.

La morte di Rafsanjani con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali, viene considerato un colpo importante per Rouhani, che lo rende vulnerabile agli attacchi delle fazioni rivali.

 

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