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Iran: Storia di una rivoluzione fallita Ecco come il clero rovinò tutto

ImageTerra, Inviato da redazione il Mar, 02/02/2010

di Enrico Campofreda
 
 IRAN. A colloquio con Mahmoud Hakamian, membro del Consiglio della resistenza iraniana, che si oppone alla Repubblica islamica. «Khomeini rubò l’essenza insurrezionale al popolo». Oggi se ne pagano ancora le conseguenze.
Mahmoud Hakamian, è membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, organismo d’opposizione alla Repubblica Islamica dell’Iran. Nativo di Teheran è da dieci anni in Italia e gode dello status di rifugiato politico. Terra lo ha incontrato nella sede romana del Cnri.

Trentuno anni fa l’Iran con un’immensa adesione popolare iniziò la Rivoluzione Islamica, cos’è rimasto di quell’impulso?
Nella sua opposizione alla dittatura dello Shah il popolo iraniano ricercava soprattutto democrazia e libertà di cui era privato con la tortura e l’assassinio. Numerosi dirigenti e militanti dei due maggiori gruppi antagonisti – i Mujahedin e i Fedayn del popolo – erano in carcere. Khomeini, che sarebbe diventato il simbolo della rivoluzione, arrivò dall’esilio di Parigi e rubò l’essenza insurrezionale al popolo. I Mujahedin per un anno e mezzo proseguirono l’attività politica, organizzavano manifestazioni, vendevano cinquecentomila copie al giorno del loro quotidiano. Nel giugno ’81 iniziò una spietata repressione interna con l’arresto e l’esecuzione di migliaia di aderenti alle forze laiche. Il potere clericale stabiliva il suo primato lanciando altro terrore e l’impulso rivoluzionario svaniva.
 
I Mujahedin che s’opponevano a Khomeini oggi cosa chiedono ?
Continuano a chiedere quello per cui si battevano trent’anni fa: libertà e separazione fra Stato e religione, un sistema completamente diverso dal velayat- e faqih (il governo del clero, ndr) imposto dal khomeinismo. Chiedono un’assoluta parità fra i sessi per cui la donna nella società civile possa ricoprire qualsiasi ruolo senza essere relegata e umiliata o sottoposta alla Shari’a. L’Islam dei Mujahedin è progressista perciò non resta ancorato a una visione antica e dogmatica della fede di cui le odiose pratiche di lapidazione e amputazione degli arti sono tristissimi esempi.
 
C’è un rapporto fra l’attuale opposizione all’attuale governo e la vostra resistenza?
Dopo giugno si sono stabiliti dei contatti. Quello che maggiormente ci fa sperare e ci piace sottolineare è che, nonostante la durissima repressione, si è passati dalle iniziali manifestazioni contro i brogli elettorali a quelle dei giorni dell’Ashura dominate dagli slogan contro Khamenei. La Guida Suprema non è considerata super partes e nelle strade il popolo grida quello che trent’anni fa i nostri militanti strillavano contro il regime dei mullah. In trent’anni sono stati uccisi centoventimila oppositori, molte famiglie contano decine di vittime fra i congiunti, sono quelle persone che oggi nuovamente si oppongono a un sistema antidemocratico.
 
Khamenei, Rafsandjani, Khatami sono tutte facce dello stesso sistema clericale?
Quando nel ’97 Khatami salì alla guida del governo coi suoi modi gentili, il sorriso e un approccio conciliante noi mettevamo guardia l’Occidente che parlava d’un Gorbaciov iraniano ricordandogli che si trattava di apparenze. Il potere restava nelle mani di Khamenei e del sistema clericale. Rispetto a Rafsandjani, che organizzava agguati contro gli oppositori all’estero facendo uccidere importanti esponenti della resistenza (Kazem Rajavi nel 1990, Hossein Naghdi nel ’93, Zahra Rajabi e Ali Moradi nel ’96, ndr), Khatami cambiò linea. Scelse la via della diffamazione sostenendo come gli oppositori fossero al soldo dell’Occidente. Al di là delle sfumature la sostanza è rimasta identica perciò ciò che riguarda progetti nucleari, appoggio del terrorismo internazionale e repressione interna rappresentano l’impronta unitaria del regime. Su quell’onda c’è anche Karroubi che, come gli altri, vuole conservare una repubblica basata sul velayat- e faqih, non su una vera sovranità popolare laica.
 
Giovani e donne come avanguardie ma potrà nascere un forte blocco sociale per un’altra rivoluzione ?

E’ indispensabile creare un blocco sociale ampio che preveda larghe fasce di lavoratori interessati al cambiamento. Fra le censure del regime c’è quella dell’informazione non solo sulla repressione ma sul malcontento sociale, ci sono scioperi e lunghe lot te taciute, lavoratori che da mesi si ritrovano senza stipendio. Comunque il web divulga anche queste notizie.
 
Che Iran vuole l’opposizione verde ?
Le piazze dell’opposizione pur ascoltando i discorsi di Mousavi e Karroubi non gli riconoscono alcuna guida. Non posso parlare per il movimento verde, dico quello che il Cnri vedrebbe per il Paese: non un potenziamento nucleare perché l’Iran non ne ha bisogno. Il commercio delle immense risorse energetiche di petrolio e gas (quarto e secondo produttore mondiale, ndr) consentirebbe un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, oggi per metà sulla soglia di povertà, se quel denaro non venisse convogliato verso il dispendiosissimo progetto nucleare o per sostenere l’espansione politica in Medio Oriente e pagare le strutture della repressione interna. Il popolo iraniano vuole pace, democrazia e libero mercato e questo quanto prima prevarrà.
 
Ma gli iraniani stanno voltando le spalle agli ayatollah e all’Islam ?
All’Islam sicuramente no, gli iraniani non hanno perso la fede. Se però pensiamo che una parte del tessuto giovanile (il 70% della popolazione, ndr) non ha mai visto Khomeini comprendiamo come, nonostante i legami di famiglia, essi possono essere più aperti alle richieste d’un governo laico. La stessa fede deve essere libera, frutto di una scelta individuale, altrettanto vale per la questione del velo femminile la cui obbligatorietà fu imposta nel 1980 da Khomeini.
 
Esiste una parte della popolazione dichiaratamente filo occidentale?
Il rigore, l’isolamento, la conflittualità, le carenze del mercato, l’eccessivo spirito di sacrificio tutti frutti della politica dei mullah fanno dire ai giovani che qualsiasi governo non potrà che essere migliore dell’attuale.
 
Ritiene plausibili i sospetti d’infiltrazioni delle Intelligence inglesi e statunitensi nei moti di protesta di questi mesi?

Quando i Mujahedin lottavano contro lo Shah erano accusati d’essere finanziati dall’Urss e dall’Iraq, poi sono stati additati come agenti degli israeliani. Non metto in dubbio che i Servizi occidentali siano presenti in Iran come altrove nel mondo, ma un rapporto diretto con la protesta di questi mesi non risulta provato da nessuno.

 

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