sabato, Dicembre 3, 2022
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Iran – Rivolta: E così sia …

Di Esmail Mohades

ImageDopo la farsa delle elezioni in Iran, le masse iraniane sono scese in piazza per rivendicare i propri diritti negati. Gli iraniani dopo trent’anni hanno imparato a non aspettarsi nulla dal voto e dal regime. Il potere vero in Iran non è soggetto al voto. Il sistema di potere in Iran non è democratico, anche se si esercita il rito delle elezioni, dove i candidati sono già super selezionati e abbondano giganteschi brogli. Spacciare le elezioni simil-democratiche del sistema politico iraniano per la democrazia è frutto di menti semplici o occupate dal desiderio di assecondare la voce del padrone.

Il sistema del velayat-e faghih non è democratico, né riformabile per  sua natura e per definizione, cosa che nel tempo s’è ampiamente dimostrata.  L’origine dei conflitti tra gli uomini del sistema  è la lotta  per il  potere e per le risorse economiche. Il fallace schematismo riformisti-conservatori, che ha riempito i mass media di mezzo mondo, è stato costruito ad arte e non ha a che vedere con ciò che accade in Iran. In realtà Ahmadinejad è il premio ai simpatizzanti del gioco riformisti-conservatori. Un premio a chi s’illudeva di trovare un moderato, un riformista nel sistema al potere in Iran, a coloro che hanno chiuso tutti e due gli occhi sulle istanze democratiche degli iraniani. Chi in Occidente ha sempre raccomandato e propagandato Rafsanjani e Khatami, oggi si illude con Mussavi e Karruobi, pesta l’acqua nel mortaio e non va da nessuna parte. Ciò che chiedono gli iraniani, non da ora ma dall’inizio del Novecento, è la libertà e la democrazia. Chi conosce il sistema del velayat-e faghih sa che in questo non c’è democrazia. Del resto i vari moderati e riformisti osannati dall’Occidente quando erano al potere  non hanno preso neanche un passo verso la democrazia. Il fatto è  che ancora qualche folle, o anima bella, spera di cambiare il comportamento del regime dei mullà, spera di trovare una soluzione all’interno del regime sanguinario, e ciò è incomprensibile. Ma  gli iraniani che scendono in piazza chiedono altro. Loro sanno che il regime, con tutte le sue fazioni e i suoi uomini, non ha la capacità di dare risposte alle istanze democratiche della società. Tutti quegli analisti che aggiornano continuamente le loro monche analisi cucite addosso alla guerra intestina del regime facciano un esame di coscienza. Il popolo sa che la risposta non viene da questo regime, lo sa da molti anni, e in questi ultimi mesi ha trovato solo l’occasione per poterlo manifestare in modo palese, anche se al caro prezzo del proprio sangue.
In Iran c’è forse qualcuno che chiede al regime del velayat-e faghih le elezioni? Se c’è qualcuno, non certo tra gli iraniani,  che continua a dare per buone le elezioni dei mullà deve fare un esame di coscienza o semplicemente un esame di scienze politiche. Ricordiamo subito che la lite elettorale, scoppiata tra gli uomini più fidati del regime, è tutta interna allo stesso regime. Mentre i governi occidentali si accontenterebbero di trovare una faccia più rappresentabile di questo regime, per gli iraniani non è così,  perché devono fare i conti con il regime e le sue brutali istituzioni tutti i giorni.  Forse il mondo libero si sente tanto libero che non sa più che cosa  fare della libertà? Ma non è il caso degli iraniani che, assetati e desiderosi di libertà, la vogliono e danno la vita per ottenerla.  Qualche analista  molto attento alla voce del padrone ha confuso per decenni gli iraniani con il demone ebbro e trionfante al potere, ma lo scollamento tra il popolo e il regime è sotto gli occhi di tutti.
Il regime teocratico al potere in Iran è scaduto. Gli uomini all’interno del regime che si mostrano critici, se non si staccheranno nettamente da questo saranno spacciati in un batter d’occhi, spazzati via dal soffio del popolo. Combattere il regime despota al potere in Iran non è monopolio di nessuno, ma spacciare per oppositore chi tenta ancora di truccare un regime ormai smascherato è fuori tempo massimo. 
Il coraggioso popolo iraniano ha espresso con chiarezza la sua scelta e nelle strade dell’Iran ha chiesto ad Obama, al politico più potente, di fare la sua parte. I governi occidentali troppe volte e per troppo tempo hanno preso la parte degli oppressori in Iran, ed è ora che si mettano da parte. Non ostacolino più il cammino del popolo iraniano per il cambiamento democratico, e si mostrino fermi alle arroganze di un regime in agonia. 

Esmail Mohades, portavoce dell'associazione laureati iraniani in Italia

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