mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Iran: Quattro prigionieri sunniti morti per le torture e la mancanza di cure mediche

Decine di prigionieri sunniti nel braccio della morte a Gohardasht, Appello per il sostegno ai prigionieri sunniti e ai loro familiari

Mentre il dittatore religioso al potere in Iran celebra in maniera demagogica “la settimana dell’unità”, in occasione del compleanno del profeta dell’Islam, e si vanta della fratellanza e dell’uguaglianza tra sciiti e sunniti, in realtà ha inasprito la repressione, aumentato le esecuzioni e torturato a morte i prigionieri sunniti in varie carceri del paese.

Tra il 27 e il 30 Dicembre tre prigionieri sunniti hanno perso la vita nel carcere centrale di Zahedan a causa delle torture e della mancanza di cure mediche.

Il 30 Dicembre Eqbal (Mehdi) Naroui, 23 anni, un prigioniero baluci sunnita detenuto a Zahedan, ha perso la vita nella sezione di isolamento del carcere a causa delle torture subite per mano degli aguzzini del regime. Era stato trasferito in isolamento dopo aver protestato contro gli aguzzini che lo avevano torturato ed essersi azzuffato con loro. Tre giorni prima anche Farzad Naroui, 40 anni, aveva perso la vita nella sezione 5 della prigione centrale di Zahedan a causa delle barbare torture subite e della privazione delle cure mediche. Era stato trasferito in carcere dopo essere stato sottoposto a tre giorni di torture nell’ufficio investigativo di Zahedan, nonostante fosse in gravi condizioni per essere stato ferito alla schiena e alle gambe. Ma il capo degli aguzzini, Khalili, agente dell’intelligence nel carcere, ha impedito che gli fosse praticata alcuna cura medica.

Il 28 e 29 Dicembre anche Mehdi Naroui, 38 anni, e Gholam Rabbani, 40 anni, hanno perso la vita perché privati delle cure mediche. Avevano trascorso rispettivamente sei e due anni in carcere.

Intanto ci sono decine di prigionieri sunniti condannati a morte nel carcere di Gohardasht (Rajai Shahr), in particolare nel braccio 10 della sezione 4, la cui sentenza è stata confermata dalla Corte Suprema. Tutti sono stati condannati a morte con l’assurda e falsa accusa creata dai mullah di “propaganda contro il sistema, corruzione della terra e Moharebeh”.

Inoltre, negli ultimi giorni, nelle sezioni del carcere di Gohardasht in cui sono detenuti i prigionieri sunniti, hanno fatto irruzione le guardie rivoluzionarie, hanno detenuti subito ispezioni e vari trasferimenti e sono state imposte ulteriori restrizioni.

La Resistenza Iraniana chiede al popolo iraniano, in particolare ai giovani di ogni credo e religione, di manifestare il proprio sostegno a tutti i prigionieri e ai loro familiari, soprattutto ai prigionieri sunniti. Questo regime è nemico del popolo, sunnita o sciita, musulmano e non. Non fa altro che abusare di ogni credo e religione come strumento per la repressione del popolo. L’uguaglianza e l’unità di cui parla questo regime equivale ad essere repressi, oppressi, impiccati, derubati e ridotti in povertà.

La Resistenza Iraniana chiede anche a tutti gli organismi internazionali, in particolare all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, all’Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, al Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, all’Inviato Speciale sulla Libertà di Credo e Religione e agli altri organismi ed inviati competenti, di non restare in silenzio di fronte ai crimini di questo regime medievale e di sollecitare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a prendere misure efficaci per porre fine alla barbara e sistematica violazione dei diritti umani in Iran e chiedere la fine di queste condizioni carcerarie terribili.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

1° Gennaio 2016

 

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