mercoledì, Novembre 30, 2022
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EDITORIALE:Iran – Il depistaggio di Rouhani

CNRI – Nel Medio Evo era pratica comune per i banditi montare i ferri di cavallo al contrario per coprire le loro tracce ed ingannare così i tutori della legge che si sarebbero dati all’inseguimento in direzione opposta. Questo trucco è diventato un detto nella letteratura persiana, noto comunemente in Occidente come “depistaggio”.

Mentre il fascismo religioso in Iran usa le macchinazioni del 21° secolo per depredare, assassinare e massacrare, usa allo stesso modo le stesse tattiche impiegate dai banditi del Medio Evo.

Le dichiarazioni del presidente del regime iraniano Hassan Rouhani, che nei suoi due anni di carica ha giustiziato 2000 persone, in occasione della “Settimana dell’Unità del Mondo Islamico” equivalgono precisamente allo stesso tipo di depistaggio.

Il mullah al potere in Iran si proclamano guardiani dell’unità del mondo islamico, nonostante  essi stessi siano la più importante sorgente che sta alla base della discordia all’interno del mondo islamico e che abbiano alimentato le fiamme della violenza settaria nei paesi musulmani in una maniera senza precedenti, provocando la morte di 300.000 siriani innocenti.

Sebbene non ci sia neanche una moschea sunnita a Tehran, una città di 14 milioni di persone, e che gli agenti del regime abbiano demolito l’unico luogo di culto sunnita, Rouhani vanta l’esistenza di uguali diritti tra sunniti e sciiti in Iran.

Con la creazione del califfato islamico in nome del velayat-e faqih (il potere assoluto dei religiosi), Ruhollah Khomeini, Ali Khamenei e Rouhani hanno legittimato la lapidazione, l’amputazione degli arti e l’asportazione degli occhi in nome dell’Islam e infangato l’immagine dell’Islam e dei musulmani. Ma Rouhani afferma sfacciatamente: “Noi dobbiamo cancellare questa immagine negativa dell’Islam sul ciberspazio”. Ma la verità è che nessuno ha macchiato l’immagine dell’Islam e dei musulmani più dei criminali che governano l’Iran.

Rouhani è il presidente di un regime che ha tra i suoi record 120.000 esecuzioni politiche, la morte di milioni di iraniani negli otto anni di guerra anti-patriottica con l’Iraq, il furto delle ricchezze della nazione iraniana, l’esportazione del terrorismo e la corsa alle armi nucleari. Questi terroristi del regime non hanno risparmiato nessuna capitale, da Abuja a Beirut, da Damasco a Baghdad e Kabul e all’intero mondo islamico. Ma Rouhani dice impudentemente: “Noi dobbiamo restare uniti e combattere l’ideologia e il linguaggio della violenza predicato dai gruppi jihadisti armati come il Daesh”.

Bisognerebbe ricordare a Rouhani che il popolo iraniano ha un incentivo in più a rovesciare il regime teocratico. Primo per liberare l’Iran dal potere diabolico dei mullah e secondo per liberare l’Islam e i musulmani che questo regime tiene in ostaggio da 37 anni. I mullah non possono nascondere le loro tracce insanguinate al popolo iraniano, che non si darà riposo fino a che non sarà riuscito ad abbattere questa tirannia religiosa.

 

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