CNRI – In Iran è iniziato il voto alle elezioni-farsa dei mullah e tutte le leve del potere sono nelle mani del leader supremo del regime Ali Khamenei.
Anche se queste elezioni sono tutt’altro che libere, avranno gravi conseguenze per il futuro dell’Iran e dell’élite religiosa al potere.
L’evento più importante di queste elezioni è avvenuto prima che iniziassero, quando il Consiglio dei Guardiani ha estromesso Ali Akbar Hashemi Rafsanjani,che è stato il secondo uomo più potente nel regime per 35 anni ed ha aiutato Ali Khamenei a diventare Leader Supremo.
Estromettendo Rafsanjani, Khamenei ha cercato di impedire il ripetersi delle proteste di massa del 2009 che rappresenterebbero una pericolosa minaccia per il suo regime. Ma l’eliminazione di un partner potente ha solo peggiorato la crisi e aggravato il dissenso, minacciando la fragile integrità del regime ed accelerando la sua caduta.
Nonostante le recenti elezioni-farsa siano state boicottate dalla gente, il boicottaggio di quest’anno si prevede sarà senza precedenti e coinvolgerà molte forze tradizionalmente affiliate al regime.
Cinque candidati sono già potenti figure del regime. Il sesto è Mohammad Qarazi, che non viene seriamente considerato come prossimo presidente. Qarazi è stato il fondatore degli organi di repressione ed intelligence del regime ed è ministro dal 1997. Degli altri cinque candidati, due sono generali dell’IRGC; uno è consigliere di Khamenei; uno è il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale del regime e uno è il rappresentante di Khamenei nel Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e nel Consiglio del Discernimento.
Lo stallo nelle elezioni è tale che i mullah al potere hanno fatto appelli estremi al popolo per il voto, con affermazioni come “chiunque non parteciperà andrà all’inferno”, o la partecipazione alle elezioni è “più efficace di un bombardamento alla Casa Bianca”.
La fazione di Khamenei ha già annunciato che “la partecipazione sarà più dell’80%” e sta preparando il terreno ad una astronomica frode elettorale da parte delle Guardie Rivoluzionarie, dei ministeri dell’Intelligence e degli Interni e dei servizi speciali di Khamenei.
Ma la debolezza del regime e la crisi che sta affrontando ha fatto sì che Khamenei non sia stato in grado di controllare le crescenti dispute all’interno della sua stessa fazione, nonostante l’estromissione di massa dei candidati delle altre fazioni. Alla fine venerdi, quattro della sua stessa fazione saranno candidati alle urne.
Ciò significa che queste elezioni possono andare al ballottaggio, nonostante tutti gli enormi sforzi di Khamenei per orchestrarle. Anche Hassan Rohani, il quinto candidato nominato da Khamenei membro del Consiglio per il Discernimento e membro dell’Assemblea degli Esperti potrebbe andare al ballottaggio, sebbene meno preferito da Khamenei rispetto agli altri quattro candidati.
Rohani è stato il fondatore della Società del Clero Combattente (composto da religiosi della fazione di Khamenei). Ha mantenuto le distanze dalla fazione cosiddetta “riformista” del regime e da individui come Mir-hossien Moussavi e Mehdi Karroubi.
Rohani, che è stato il negoziatore del regime per il nucleare per alcuni anni, ha recentemente ammesso di aver ingannato i leaders dei governi occidentali per potere continuare con il progetto nucleare.
Nel pieno delle proteste del 1999 disse: “Un insulto a Khamenei è un insulto all’Iran e all’Islam, ai musulmani e alla nostra Costituzione che considera l’Iran leader del mondo islamico. Questi dimostranti non devono essere chiamati rivoluzionari e ieri, precisi ordini sono stati dati per reprimere qualunque azione di questi gruppi.”
In breve, qualunque sia il risultato di queste elezioni-farsa, il regime dei mullah ne emergerà più debole e più fragile e la sua caduta verrà accelerata.
