La magistratura del regime dei mullah ha confermato la pena di morte per un ragazzo di diciannove anni Saman Nassim.
Nassim, originario di Marivan, è attualmente detenuto nella prigione centrale di Urumiyah.
Venne arrestato nel Giugno 2011 quando aveva solo 17 anni e condannato a morte con l’accusa di Moharebeh e di essere membro del PJAK.
Un gran numero di prigionieri, minorenni all’epoca del presunto reato commesso, si trovano ora nel braccio della morte in diverse città del paese e alcuni di loro vengono giustiziati clandestinamente. Hamid Tabkhi, giustiziato nella prigione di Adel-Abad a Shiraz il 4 Gennaio, aveva meno di 18 anni. Allo stesso modo l’8 Gennaio, Omid Hosseini, 21 anni, è stato giustiziato insieme ad altri due prigionieri nella stessa prigione.
Il regime del Velayat-e faqih ormai in pezzi e incamminato verso la sua caduta, timoroso delle proteste in tutto il mondo ha intensificato la repressione, in particolare con l’impiego della barbara pena di morte. Solo nelle prime due settimane del 2014, quaranta prigionieri sono stati impiccati in diverse città.
L’accondiscendenza nei riguardi di questo regime disumano e la diffusione di un’illusione di moderazione degli aguzzini al potere in Iran, non farà altro che rinvigorirli aumentando così la repressione in Iran.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
21 Gennaio 2014
